In vista delle elezioni i Berlusconi vorrebbero affiancare due uomini di fiducia al segretario. Tra gli azzurri l’insofferenza è forte: «Il partito è pesante, non cresciamo». Occhiuto aspetta

(Lisa Di Giuseppe – editorialedomani.it) – I dirigenti azzurri millantano sicurezza. Ma dopo l’ennesima richiesta di volti nuovi da parte di Pier Silvio Berlusconi l’aria in Forza Italia è tutt’altro che serena. E qualcuno si spinge a parlare di «apprensione» negli ambienti considerati meno in linea con le aspettative della famiglia.
Il più preoccupato è ovviamente il segretario Antonio Tajani. Il figlio dell’ex presidente del Consiglio, parlando con i giornalisti durante i tradizionali auguri di fine anno di Mediaset, ha ringraziato la squadra dei dirigenti, a cominciare dal vicepremier che ha «tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre, cosa tutt’altro che facile». Immensa gratitudine, quindi, ma per il futuro servono «facce, idee nuove e un programma rinnovato». Partendo dall’assunto che i valori incarnati da Forza Italia «devono essere portati a ciò che è oggi la realtà, cioè all’anno 2025».
La prospettiva per gli uomini di fiducia di Tajani è quindi cupa: all’orizzonte si staglia una manovra avvolgente della famiglia che andrebbe a limitare l’autonomia del gruppo dirigente attualmente in carica. E non sono solo i messaggi lanciati in occasioni pubbliche e private.
A largo del Nazareno, negli uffici dove si muove stabilmente Gianni Letta, i due figli dell’ex presidente del Consiglio, Marina e Pier Silvio, hanno avviato lavori di ristrutturazione per poter contare su un pied-à-terre romano. Insomma, quella di occuparsi più direttamente di ciò che accade a Roma e dentro Forza Italia sembra essere molto di più di un desiderio.
Anzi, il progetto di rinnovamento sarebbe già ben avviato e prevederebbe il consolidamento dei rapporti tra la famiglia Berlusconi e un paio di figure che possano affiancare Tajani e, contemporaneamente, lo depotenzino. I nomi che circolano sono quelli del presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, e di quello del Piemonte, Alberto Cirio, considerato comunque vicino al segretario.
Inoltre verrebbe individuato un responsabile della comunicazione più vicini alla famiglia. I soliti bene informati lo identificano in Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione in Mediaset, un profilo sufficientemente “milanese” da riequilibrare un esponente dell’ala romano-tajanea come Simone Baldelli, ex parlamentare rientrato qualche mese fa nella squadra della comunicazione degli azzurri.
Repetita iuvant?
«È la terza volta che la famiglia chiede volti nuovi. Iniziano a irritarsi per il fatto che, alla fine, non c’è mai alcuna conseguenza tangibile», confida a Domani un “volto nuovo”. «Non bastano più gli incarichi “fuffa” che stanno distribuendo. Non basta mandare in tv qualche volta Simone Leoni (segretario di Forza Italia giovani, ndr) o Livia Bonacini (vicesegretaria junior di Forza Italia Roma, ndr) o incaricare Giorgio Mulè di occuparsi del referendum sulla separazione delle carriere».
Non bastano neanche i tanti eventi che Tajani mette in calendario: «Ci spostiamo di qua e di là, ma è una bulimia in cui siamo sempre noi, sempre uguali». Il prossimo in programma è l’anniversario della discesa in campo a fine gennaio, una tre giorni tra Milano, Roma e Napoli.
Il segretario, nel frattempo, prova a spostare l’inerzia della partita dalla sua parte: «Stiamo lavorando anche per rinnovarci sempre nelle argomentazioni, nell’azione politica, nell’attualizzazione del pensiero liberale. Faremo sempre più emergere nuovi volti, un partito aperto, allargato e con una classe dirigente eletta».
