
(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Ovviamente ci speriamo tutti. Un cessate il fuoco è una boccata di ossigeno per un popolo martoriato da un genocidio e l’idea di una pace futura sarebbe un enorme risultato umanitario, prima che politico. Ma bisogna essere onesti, non bisogna fingere di non vedere.
Il piano di pace annunciato da Donald Trump nasce come accordo bilaterale tra Stati Uniti e Israele, con Hamas davanti a un ultimatum: ostaggi da consegnare in 72 ore in cambio di 1.950 detenuti palestinesi. Prevede venti punti, ritiro dell’Idf in tre fasi e riapertura di valichi, porto e aeroporto. Nel testo i tempi sono vaghi, le verifiche assenti, le sanzioni inesistenti: lo spazio aereo e le acque restano in mano israeliana.
La governance è il cuore del problema. La ricostruzione viene consegnata a un “Consiglio della Pace” guidato da Tony Blair e da figure esterne, senza reali rappresentanti palestinesi. Un fondo da quaranta miliardi, finanziato da Usa, Ue e Paesi del Golfo, trasforma Gaza in una zona economica speciale amministrata dall’alto. È la pace del business: contratti e appalti prima dei diritti, tecnocrati prima dei cittadini, custodi armati a vigilare i confini.
Nel documento non c’è alcun meccanismo di giustizia. Nessuna indagine sui crimini di guerra, nessuna responsabilità, nessuna verità sul numero reale delle vittime. Diversi rapporti stimano oltre trecentomila vittime in due anni. E intanto, mentre i comunicati celebrano la svolta, le operazioni militari proseguono: dall’annuncio si contano altre vittime.
In Israele il piano divide: il presidente Herzog lo benedice, l’estrema destra lo osteggia, l’opposizione accusa Netanyahu di rinviare il giudizio interno. A Gaza prevale una sola parola: diffidenza. Si può respirare, ma si resta sotto tutela. E finché i confini, l’aria e il mare dipenderanno dalla volontà dell’occupante, la tregua sarà un intermezzo, non un approdo.
Allora sì, cessate il fuoco. Ma una pace che non restituisce sovranità e giustizia è solo una pausa della guerra. È questo che oggi viene chiesto di applaudire: il silenzio organizzato sopra le macerie, con i vivi conteggiati come una variabile del progetto. Per Gaza la speranza esiste, purché abbia la forma della libertà e del diritto. Tutto il resto è amministrazione del dolore.
Questo è un articolo che parla chiaro, perfetto!
Bravissimo Cavalli, come sempre👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
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Concordo , ma che i cavalli parlino agli ASINI mai sentito!
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😆🤣😂😆🤣😂
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Infatti gli asini non capiscono…
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Anche questo video:
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2. perché la tregua ora?
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Cavalli fa il veggente del giorno dopo: tutto ciò che scrive oggi era già noto fin dal momento in cui fu presentato il piano Trump.
Il piano è fragile, e ai palestinesi non è rimasto quasi nulla se non la vita di chi ancora resiste. Hanno deciso (Hamas ha deciso) di firmare il cessate il fuoco.
Cosa avrebbero dovuto fare, realisticamente, di diverso?
La vera domanda non è “perché hanno firmato”, ma perché siamo arrivati a questo punto.
Perché NESSUNO, al di là delle dichiarazioni di condanna, ha fatto davvero qualcosa per fermare il genocidio.
Non l’ha fatto l’Unione Europea, non l’hanno fatto gli Stati Uniti. E nel concreto, non l’ha fatto nessuno: nemmeno i tanto esaltati BRICS, cara Elenuccia.
Israele investe in ricerca, sviluppo e innovazione circa il 10% del proprio PIL: numeri che la nostra politica da commedia dell’arte può solo sognare.
Questo rende Israele un partner strategico, economico e tecnologico per gran parte del mondo, compresi quei paesi che, nelle sedi ufficiali, lo condannano a parole e lo sostengono nei fatti.
Un’ipocrisia globale ben collaudata.
Personalmente, preferisco chi ha difeso Israele fin oltre il ridicolo piuttosto che chi lo ha condannato con parole solenni, ma senza muovere un dito.
Apprezzo la coerenza: è un valore raro.
Nessuno ha imposto sanzioni economiche o commerciali. Nessuno ha rotto le relazioni diplomatiche.
Dietro i proclami, le conferenze stampa, e gli spiccioli il vuoto cosmico.
Tutto si è ridotto a gesti poco più che simbolici e che non hanno scalfito Israele neppure di striscio.
Oggi si applaude il cessate il fuoco; giusto, se serve a salvare vite umane.
Ma quanto durerà, lo vedremo.
La sovranità non cade dal cielo e non è una concessione politica: arriva dal portafogli, piaccia o no.
Vale sempre e per chiunque la stessa regola; coi soldi tuoi fai quello che vuoi, con quelli degli altri fai quello che ti dicono gli altri.
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Tutto giusto, ma Israele va oltre quella regola: infatti con i soldi degli USA fa il ca22o che gli pare.
Quindi o non è vero quel che dici oppure gli USA in realtà sono diventati, senza dirlo troppo in giro: United States of Israel.
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Se Pellico, Mazzini e Garibaldi avessero dato retta solo al denaro, avremmo ancora gli stranieri a comandare a Milano e a Venezia, lo Stato Pontificio e il suo oscurantismo reazionario, infine quel modello di sviluppo liberale e illuminato del Reame delle Due Sicilie. Tutti con forche e mazzolatura annesse.
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Perchè Pellico, Mazzini e Garibaldi campavano d’aria?
Garibaldi le armi e le munizioni per i suoi le raccoglieva dagli alberi?
Il fatto che i libri di storia di scuola media non ne parlino non vuol dire che dietro di loro non ci fossero interessi e denaro.
Basta prendere un libro vietatissimo in Italia; quello di storia economica e guarda caso dietro Garibaldi e Mazzini spuntano nomi quali i banchieri ginevrini Pictet , James Stansfeld, deputato e finanziere inglese; Ernesto Nathan (poi sindaco di Roma) e sua madre Sara Nathan, banchieri e filantropi inglesi di origine ebraica.
Quanto al regno delle due sicilie sappi che la sua condanna fu dovuta al fatto di avere debito pubblico pari a 0 (zerovirgola00).
Era uno stato irricattabile per i banchieri dell’epoca, specie quelli inglesi.
All’atto dell’unificazione del regno d’Italia i 2/3 (66,6%) delle riserve nazionali in valuta era costituito dal denaro proveniente dal banco delle 2 sicilie; 436 milioni di lire oro.
Poi sul piano sociale era forcaiolo, ma non meno degli altri; solo che sui libri di storia qualcosa si deve scrivere per giustificare certi fatti.
Altroché se c’erano interessi e belli grossi per gli standard dell’epoca.
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@Lion etc.ra 17:10
Ho scritto: “Se Pellico, Mazzini e Garibaldi avessero dato retta solo al denaro…” ripeto “SOLO AL DENARO”
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Questo articolo e` la risposta perfetta al fondo di Travaglio di oggi, stranamente e dolorosamente simile ad uno qualsiasi di Sallusti sul Giornale ( nella parte in cui parla della tristezza dei pro-Pal ).
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