Campagna anti-casta con De Raho e Scarpinato. Nel Movimento parlano già di un anticipo della campagna per le Politiche. Comprensibile, vista la sequela di tappe sui territori che i Cinque Stelle stanno organizzando per le prossime settimane […]

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – […] Nel Movimento parlano già di un anticipo della campagna per le Politiche. Comprensibile, vista la sequela di tappe sui territori che i Cinque Stelle stanno organizzando per le prossime settimane. Appuntamenti che incroceranno la battaglia per il No al referendum alla campagna contro il riarmo, concentrata per ora nel Nord, dove il M5S è storicamente molto più debole. Mescolando il tutto, il sapore è quello di un ritorno ai vecchi tempi, evidente anche nello slogan della campagna referendaria: “Vota no al referendum salva-casta”. Concetto su cui si insisterà negli appuntamenti organizzati in giro per l’Italia, con un format di 60 minuti, in cui i 5Stelle spiegheranno la posta in gioco nelle urne di marzo. Protagonisti in diverse tappe saranno Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, parlamentari ed ex magistrati antimafia. “Ma i nostri eletti andranno anche a tanti appuntamenti organizzati da enti, associazioni e università” spiegano dal M5S […]
L’elenco completo delle tappe va ancora definito, ma mercoledì è previsto il primo dei webinar dei parlamentari sulla riforma, con Valentina D’Orso e Ada Lopreiato come prime “docenti”. Lezioni come preparazione e accompagnamento agli eventi. Il più gustoso, per ora, è quello del 25 febbraio a Palermo, a cui parteciperà Giuseppe Conte. Lo sta organizzando la fondazione Lauro Chiazzese e prevede un confronto tra sostenitori del Sì e del No. A favore della riforma dovrebbero parlare il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il giornalista Alessandro Sallusti, mentre per il No dovrebbero intervenire il dem Giuseppe Provenzano e il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia. Ma il culmine dovrebbe essere un duello tra Conte e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Una sfida che farà molto parlare. Ma il Movimento spera parecchio anche nel lavoro della base. Il materiale informativo per la campagna referendaria è in stampa, e a distribuirlo saranno attivisti e eletti nei banchetti disseminati per l’Italia. Le prove generali sono già andate in scena in Emilia-Romagna, dove da mercoledì a domenica scorsi sono stati sparsi per decine di comuni banchetti contro “la manovra di guerra”, ossia contro i fondi destinati dal governo al riarmo. Una “mobilitazione”, come la definiscono dal Movimento, che fa parte della strategia per recuperare consensi nelle regioni sopra Roma. Per questo, dopo il debutto a Milano lo scorso 16 gennaio, il M5S porterà avanti un mini-tour nelle principali città del Nord, sempre sul tema del no al riarmo, con i capigruppo alle Camere Stefano Patuanelli e Riccardo Ricciardi, e diversi tra parlamentari e eletti locali. Si riparte il 6 febbraio a Trieste – la città di Patuanelli – al Teatro Fabbri, e si prosegue a Genova, il 13 febbraio, per continuare a Torino il 20 febbraio e a Venezia, il 27. L’imperativo è risalire nei sondaggi, riavvicinandosi a quel 15 per cento che ritengono alla portata. E per riuscirci bisogna riportare nell’orbita 5S un po’ di astensionismo, anche continuando a rilanciare sul tema della sicurezza. “A differenza del Pd, possiamo recuperare voti al centro, e qualcosa anche alla destra” pensano e sperano i 5Stelle. Dove qualcuno già lo ammette: “Nell’ultima fase della campagna, sarà inevitabile politicizzare il voto”. Ovvero, il referendum si trasformerà anche in una votazione sul governo Meloni.
Nessuno può avere la massima certezza di nulla.
Se aspettiamo delle certezze, possiamo anche morire stamattina.
Pascal diceva: tra credere in Dio e non crederci scelgo l’opzione più conveniente
Io dico: tra credere di poter cambiare in meglio questo Paese e non crederci affatto scelgo quello che è migliore per me e per tutti. Se non crederò in nulla, morirò nel mio pessimismo inetto senza fare nulla e condurrò una vita acida e infelice senza essere di aiuto a me e agli altri. Se crederò di poter cambiare in meglio qualcosa, mi darò da fare, vivrò con la consapevolezza di un domani migliore, agirò in ogni mio atto per realizzarlo e non solo sarò più felice e più piacevole per chi mi ascolta, ma diffonderò speranza e azione e riuscirò magari, insieme a tanti altri, a contribuire positivamente al futuro del mondo. Un primo risultato è immediato: se credo nel Bene in me e negli altri e mi sento al centro di una lotta intrepida per farlo fiorire nel mondo, mi sentirò immediatamente meglio, più forte, più attiva, più dinamica. Come sia l’opposto, non lo voglio neanche immaginare
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Arianna Meloni: “Giorgia è il nostro Frodo” (dal Signore degli Anelli)
Io sapevo della pesca di frodo, della caccia di frodo, ma il governo di frodo mi pare una novità assoluta.