Ma non tutti sono soddisfatti. «Il partito si è fatto pesantissimo, tutto il contrario di quello che cercava Berlusconi, una rete di portatori di voti che alimentano il potere di Tajani. E, alla fine, ci diciamo sempre che cresciamo, ma se apriamo i giornali di un anno fa siamo sempre lì», continua il parlamentare critico con la segreteria. Il minimo che ora può accadere, spiegano deputati e senatori, è che cambino i capigruppo: alla Camera per sostituire Paolo Barelli è già pronta Deborah Bergamini, al Senato costringere al trasloco Maurizio Gasparri sembra più difficile, ma Stefania Craxi si sta muovendo. «Alla fine il potere passa da lì. Anche sulle nomine, però, Letta e la famiglia sono stati totalmente bypassati: i nomi fatti dal partito vengono tutti dal versante romano».
Occhiuto alla finestra?
Che Pier Silvio, di qui a breve, decida di seguire le orme del padre in politica ormai appare pressoché una certezza. Resta il dubbio su quale possa essere la forma del suo impegno: l’ipotesi più accreditata in questo momento è quella del ruolo di “padre nobile”. Ma all’orizzonte c’è un appuntamento importante su cui la famiglia vuole dire la sua, la stesura delle liste per le elezioni politiche del 2027.
«L’anno che sta per iniziare sarà decisivo per gettare le fondamenta della Forza Italia della prossima legislatura», spiega chi conosce bene il partito. Ma c’è anche chi raccomanda di non mettere in fila in maniera troppo semplicistica le dichiarazioni del numero uno di Mediaset con le ambizioni del presidente della Calabria, a pranzo con Marina poche settimane fa.
«Non è una benedizione di Occhiuto tout court, ma i dirigenti non possono vivere ogni sua mossa come un atto di lesa maestà» racconta ancora il parlamentare insoddisfatto. Insomma, la pazienza della famiglia si sarebbe esaurita, e dopo un Natale che sarà dedicato ai territori e alla preparazione della campagna referendaria, qualcuno guarda già a gennaio come data di inizio di un avvicendamento che ha tardato fin troppo ad arrivare.
Taja’, nun ce lassà

(Di Marco Travaglio) – Vogliono portarci via pure Tajani, il ministro degli Esteri “fino a un certo punto”. Lo fa intendere Pier Silvio B., azionista di maggioranza di Forza Italia per via fidejussoria, che insieme alla sorella continua a dare ordini al partito e pure al governo senza che nessuno faccia notare l’oscena anomalia. Nemmeno nel cosiddetto Terzo mondo (cosiddetto, sennò ci fa causa il Terzo mondo) le aziende posseggono quote del Parlamento: in Italia sì. Dopo aver promosso la Meloni a “miglior premier d’Europa” perché ha appena fatto risparmiare alla holding di famiglia un bel po’ di tasse e accantonato la seccante idea di tosare gli extraprofitti delle banche, il noto figlio di suo padre si dedica al povero Tajani: “Provo vera gratitudine per lui, i vertici hanno tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre. Ma oggi servono facce nuove e idee nuove”. E tutti sanno quanto tenesse suo padre ai giovani, ma soprattutto alle giovani, specie se minorenni. Come “faccia nuova”, la Famiglia arcoriana ha in mente il ras calabro Roberto Occhiuto, passato dalla Dc al Ppi al Cdu a FI al Ccd all’Udc a FI, consigliere comunale dal ’93, deputato dal 2008, due volte presidente della Calabria: praticamente un neonato. Ma Tajani, all’ennesima ingiunzione di sfratto del padroncino, ha reagito bene: “Sul rinnovamento siamo in perfetta sintonia. Stiamo già facendo emergere molti giovani, penso al segretario nazionale dei giovani”. Che, voi non ci crederete, ma è giovane.
