Non si placa, purtroppo, la triste polemica sul ministro della Difesa italiano in gita privata a Dubai durante lo scoppio di una guerra di cui erano a conoscenza il mio elettrauto, la portiera del civico 9, il ragazzo del bar, tutte le cancellerie del mondo e quasi ogni bipede senziente. Non mi soffermerò su questo punto che è già stato sviscerato dai media con numerose varianti. C’è chi sostiene (Crosetto) di essere volato a Dubai […]

(estr. di Alessandro Robecchi – ilfattoquotidiano.it) – […] Non si placa, purtroppo, la triste polemica sul ministro della Difesa italiano in gita privata a Dubai durante lo scoppio di una guerra di cui erano a conoscenza il mio elettrauto, la portiera del civico 9, il ragazzo del bar, tutte le cancellerie del mondo e quasi ogni bipede senziente. Non mi soffermerò su questo punto che è già stato sviscerato dai media con numerose varianti. C’è chi sostiene (Crosetto) di essere volato a Dubai per questioni di famiglia, e poi c’è chi sostiene (Crosetto) di aver avuto impegni istituzionali ad Abu Dhabi, suggerisco un confronto all’americana tra i due.
[…] È comunque rassicurante sapere di avere un ministro della Difesa così informato da restare bloccato in aeroporto come un turista qualsiasi. E anche questo si è detto. Però, boh, vai a sapere se un ministro della Difesa può andare in giro qui e là senza dirlo a nessuno, né alla Farnesina, né ai servizi segreti. Infine, in una riunione al Senato che sembrava Hellzapoppin’, ha giocato la carta del cuore di padre, la mozione degli affetti che funziona sempre, infallibile. Ma a un certo punto, dal dramma privato del ministro Crosetto si è passati al dramma nostro, di tutti noi, che è quello di avere come ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale, interrogato in proposito, è caduto dal pero, ha detto che lui della guerra è stato avvertito dopo, e che sta assistendo gli italiani bloccati a Dubai, ai quali consiglia di non avvicinarsi alle finestre se vedono dei droni. Il che – suppongo – è il massimo che Tajani possa fare, ma non nella situazione particolare, credo in generale e in assoluto.[…]
La sensazione di sicurezza e fiducia – parlo da cittadino italiano – fornita dal combinato disposto di ministro della Difesa e ministro degli Esteri è inebriante almeno quanto il peso dell’Italia sulle questioni internazionali: forse tra poco sapremo delle Cinque Giornate di Milano o dell’attentato di Sarajevo, sempre che gli alleati si ricordino di avvisarci. Insomma, un paio di giorni fa, con la comparsa in scena di Tajani, la grande commedia italiana ha vinto ancora, e siamo passati da Mamma ho perso l’aereo a Totò e Peppino divisi a Berlino (1962, soggetto di Age e Scarpelli, per dire il genio), una storia di magliari e geopolitica. I nostri eroi vengono catturati a turno dagli americani, poi dai russi, poi addirittura […] dai cinesi, il tutto senza sapere né capire nulla della situazione, senza notizie, senza la minima consapevolezza di niente. E anche senza giornali che il giorno dopo chiedano proprio a loro, Totò e Peppino, analisi e riflessioni su una situazione con tutta evidenza a loro sconosciuta.
Sullo sfondo, giusto per metterci un po’ di cinepanettone, che non guasta mai, la Dubai degli influencer e dei sedicenti maghi della finanza, i cantori del qui-non-c’è-la-burocrazia e non-si-pagano-le-tasse, signora mia, di colpo incupiti per la situazione internazionale e per l’improvviso scarseggiare di crêpes al buffet della colazione. Tutti però ancora felici di vivere in una specie di Disneyland del Capitale.
Assistere a tutto questo mentre fuori – fuori dalla commedia, intendo – infuria una guerra di aggressione coloniale di Usa-Israele, è piuttosto spiazzante, ma bisogna anche considerare che lo si fa per liberare dal velo le donne iraniane, e si pensa di aiutarle bombardando una scuola piena di bambine, non fa una piega. Intanto, da qui, “monitoriamo la situazione”, che è la cosa che sappiamo fare meglio, sempre che Tajani e Crosetto riescano ad accendere un monitor.
Antonio La Trippa
(Di Marco Travaglio) – Da tre anni e più sentiamo ripetere da chi ci capisce che sulle questioni interne il governo Meloni è un po’ così, ma in politica estera vuoi mettere: non ne sbaglia una. Basta vederlo all’opera sulla nuova guerra scatenata dagli amici Donald e Bibi. Qual era l’unico Paese europeo ad avere un ministro nel Golfo prima e durante l’attacco all’Iran? Il nostro, grazie a Crosetto. Sì, vabbè, i due “alleati” si erano scordati di informarci, ma lui è telepatico: li ha bruciati sul tempo ed è volato a Dubai con la famiglia. Poi, è vero, ha un po’ pasticciato con le versioni: “Ero lì per un periodo di ferie”, “Ero lì anche per incontri istituzionali”, “Ero lì per mettere in salvo la mia famiglia in pericolo”, “Ero lì perché non c’erano rischi”. Ma solo perché non poteva dire la verità: stava girando il nuovo cinepanettone Vacanze a Dubai. Avercene, di ministri così. Intanto la Meloni condanna l’Iran aggredito e difende gli aggressori perché l’attacco israelian-americano è dovuto alla “crisi del diritto internazionale, figlia dell’attacco russo all’Ucraina”: prima – com’è noto – la Nato non aveva attaccato Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia né provocato la Russia, come lei stessa diceva fino al 2022 contestando le sanzioni a Putin, felicitandosi con lui per la democraticissima rielezione e incolpando Biden per la guerra in Ucraina. In pratica, se Trump e Netanyahu attaccano l’Iran, ha stato Putin.
Poi c’è Tajani, ministro degli Esteri fino a un certo punto. Che fosse il più sveglio della compagnia l’avevamo già intuito quando risolse brillantemente il giallo di Crans Montana (“Evidentemente qualcosa non ha funzionato”); spiegò che il Ponte sullo Stretto servirà “per l’evacuazione in caso di attacco da Sud”, tipo dal Madagascar; e si esibì nel ballo dell’insaccato “Chi non salta comunista è”. Ora detta alle migliaia di italiani abbandonati nel Golfo una tecnica di sopravvivenza a prova di bomba: “Se vedete un drone, non affacciatevi alla finestra e non andate per strada”. Idem per i missili: se fate in tempo a vederne uno, scansatevi. Messi al sicuro i connazionali, Antonio La Trippa s’è dedicato a Conte, intimandogli di vergognarsi per due peccati mortali. 1) “Andava in ginocchio da Trump e dalla Merkel” (infatti a Trump disse di no sulla Via della Seta e su Guaidó e alla Merkel sul Mes, facendole ingoiare il Pnrr, cioè i 209 miliardi che i melones ancora incassano per tenere il Pil sopra lo zero). 2) “Trump lo chiamò Giuseppi, a me non mi chiama Tony”. A parte il fatto che non lo chiama proprio, è curioso che, se Trump sbaglia il nome a Conte in un tweet, sia colpa di Conte (lo sbagliò anche alla Meloni chiamandola Georgia, ma fa niente). L’unico a cui Trump non potrà mai sbagliare il nome è Tajani, perché non sa proprio chi sia. Meglio così, per il nostro bene.
"Mi piace"Piace a 1 persona