Distruggere il processo rivoluzionario e teocratico iniziatosi nel 1979 con un potere coesivo e credibile a Teheran è un programma avvolto dalla nebbia della guerra di intelligence, che riporta dal comando dei cieli al comando in terra tutta la questione

(Giuliano Ferrara – ilfoglio.it) – La decapitazione degli attori principali della rivoluzione islamica in Iran rafforza, invece di vanificarlo, il quesito strategico principale del momento. Si può ottenere un cambio di regime, un regime che ha un papa islamico a capo di una teocrazia, che ha invaso l’insieme della società, dello stato, dell’economia e della sussistenza popolare con le sue strutture di repressione e di governo tramite la forza delle armi, dell’intelligence e dell’ideologia, un regime di egemonia ferrea del clero armato che dura da 47 anni, che ha superato una sconfitta campale nella lunga e disastrosa guerra con l’Iraq, si può ottenere il cambio di un simile regime con una o più campagne di bombardamenti, senza il coinvolgimento diretto sul terreno di eserciti combattenti? Trump e Netanyahu pensano di sì, e c’è da sperare che non si sbaglino. Ma è lecito dubitarne. L’Iran di Khamenei e dei pasdaran era nel punto massimo di debolezza in decenni, ora è arrivata la fase catastrofica.
Now or never, ora o mai più, è la parola d’ordine in base alla quale è stata accesa la scintilla di una possibile nuova guerra mediorientale, eliminando il capo supremo e lo stato maggiore dei pasdaran. A sorpresa, dopo mesi e anni di ostilità polemica e derisione verso il regime change e il nation building che ispirarono l’azione a Baghdad dell’amministrazione di George W. Bush nel 2003, dopo la rivendicazione della politica del piede di casa, America First!, e il rigetto del coinvolgimento in nuove guerre, tantomeno di liberazione e costruzione di una democrazia esportata, dopo la farsa del Nobel per la pace, Trump invoca con un intervento preventivo l’abbattimento della rivoluzione islamica di Khomeini del 1979 e fa appello alle risorse nazionali iraniane per l’insurrezione democratica. Un neocon venuto dal mondo alieno del Maga.
Lo strike di America e Israele è come si dice un atto dovuto, necessario perché inevitabile, inevitabile perché necessario. I suoi primi effetti dicono che certi risultati, sulla scia della guerra di luglio dei dodici giorni e oltre, possono essere molto rilevanti, misurabili su una scala storica di molti decenni. Una volta fissato e proclamato l’obiettivo del rovesciamento del potere rivoluzionario a Teheran, però, è evidente che o l’obiettivo viene acquisito con la più massiccia campagna aerea della nostra epoca oppure, per quanto indebolito ulteriormente, invalidato e devastato, quel che resta del regime sarà in grado di esibire la sua sopravvivenza come una vittoria strategica sul piccolo e sul grande Satana. Cinesi e russi stanno a guardare, per adesso. L’isolamento di fatto degli ayatollah è di estrema chiarezza anche su scala regionale, mediorientale. Una coalizione politica che comprende il mondo arabo è più o meno in piedi, fino a prova contraria. In questo senso non è vero che la guerra ha avuto inizio senza la delineazione dei suoi obiettivi e delle sue condizioni. Ma fare con Khamenei quanto Bush fece con Saddam, e distruggere il processo rivoluzionario e teocratico iniziatosi nel 1979 con un potere coesivo e credibile a Teheran, questo è un programma oggi avvolto dalla nebbia della guerra di intelligence, che riporta dal comando dei cieli al comando in terra tutta la questione. La divisione del regime che si cerca di cambiare e la trasformazione della furia antimullah in soggetto politico forte sono il fattore decisivo. E bisogna sempre ricordare quanto è stato cancellato dai registri della storia recente per effetto di propaganda e ideologia. L’Iraq saddamita rovesciato in una potenza regionale di stabilità, di equilibrio e di relativo sviluppo, con l’annullamento strategico delle ambizioni espansioniste del boia di Tikrit, è un caso di nation building e di regime change coronato dal successo, da un relativo successo, come si vede dall’evoluzione delle cose tanti anni dopo. Ma una campagna di bombardamenti non l’avrebbe consentito. Ci volle una guerra convenzionale lunga e costosa, costellata di errori e tragedie come tutte le guerre.
Ma quanto è delizioso Ferrara quando ringrazia gli americani per quello fatto in Iraq ,per giunta nominando anche la guerra che Saddam Ussein ordi’ proprio contro l’ Iran per fare un favore agli Usa che ricambiarono con molta riconoscenza facendolo fuori insieme a qualche milione di iracheni.
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E’ più forte di lui, quando vede STARS AND STRIPES e MAGEN DAVID, per di più insieme, l’OSSITOCINA va alle stelle, malgrado sia spalmato sul lettone o sul divano, riesce ancora a raggiungere un orgasmo, rotolandosi nei suoi esc3menti, con grande godimento.
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Ma soprattutto si può passare dal rule of law al rule of bombs da un articolo all’altro?
Eccome no.
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Ma quali bombe furbacchione finto tonto…Già adesso non sanno cosa bombardare.
Stanno facendo le ore piccole impegnandosi in quello in cui eccellono i merd@ioli yankees: CORRUZZIONE.
Appena trovano uno con il suo gruppo che si vende a poco,la guerra finisce.
Altrimenti significa che non sono più nemmeno capaci di corrompere
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ec.ops una zeta in meno…corruzzzione
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hanno già trovato il sostituto “changer”?
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