Noi non abbiamo titolo per metterci il dito, ma non comprendiamo che cosa si rimproveri a Tajani. Tutti, alla dipartita del Santo, davano per morta anche FI. E invece esiste ancora. È vero che B. da morto prende molti più voti di Tajani da vivo (o quel che è): sia da chi non ha ancora saputo che B. è morto, sia da chi non ha ancora capito chi fosse B. da vivo. Ma un minimo di gratitudine per Antonio l’Imbalsamatore non guasterebbe: quel 7% di consensi a un partito senza senso, senza idee, senz’anima e senza futuro, buttalo via. Chi altri, nuovo o usato, ci riuscirebbe? Pensa e ripensa, alla fine l’unica spiegazione di tanto astio è che Tajani, nel suo piccolo, forse senza volerlo, è ancora incensurato: manco un avviso di garanzia. E che delfino sei, senza almeno un processo? Ti manca il quid che invece Occhiuto può vantare: una bella indagine per corruzione, che l’estate scorsa lo indusse a bruciare i magistrati sul tempo, ove mai nutrissero cattive intenzioni, dimettendosi da sgovernatore per ricandidarsi subito, senza dare il tempo agli alleati di trovare uno un po’ meno pericolante. E poi quelle tre auto blu (due per sé e una per la famiglia), che a destra fanno sempre curriculum. Tra uno digiuno e uno che viene già mangiato, non c’è partita.
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Tajà, nun ce scassà! Cià cià! 👋🏼
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Non saranno così brutali in fondo è il vecchio zietto che hanno conosciuto da piccoli.Ora per farlo riposare al caro don Abbondio glie’ daranno una piccola chiesetta di campagna e magari si porterà appresso il gasparrone che glie’ farà da chierichetto🤔
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“È la terza volta che la famiglia chiede volti nuovi. Iniziano a irritarsi per il fatto che, alla fine, non c’è mai alcuna conseguenza tangibile”
Una piccola soluzione s’intravede all’orizzonte… unirsi all’amico fidato Salvini e pagare le tasse a rate in ottocento anni.
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Va via Tajani e arriva Occhiuto a fare da prestanome.
Una rivoluzione Copernicana in pratica.
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Vi ringrazio per aver pubblicato l’ editoriale di M.T..
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Il colloquio • Giuseppe Conte M5S
“IO NON SONO SALVINI, E’ LA UE CHE HA CEDUTO TUTTO AGLI STATI UNITI“
Luca De Carolis
Sull ’Ucraina l’avvocato non arretra,
casomai rilancia. “Le anime belle
hanno voluto fraintendere ciò che
ho detto”, dice Giuseppe Conte al
Fa t t o . Mercoledì il leader dei Cinque Stelle
era andato drittissimo: “Prendo atto che
sul conflitto russo-ucraino l’Europa è
completamente disorientata, quindi lasciamo
che a condurre il negoziato siano
gli Stati Uniti”. Mezzo Pd, Calenda e perfino
Angelo Bonelli di Avs erano insorti o
comunque avevano preso le distanze. E la
sera l’ex premier aveva controreplicato: “I
farisei che hanno da ridire dicano se hanno
soluzioni alternative”. Allora vale la pena
partire da qui: Conte, quando parla di farisei
o anime belle si riferisce a Pd, Più Europa e
centristi vari? “Ognuno potrà
riconoscersi guardandosi allo specchio. Molti
sono gli stessi a cui da presidente del Consiglio
non ho dato retta durante la pandemia,
altrimenti invece che ottenere i soldi del Pnrrr
ci saremmo dovuti accontentare degli spicci
del Mes e l’Italia sarebbe finita
sotto vigilanza finanziaria”.
A LEGGERLA sembra che lei, ex premier di
una nazione europea, voglia che la Ue si arrenda e
ceda a Donald Trump il volante della
trattativa. Paradossale, no? “Se fosse
stato per me lo avrei tenuto in mano
insieme a tutta l’Europa per proteggere efficacemente
la popolazione ucraina. Invece glielo ha consegnato
questa Ue che non ha voce e coraggio per sedersi al
tavolo negoziale, e che ha sbagliato tutto”. Era sbagliato
sostenere un paese invaso? “Ma no, noi
come Movimento siamo sempre per il rispetto
del diritto internazionale. Però il
punto è che siamo di fronte a una disfatta
politica totale della Ue. È corsa dall’inizio
dietro all’ex presidente americano Joe Biden e
dietro all’ex primo ministro britannico Boris
Johnson, che scommettevano sulla sconfitta militare
della Russia, quando invece la prima cosa che si
insegna sulla diplomazia e sulla politica internazionale
è che bisogna sempre lasciare aperta, o almeno socchiusa,
una porta alla via diplom at i c a ”. Per trattare bisogna
essere in due, e Vladimir Putin sta prendendo in giro
anche una sua vecchia conoscenza come
Trump, non trova? Conte scuote la testa:
“Non dovevamo arrivare a questo punto,
dandogli tutto questo vantaggio sul piano
negoziale. Bisognava lavorare da subito alla
via diplomatica, già a Istanbul. E invece
la Ue ha insistito nella guerra per procura
di Kiev, spingendo la Russia verso la Cina e
portando a un quadro di totale frammentazione.
