MEDIORIENTE: AXIOS, AVVERTIMENTO A USA DOPO LANCIO MISSILI SU BERSAGLI DOHA

(LaPresse) – La notifica di Israele agli Stati Uniti per l’attacco a Doha è avvenuta dopo il lancio dei missili, senza lasciare all’Amministrazione Usa il tempo per una valutazione. Lo riferisce il giornalista di Axios Barak Ravid, citando fonti dell’Amministrazione americana.

NETANYAHU-KATZ, ‘OPERAZIONE DECISA IERI DOPO L’ATTENTATO’

(ANSA) – TEL AVIV, 09 SET – “Oggi a mezzogiorno, alla luce di un’opportunità operativa e dopo consultazioni con tutti i vertici del sistema di sicurezza, il premier Netanyahu e il ministro della Difesa Katz hanno deciso di attuare l’istruzione data ieri sera dopo l’attentato a Gerusalemme e l’attacco all’Idf a Gaza.

Lo Shin Bet e l’Idf hanno eseguito l’operazione a Doha in modo preciso ed efficace”. Lo scrive in una nota l’ufficio del primo ministro israeliano specificando che si tratta di una dichiarazione congiunta con Katz.

ARABIA SAUDITA CONDANNA ‘BRUTALE AGGRESSIONE ISRAELIANA A DOHA’

(ANSA) – ROMA, 09 SET – L’Arabia Saudita “condanna e denuncia con la massima fermezza la brutale aggressione israeliana e la flagrante violazione della sovranità dello Stato fratello del Qatar”, ha affermato il ministero degli Esteri in una nota. L’Arabia Saudita “afferma la sua piena solidarietà e il suo sostegno allo Stato fratello del Qatar e sta impiegando tutte le sue capacità per sostenerlo in tutte le misure che adotterà, e sta mettendo in guardia dalle terribili conseguenze derivanti dalla persistenza dell’occupazione israeliana nelle sue violazioni criminali e nella sua palese violazione dei principi del diritto internazionale e di tutte le norme internazionali”, si legge nella dichiarazione.

GAZA: MEDIA, QATAR SOSPENDE RUOLO DI MEDIAZIONE DOPO ATTACCO ISRAELE A DOHA

(Agenzia Nova) – Il Qatar ha deciso di sospendere il suo ruolo di mediazione nei colloqui tra Israele e Hamas per una tregua nella Striscia di Gaza, dopo l’attacco israeliano di oggi contro i leader del gruppo islamista palestinese a Doha. Lo riferisce l’emittente saudita “Al Arabiya”.

MEDIA PALESTINESI, UCCISI FIGLIO AL-HAYYA E DIRETTORE UFFICIO

(ANSA) – TEL AVIV, 09 SET – I media palestinesi scrivono che due persone sono state uccise nell’attacco israeliano a Doha, ma non i principali leader di Hamas. Secondo i resoconti, le vittime sarebbero Himam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, e Jihad Labad, direttore dell’ufficio di Khalil al-Hayya.

QATAR, ‘LA SITUAZIONE A DOHA ORA È SICURA’

(ANSA) – ROMA, 09 SET – Il ministero degli Interni del Qatar ha confermato che le esplosioni udite a Doha avevano come obiettivo una delle sedi residenziali di Hamas nella città. Il ministero aggiunge che la situazione “è ora sicura” e che le attività necessarie sono svolte da squadre specializzate.

AL-HAYYA E MESHAAL: CHI SONO I LEADER DI HAMAS PRESI DI MIRA NELL’ATTACCO A DOHA

(corriere.it) – Con un attacco senza precedenti, Israele ha colpito la leadership di Hamas a Doha, in Qatar, nel pomeriggio di martedì 9 settembre.

«Per anni – si legge nella nota del governo israeliano- questi membri della leadership di Hamas hanno guidato le operazioni dell’organizzazione terroristica, sono stati direttamente responsabili del brutale massacro del 7 ottobre (2023) e hanno orchestrato e gestito la guerra contro lo Stato di Israele». Secondo la tv israeliana Channel 12, il nome dell’operazione sarebbe «Atzeret HaDin» («Giorno del giudizio»); secondo il Times of Israel, che cita l’esercito, il nome sarebbe invece «Summit of fire». L’operazione sarebbe avvenuta grazie a diversi jet militari.

