(di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – Pier Ferdinando Tagliatella Casini sta sempre oltre la satira e l’ammirazione che lo riguardano. Se gli dicono che fa politica solo per campare al caldo nei Palazzi, l’ha già fatto da una cinquantina d’anni. Se gli dicono che da una cinquantina d’anni fa politica senza mai prendersi un incarico, né una responsabilità, alza le spalle, l’ha già fatto. Se gli dicono che s’è sposato per amore di Azzurra e del suo Calta babbo, potentone di Roma Capitale, lui l’ha già fatto e lei ne ha già tratto le conseguenze, divorziando. Se gli dicono che piace alle sgallettate, prima e dopo cena, Pier ha fatto anche quello ed è pure stato beccato con il tovagliolo al collo e la forchetta in mano.

Trotterellava, in gioventù, dietro all’incomprensibile Forlani, giudicandosi il più premuroso tra i democristiani. Ma dopo che vennero i gendarmi a portarsi via l’Arnaldo, trovò naturale accomodarsi all’ombra del comprensibilissimo Papi Berlusconi, il re del fatturato, delle pupe e degli ideali.

Dopo vent’anni lo schifò nei giorni del declino e del marasma senile (marasma di Silvio, non suo) per tornare fischiettando nella “nella sua rossa Bologna” e scegliersi una fetta di Pd da rosicchiare, come fosse l’ultima porzione di ciccioli rimasta sui banconi della salumeria Tamburini, tempio dell’Ulivo prodiano. Il Pd, per accattivarsi il ceto medio e rispettare l’antica tradizione togliattiana in versione Disney, lo prese a bordo, sperando in una qualche gratitudine. Peccato che Pier ormai viaggi da solo, come fanno gli anziani play boy che a Bologna passano dalle parti di piazza Maggiore in spider, guardando se lo guardano, e sperando, prima di cena, di riempire il sedile di fianco.

Candidandosi per tempo al prossimo Quirinale ha scelto finalmente lo sponsor adatto ai suoi ideali di perfetta indifferenza al mondo. E si è battezzato “Apostolo della tagliatella” per festeggiarsi con gli amici.

Che sia il 7 ottobre, anniversario della catastrofe, neanche lo sfiora. Lui non si occupa del sangue dei vinti, ma del ragù di biancostato.