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FABRIZIO UDA
Quando penso a Conte, mi viene in mente quella sera che, col viso dello sgomento e della disperazione, cercò di dare coraggio a tutti.
Gli hanno dato del bugiardo per quelle dichiarazioni, ma un capo di governo è così che si comporta e prima di criticarlo mi piacerebbe se, per qualche secondo cercassimo di immedesimarci nella sua posizione, davanti a una tragedia che, in quel momento sembrava non avere soluzione.
Oggi vediamo la Meloni tagliare i
nastri dei progetti di Conte ma la realtà è questa:
– Provate a immaginare un uomo che entra a Palazzo Chigi senza una corazzata politica alle spalle, ma con un curriculum da giurista e un’arma che in Italia non si vedeva da decenni: la dignità.
Giuseppe Conte non ha governato con la strada spianata come Giorgia Meloni, che gode di una maggioranza bulgara eppure non riesce a cavare un ragno dal buco. Conte ha dovuto gestire l’Italia ballando sui carboni ardenti. Prima ha dovuto tenere a bada le pulsioni di un Salvini che pensava di governare dal Papeete tra un mojito e una diretta social, poi ha dovuto subire i ricatti continui di un Renzi che ha preferito far cadere un governo nel pieno di una pandemia per puro calcolo elettorale.
Eppure, in mezzo a questa follia, Conte non è rimasto a guardare: ha costruito.
Mentre oggi la Meloni va a Bruxelles a fare la comparsa, ricordatevi le 92 ore di maratona del luglio 2020. Conte contro tutti. Da una parte i “frugali”, guidati da quel Mark Rutte che oggi, ironia della sorte, si ritrova a gestire macerie politiche a casa sua, e dall’altra l’Italia che chiedeva giustizia.
Conte non è andato lì a farsi i selfie con la Merkel; ha convinto lei e Macron che se affondava l’Italia, crollava l’intera impalcatura europea. Ha strappato 209 miliardi di euro, il più grande pacchetto di aiuti della storia, il Next Generation EU.
Quei soldi che oggi la destra spende (male) portano la sua firma. È stato lui a imporre l’idea di un debito comune europeo, trasformando l’Europa da matrigna dell’austerità a partner dello sviluppo. Un risultato inattaccabile, ottenuto senza essere il vassallo di nessuno, né di Trump — con cui dialogava da pari — né dei burocrati del Nord.
E parliamo di casa nostra, dei dati che non vi dicono. Il Superbonus non è stato un “buco”, è stato un polmone d’acciaio. In soli sei mesi di gestione effettiva, questa misura ha contribuito a far rimbalzare il PIL italiano al +6,7% nel 2021, un dato che la Meloni può solo sognare mentre festeggia uno 0,virgola.
Ha rimesso in moto l’edilizia, ha permesso a migliaia di famiglie di ristrutturare casa gratis (soldi veri nelle tasche dei cittadini, non mance elettorali) e ha creato un indotto di quasi un milione di posti di lavoro. Insieme a questo, ha difeso il Reddito di Cittadinanza, una misura di civiltà che andava certamente affinata nei centri per l’impiego, ma che ha salvato un milione di persone dalla soglia di povertà assoluta durante i lockdown. Abolirlo per pura ideologia, come ha fatto questo governo, è un atto di crudeltà sociale che pagheremo caro.
La differenza tra Conte e chi siede oggi sulla poltrona di Premier è tutta qui: nel momento della tempesta della pandemia, Conte ci ha messo la faccia, la calma e il rigore istituzionale. Non ha urlato dai banchi dell’opposizione teorie strampalate, ha deciso. Ha fatto. Ha varato decreti che hanno protetto la salute e l’economia contemporaneamente.
Pensate cosa potrebbe fare un uomo con questa visione, con questa capacità di trattativa internazionale e questa competenza tecnica, se avesse una maggioranza stabile e leale. Se con i sabotatori in casa ha portato 209 miliardi, con un governo solido avrebbe già trasformato l’Italia nella locomotiva d’Europa.
Conte non ha tradito.
Ha combattuto senza cappello in mano.
E i fatti, quelli veri, restano lì a dargli ragione. –
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lo hanno tradito il popolo ben indottrinato da giornalisti che a rete unificate hanno sempre cercato di deriderlo e farlo cadere e soprattutto quelli di sinistra che oggi starnazzano gridando alla deriva autoritaria .Sono loro i primi responsabili di questa situazione 🤔
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Il 13 p.v. andremo a Genova……!!!!!
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“L’imperativo è risalire nei sondaggi, riavvicinandosi a quel 15 per cento che ritengono alla portata”.
Mi sa che De Carolis non guarda i sondaggi:
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