Alcuni Paesi avevano e hanno l’obiettivo di riarmarsi
e continuare direttamente loro la guerra con la Russia.
Mentre l’Italia si inginocchia a tutto ciò che dice
Trump e l’Ungheria parteggia per Putin”.
Ma lei cosa farebbe ora? “Noi 5 Stelle abbiamo come
unico obiettivo l’interesse dell’Italia e dell’Europa.
Per me non c’è altra strada che sedersi al tavolo negoziale
con determinazione per fermare il massacro degli ucraini”.
PERÒ TANTI nel campo largo la accusano di
avere la stessa linea di Matteo Salvini e della Lega.
“Conte parla come Vannacci” ha
scritto il dem Filippo Sensi. Hanno così
torto? “Salvini fa molte chiacchiere, ma alla fine
ha sempre votato e voterà ancora
l’invio di armi all’Ucraina. E comunque io
a differenza sua non ho mai detto che i dazi
di Trump erano un’opportunità, e non ho
mai stipulato intese con il partito di Putin,
Russia Unita”. Il presidente americano è
un nemico dell’Europa? “Trump è un amico
degli Stati Uniti e vuole fare affari. Spetta alla Ue
ricordargli che l’Europa è il principale mercato di
scambio con l’America e saper stare al tavolo”.
Lei è un trumpiano, presidente… “Io avevo proposto di
reagire ai suoi dazi con dei controdazi. Con il presidente
degli Stati Uniti bisogna trattare, ma con coraggio e forza.
Io di certo non porterei la spesa militare al 5 per cento
del Pil né comprerei gas dall’America solo per
fargli un favore. Piuttosto, chiuderei i governanti europei
per mesi in una stanza, fino a che non ne uscissero con un
vero progetto di difesa comune europea”. Sulla politica
estera il campo largo è dilaniato, e con le sue frasi lei
ha messo in difficoltà il Pd. Come costruire un’alternativa
di governo così? “La politica estera è centrale nella
costruzione di un’alternativa. Il M5S ha una posizione
chiara dall’inizio sulla guerra in Ucraina. Lasciamo che il Pd trovi una posizione univoca al suo interno sul tema, poi ci confronteremo con i dem e le altre forze d’opposizione sull’argo m e n t o ”.
“In questo momento noi siamo alla porta est dell’Europa, soggetti a potenziali attacchi con missili che viaggiano a 5-6 chilometri al secondo.
“ORA IL PD
TROVI UNA
POSIZIONE
SUL TEMA”
Mettetevi in testa questo numero: da Mosca a Roma
in tre minuti arriva un missile non ipersonico balistico,
che porta più di unatestata nucleare e ci mette diciamo tre minuti.
Per riconoscere una minaccia e valutarla ci vogliono 12 minuti,
neanche il tempo di salutare ifamgiliari ”. Sembrerà un controsenso,
un avvertimento riuscito male –il missile eventuale di Putin
distruggerebbe tutti, almeno i romani, nove minuti prima che
la tecnologia vetusta di cui siamo dotati per ora possa
avvisarci – ma l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani
“ha paura”. “La situazione è assolutamente inquietante
però io sono più inquieto di voi perché avendo visto
come funzionano questi affari ho paura come padre di tre figli,
come cittadino, come europeo. Dobbiamo averne, è inutile che parliamo
di pacifismo di maniera, la situazione è molto se ria ” spiega Cingolani
intervenendo ad Atreju al dibattito “U n’It al i a stellare: progetti e
prospettive per lo spazio”. Quindi cosa fare? Ecco il
“Michelangelo Dome, “lo scudo che compete con il Golden Dome” Usa,
come da introduzione della direttrice di Fo r m i c h e , Flavia Giacobbe
e che – spiega ancora Cingolani – “fa parlare aria, terra e acqua in 3-4 minuti”.
