
(ANSA-AFP) – KIEV, 23 FEB – L’Ucraina ha bisogno di 588 miliardi di dollari per la ricostruzione, una cifra quasi tre volte superiore alla produzione economica annuale del Paese: lo ha dichiarato la Banca Mondiale in un rapporto pubblicato congiuntamente con il governo ucraino, Onu e Commissione Ue.
Più di una casa su sette in Ucraina è stata danneggiata o distrutta a causa della guerra, si legge nel rapporto. I costi di ricostruzione sono stati più elevati nel settore dei trasporti, con una stima di 96 miliardi di dollari, seguito dai settori energetico e abitativo, con circa 90 miliardi di dollari ciascuno.
“Le esigenze di ripresa e ricostruzione continuano a crescere e sono ora stimate a 587,7 miliardi di dollari in un orizzonte temporale di 10 anni, equivalenti a quasi tre volte il PIL ucraino del 2025”, si legge nel rapporto. La cifra è stata calcolata sulla base di una valutazione dei danni causati fino al 31 dicembre 2025. Da allora, la Russia ha lanciato attacchi più devastanti alla rete energetica ucraina, che hanno completamente distrutto alcune centrali elettriche.
Le regioni di Donetsk e Kharkiv, in prima linea, avranno bisogno dei maggiori investimenti, mentre la capitale Kiev necessiterà di oltre 15 miliardi di dollari per riprendersi. Gli alleati occidentali di Kiev hanno promesso centinaia di miliardi di dollari in aiuti all’Ucraina da quando la Russia ha invaso il Paese nel febbraio 2022, ma Kiev ne utilizza la maggior parte per lo sforzo bellico e per mantenere a galla la propria economia.
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3 osservazioni
La rappresentazione: 588 MLD cioè 3 volte il PIL ucraino del 2025
I principali settori colpiti: abitazioni, trasporti ed energia con quote prossime a 100 MLD ciascuna
Chi paga il conto.
Il PIL ucraino del 2025 è un PIL di guerra con produzione civile in calo, parte dell’economia distrutta e spese militari astronomiche; va bene che si tratta di un indicatore standardizzato fa capire immediatamente l’ordine di grandezza; tuttavia andrebbe considerato con cautela; buono solo per dire che l’Ucraina da sola non può farcela; si sapeva.
C’è da considerare un aspetto metodologico che è inadatto: va bene che le spese per la ricostruzione servono risorse pari 3 volte il pil , ma la sistemazione non avviene in un anno; richiede tempi più lunghi; se dividessimo quei 588 miliardi in 10 anni si parlerebbe di 60 MLD annui; cifre certamente importanti ma non impossibili.
Va poi considerato che dopo la fine di un conflitto il PIL tende a crescere nuovamente; si parla di “rimbalzo tecnico” (ricostruzione, investimenti), non necessariamente sviluppo strutturale.
Per quanto riguarda la ricostruzione il governo Ucraino si troverà a dover scegliere se dare priorità alle esigenze immediate delle persone (abitazioni) o alle infrastrutture che permettono di rimettere in carreggiata l’economia (trasporti ed energia); scelta non semplice.
Privilegiare le abitazioni stabilizza la società; privilegiare le infrastrutture accelera la crescita; entrambe le scelte hanno costi politici.
Chi paga il conto: 60 MLD annui per 10 anni per realtà quali USA o UE sono briciole sul piano strettamente finanziario; il problema semmai è politico.
La Banca Mondiale o il PMI o la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo possono finanziare la ricostruzione ma questo rischia di far crescere il debito pubblico oltre la sostenibilità.
Gli investimenti privati sono una possibile fonte ma richiedono forti garanzie di sicurezza (tradotto: la Russia deve essere messa in condizione di non nuocere per almeno i prossimi 20 anni) e stato di diritto altrettanto forte (tradotto: la NABU e la SAPO hanno ancora molto lavoro da fare).
Se al guerra finisse in questo preciso momento l’Ucraina riceverebbe aiuti per evitare il collasso, ma lo sviluppo richiede condizioni che al momento sono totalmente assenti.
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