Le ultime notizie sulla guerra tra Israele e Hamas, in diretta

Il Qatar aveva svolto il ruolo di mediatore tra Hamas e Israele sin dall’inizio della guerra, scoppiata dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, nei quali Hamas ha ucciso 1200 israeliani. 

Un responsabile di Hamas a Gaza ha dichiarato all’agenzia Agence France Presse che proprio il team di negoziazione del movimento è stato preso di mira a Doha. Il raid israeliano avrebbe colpito la delegazione proprio durante una riunione per discutere l’ultima proposta del presidente statunitense Donald Trump per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Una proposta che poche ore fa, nella mattinata di martedì, il governo israeliano aveva detto di aver accettato.

Benché, secondo alcune fonti, Trump avrebbe «approvato» l’attacco, il premier israeliano Netanyahu ha affermato, in una nota, che «l’azione di oggi contro i principali capi terroristi di Hamas è stata un’operazione completamente indipendente da parte di Israele. Israele l’ha avviata, Israele l’ha condotta, e Israele si assume la piena responsabilità». Una fonte anonima della Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti sono stati comunque informati in anticipo dell’intenzione di colpire.

La Tv saudita al Arabiya riferisce che a essere presi di mira nel raid sarebbero stati 

– Khaled Meshaal

– Khalil al-Hayya

– Zaher Jabarin

– Mohammad Ismail Darwish

– Mousa Abu Marzouk

– Hussam Badran

– Tahar Anunu.

Non è al momento chiaro se ci siano stati morti nell’operazione. Due fonti di Hamas hanno affermato a Reuters che «la delegazione che si trovata a Doha per i negoziati è sopravvissuta all’attacco». Secondo i media palestinesi, sarebbero stati uccisi Himam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, e Jihad Labad, direttore dell’ufficio di al-Hayya.

I leader nel mirino sono i massimi capi dell’organizzazione: al-Hayya  è il capo negoziatore e già vice di Yahya Sinwar; Meshaal è responsabile della diaspora; Darwish è capo dell’ufficio politico; Jabarin è «l’uomo dei soldi».

Come scritto da Guido Olimpio qui, sia Meshal sia al-Hayya sono ben dentro le «cose» di Hamas e hanno sponde all’estero – proprio in Qatar. Il primo è un grande «navigatore», scampato a un tentativo di avvelenamento da parte del Mossad.

Quanto ad al-Hayya, si tratta del dirigente che ha partecipato alla mediazione in Qatar – con Ghazi Ahmed e Mohammed Darwish. La sua importanza sarebbe cresciuta nel tempo nonostante si trovi in esilio, lontano dal «fuoco» della Striscia.

Il Qatar è un crocevia imprescindibile per comprendere la vicenda palestinese e, in particolare, l’evoluzione di Hamas. Il piccolo emirato del Golfo ha saputo costruirsi un ruolo da protagonista in Medio Oriente, muovendosi su più piani: finanziatore dell’organizzazione islamista, mediatore nei negoziati con Israele e al tempo stesso alleato strategico degli Stati Uniti, che mantengono a Doha una delle basi più importanti della regione. 

Doha ha messo a disposizione centinaia di milioni di dollari per pagare i salari dei funzionari pubblici legati a Hamas e per fornire energia elettrica alla Striscia con un accordo supervisionato dai servizi segreti israeliani ed egiziani. Una scelta sorprendente, ma tollerata da Gerusalemme per contenere l’instabilità e scongiurare un’escalation militare. 

L’ospitalità concessa ai leader di Hamas ha dato al Qatar un duplice vantaggio. Da un lato, l’emirato si è accreditato come mediatore indispensabile: la sua capitale ospita periodicamente negoziati sul cessate il fuoco o sul rilascio degli ostaggi israeliani. Dall’altro, Doha rafforza così la propria proiezione geopolitica, mantenendo rapporti aperti sia con l’Iran e la Turchia, sia con gli Stati Uniti e, indirettamente, con Israele.

Per Hamas, risiedere a Doha significava fino a oggi avere una base sicura lontano dai bombardamenti israeliani, ma al centro dei tavoli diplomatici che contano. Per il Qatar, invece, significa restare un attore chiave in Medio Oriente, capace di giocare più partite contemporaneamente e di presentarsi come interlocutore irrinunciabile per tutti.