Il funerale ridà slancio ai valori di patria, libertà e famiglia in Occidente

(Flavia Perina – lastampa.it) – Il funerale kolossal di Phoenix trasforma definitivamente Charlie Kirk nel Martin Luther King dei conservatori di tutto il mondo, non solo un martire della libertà ma un apostolo del «piano di Dio», come ha detto la sua vedova, per riportare i valori di patria, libertà e famiglia al centro della società. E tuttavia il fervore con cui le destre planetarie, ma soprattutto quelle italiane, hanno partecipato a distanza all’evento non risponde soltanto alle istanze più visibili – Kirk morto per le sue idee, Kirk bersaglio dei professionisti dell’odio, Kirk uno di noi – ma anche a una precisa necessità politica.

Per comprenderla bisogna aver presente il disagio che da mesi paralizzava i Maga italiani e rendeva impossibile utilizzare, esibire, celebrare la sintonia con Donald Trump che pure aveva animato tanta parte della propaganda dopo l’elezione e all’inizio del mandato. Dopo i dazi, dopo il disimpegno militare dall’Est Europa, dopo l’abbraccio a Vladimir Putin, dopo il sostegno all’invasione di Gaza, dopo la cattiva moneta con cui a Casa Bianca ha ripagato le blandizie delle leadership europee, Trump non poteva più stare sulle magliette sovraniste e conservatrici. Il suo ruolo guida ideologico, anzi, era diventato un potenziale boomerang. La fiducia in Trump degli italiani, mai elevatissima, tra gennaio e settembre è precipitata dal 30 al 17 per cento. Persino tra gli elettori di FdI e della Lega i fan dell’America sono finiti sotto al 40 per cento.
La vicinanza con la Casa Bianca, che fu atout meloniano all’epoca dell’insediamento, non aveva più mercato, tanto che il nome del presidentissimo ha smesso di risuonare nei comizi. Per Matteo Salvini, figuriamoci: il grottesco tentativo di raccontare le politiche tariffarie Usa come «una ulteriore occasione di guadagno di terreno per le imprese italiane» è stato archiviato in fretta e furia. Ma Charles Kirk, con la sua tragica storia di innocente diventato bersaglio, sulle t-shirt ci può stare senza imbarazzi e infatti ci sta, a Pontida e presto ovunque. Il braccialetto “Siamo Charlie Kirk”, che ieri a Phoenix indossavano i duecentomila allo stadio, può essere esibito anche qui senza imbarazzi. Perché attraverso l’icona di Kirk le destre possono riabbracciare l’ideologia Maga senza rimanere trafitti dalle contraddizioni politiche fra il trumpismo e l’interesse italiano. Possono rilanciare il trumpismo senza dover dare un giudizio sull’azione di Donald Trump nei conflitti, nei commerci, nella repressione del dissenso.
Dall’altra parte dell’oceano, il sacrificio di Kirk è moneta politica altrettanto sonante. Se J.D. Vance ha portato personalmente la bara in spalla su un Air Force della Casa Bianca, se l’intera amministrazione Usa si è trasferita allo State Farm Stadium, se ogni dettaglio è stato curato per fare della celebrazione un colossale rito di Stato, la versione Usa del funerale di un Papa, non è successo per caso. Il volto giovane di Kirk e la sua predicazione disarmata sono lo strumento perfetto per de-diabolizzare il giro di vite trumpiano contro i critici e gli oppositori: intimidazioni e licenziamenti non sono forzature della democrazia ma atti difensivi nella guerra dell’amore contro l’odio. E chi potrà mai difendere la causa dell’odio?
Funziona, fila, è perfetto. Tiene insieme tutto specialmente in Italia dove quella frase sull’amore e sull’odio ha un antico profumo berlusconiano. E dunque, ecco a voi il minuto di applausi per Kirk chiesto da Matteo Salvini a Pontida («Che arrivi fino in Arizona»), l’orgoglio combattente di Giorgia Meloni («L’odio non è finito con la morte di Kirk»), la promessa definitiva di Roberto Vannacci («Saremo gli eredi di Kirk nei palazzetti dello sport, nelle scuole, nelle strade e nelle piazze»). Si interpreta, si esagera, si finisce nel grottesco. Al derby gli ultras della Lazio spiegano lo striscione “La ragione non si uccide”. La Roma risponde coi manifesti “Lotito resisti”. Salvini con un colpo di teatro annuncia che il prossimo San Valentino, anziché andare a cena con l’innamorata i leghisti saranno convocati per una grande manifestazione «per le libertà della civiltà occidentale». Il generale Vannacci inneggia alla remigrazione, cioè al rimpatrio forzato degli immigrati regolari. Ma è tutto amore, tutto lotta del bene contro il male, tutto afflato Maga finalmente a misura di t-shirt.
Quando le chiacchiere “stanno a zero” come si dice quando c’è poco da discutere. Volete sapere chi ha ammazzato ‘sto Kirk? Ecco fatto!
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Il piano di Dio….quello che distratto ed impegnato altrove da un paio di secoli, ha permesso a questi beoti di diventare la più importante potenza mondiale! Pare una puntata da mistero di Cazzenger!
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se l’intera amministrazione Usa si è trasferita allo State Farm Stadium
E in tutto l’universo non c’era un solo f0ttuto meteorite da 10-15 tonnellate almeno di passaggio da quelle parti….
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