All ’ad fa eco Luciano Violante nei panni di presidente della Fondazione
Multiversity (per la promozione dell ’innovazione e lotta alla povertà
educativa): ribadisce la necessità di “un’alleanza europea” e di “competenze”,
vedi l’Academy di Leonardo.
A pensare alle future generazioni – continua Violante – devono essere
governi, privati e militari”.
A. G.
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Disgustose le “domande”(diciamo indegne insinuazioni e accuse) di De Callonis…
A questo: “Mezzo Pd, Calenda e perfino Angelo Bonelli di Avs ” avrei commentato “quindi le destre DENTRO le sinistre…
Non parliamo di Cingolani🤦🏻♀️
Figo rispondere alle armi con altre armi: la base dell’escalation.
Questi VOGLIONO che Putin ci minacci, lo vogliono con tutte le loro forze, per potersi riarmare. Che vomito.
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Concordo, uno schifo. Chiunque osi citare fatti scomodi, ovvero opinioni fondate su fatti scomodi, è raggiunto da ringhiosi e schierati “opinionisti”. Ma che facesse qualche domanda ai “migliori” che ci hanno demolito in una manciata di anni.
Il 90% (almeno) della stampa è la cappa che ci tiene ostaggio
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Parole sante!
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l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani
“ha paura”. “La situazione è assolutamente inquietante
però io sono più inquieto di voi perché avendo visto
come funzionano questi affari ho paura come padre di tre figli,
come cittadino, come europeo. Dobbiamo averne, è inutile che parliamo
di pacifismo di maniera, la situazione è molto se ria ” spiega Cingolani
intervenendo ad Atreju al dibattito “U n’It al i a stellare: progetti e
prospettive per lo spazio”. Quindi cosa fare? Ecco il
“Michelangelo Dome, “lo scudo che compete con il Golden Dome” Usa,
come da introduzione della direttrice di Fo r m i c h e , Flavia Giacobbe
e che – spiega ancora Cingolani – “fa parlare aria, terra e acqua in 3-4 minuti”.
E questo era il superministro della transizione ecologica promesso da Draghi a Grillo. Il cosiddetto supremo.
Non so se mi faccia più schifo lui o Violante.
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Cingolani che vuole fare il MICHELANGELO DOME.
MA NON SI VERGOGNANO NEMMENO UN PO’?
Pagliacci, è dagli anni ’60 che ci si è resi conto che le difese da armi strategiche sono più costose e difficili da realizzare che perdere una guerra!
Fino a pochi anni fa non c’era questa fregola di difesa antimissile.
La POLITICA doveva dare sicurezza. Adesso dove la vediamo la politica?
Adesso il modello è quello zionista, l’IRON DOME, poi GOLDEN DOME poi pure il ridicolo MICHELANGELO DOME.
Significa decine di miliardi da buttare per intercettare il 10% dei missili ipersonici e balistici. Magari giusto per proteggere Roma e Milano.
Cingolato ha pure 3 figli. Oh, ma uno di questi che non tiene famiglia proprio no eh?
E Viscidisky, per tutti quelli che parlano di comunisti, guardate dove l’hanno messo, presidente fondazione Leonardo e come se non bastasse, pure c’é la Leonardo Academy così formattano la testa della gente fin da subito.
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Sommessamente mi si consenta di fare una necessaria “aggunta”, alla frase…..”Meloni….. miglior premier d’ Europa”……ecco…..per non “sminuire la nostra PdC…… “Meloni la quarta donna piu’ potente al mondo nel 2025” questo sta’ scritto nella classifica di “FORBES”….!! Se si ha necessita’ di sapere cosa è “Forbes Italia” basta cliccare e grazie a “wikipedia” si puo’ sapere tutto….!!
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Sono curioso di vedere quanto prenderà FI alle prossime Politiche. Nel ’22 con Berlusconi ottenne l’8,1%, senza di lui potrebbe non superare la soglia del 4%. Per non correre questo rischio, basterebbe sostituire l’ameba Tajani con uno dei figli del capo defunto. Certo, sarebbe uno spasso vedere il partito di Dell’Utri fuori dal Parlamento… 😁🥳🕺
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