
(di Michele Ainis – repubblica.it) – Cade goccia a goccia, senza troppo rumore. Ma ogni goccia buca la pelle del nostro corpo collettivo, la scalfisce, la ferisce. La pioggia è acida, cattiva. Il corpo è quello generato ottant’anni fa dai costituenti. Le gocce formano uno stillicidio d’episodi che minano le fondamenta del nostro vivere comune.
Primo: il Board of peace che s’è inventato Donald Trump. Un club pay-to-pay, giacché per aderirvi ciascuno Stato deve sborsare un miliardo di dollari. E in cui Trump è presidente a vita, decide chi invitare alla sua mensa, può porre il veto su ogni decisione. Insomma, una sorta di Onu privata, che nelle intenzioni — e nelle dichiarazioni esplicite del suo padre padrone — vuole sostituirsi alle Nazioni unite, o quantomeno sorvegliarne l’operato, metterlo sotto tutela. Vi hanno aderito 27 Paesi, su 62 che erano stati invitati. Unici europei: l’Ungheria e la Bulgaria.

E l’Italia? Purtroppo c’è un impiccio: l’articolo 11 della Costituzione, che ammette limitazioni della nostra sovranità nazionale, però soltanto «in condizioni di parità con altri Stati». Non è questo il caso, nel Board c’è un conte e molti maggiordomi. Senza dire che la cessione di sovranità può giustificarsi — sempre a norma dell’articolo 11 — in favore di organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia. Qui, a occhio e croce, si tratta d’assicurare un business, la ricostruzione di Gaza. E di farlo a scapito della massima organizzazione internazionale, che rimane l’Onu. Sarà per questo che perfino il Vaticano, bandiera della pace nel mondo, ha respinto l’invito. Noi invece abbiamo scelto una soluzione pilatesca: partecipiamo, ma come «osservatori». Un ruolo da guardoni, che a conti fatti legittima il Board e delegittima l’articolo 11 della Costituzione.
Secondo: la riforma della giustizia. Riscrive 7 articoli della Costituzione; quindi non si può predicarne l’incostituzionalità, divenendo — essa stessa — Costituzione. Sicuro? Dice (direbbe, se passa il referendum) il nuovo articolo 105 della Carta, istituendo l’Alta Corte disciplinare: contro le sue decisioni «è ammessa impugnazione soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte». Una singolarità giuridica, dato che l’appello viene proposto davanti al medesimo giudice che ha deliberato la sentenza. Nonché un conflitto con altre norme costituzionali, che restano vigenti. L’articolo 102, che vieta d’istituire giudici speciali (qual è invece l’Alta Corte). L’articolo 111, che riconosce il diritto di ricorrere in Cassazione, con l’unica eccezione delle sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra. Tecnicamente, si tratta d’una «rottura della Costituzione», provocata dalla simultanea vigenza di due norme costituzionali antitetiche. A meno che l’Alta Corte non dichiari guerra ai magistrati.
Terzo: l’abuso del diritto penale. Con il governo Meloni è tutta una giostra di castighi, di pene, di divieti. Per dirne una, l’ultimo (anzi ormai il penultimo) decreto sicurezza introduce 14 nuovi reati e 9 aggravanti. È l’uso “simbolico” della norma penale: serve a gonfiare i muscoli, a mostrare agli elettori quanto siano potenti i loro governanti. C’è un articolo della Costituzione che lo vieta? No, ma c’è una direttiva: quella illustrata in una celeberrima sentenza della Corte costituzionale (n. 364 del 1988). Lo Stato — scrisse in quell’occasione la Consulta — ha il dovere di rendere «riconoscibili» le norme penali, per non sorprendere la buona fede dei cittadini; e ciò «rinvia alla necessità che il diritto penale costituisca davvero la extrema ratio di tutela della società». Ma non è così, non più.
Potremmo moltiplicare in lungo e in largo questi casi. Potremmo aggiungervi i delitti in corso d’opera, i prossimi misfatti. Per esempio le intese appena approvate dal Consiglio dei ministri con 4 Regioni guidate dalla destra: danno gambe all’autonomia differenziata, tagliano le gambe alla Consulta, che nel dicembre 2024 aveva smontato la riforma. Per esempio la nuova legge elettorale: a quanto pare donerà un premio in seggi del 15 per cento a chi ottiene il 40 per cento dei voti, con buona pace della rappresentatività del Parlamento. Ma una goccia dopo l’altra, la democrazia italiana finirà annegata.
Se la costituzione viene messa sotto i piedi per quello che riguarda le guerre non stupisce più di tanto se avviene anche per tutto il resto . C’è un garante della carta ? Si . E perché Ainis non lo chiama in causa ?
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anche Ainis tiene famiglia
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