(di Isabella Bufacchi – Il Sole 24 Ore) – Il partito di estrema destra AfD ha raggiunto la scorsa domenica per la prima volta il 25% nel sondaggio di Forschungsgruppe Wahlen, considerato il più autorevole su base federale, posizionandosi a soli due punti percentuali dal 27% della Cdu/Csu: alle elezioni generali del 23 febbraio, AfD aveva il 20,8% e l’Unione di centrodestra il 28,5%.

L’ascesa di Alternative für Deutschland, che distanzia tanto i socialdemocratici quanto i verdi di un corposo 10%, si manifesta nei sondaggi puntualmente, inarrestabile e inconfutabile, nonostante la stretta sull’immigrazione promessa e in parte attuata dal governo di coalizione cristiano-democratici e socialdemocratici, e le prospettive di ritorno alla crescita economica del 2% dal prossimo anno grazie a un massiccio stimolo fiscale sganciato dai limiti del freno costituzionale sul debito.

Consapevole dello scontento sempre più diffuso dell’elettorato, il governo Merz ha deciso di procedere con la riforma del freno sul debito prevista nell’accordo di coalizione: per allentare ulteriormente i vincoli e potenziare maggiormente gli investimenti pubblici.

Una commissione parlamentare (7 membri Cdu-Csu, 6 Spd, uno Verdi e uno Linke) si dedica a questa riforma da questa settimana, con l’obiettivo di avanzare proposte di legge per metà novembre: l’entrata in vigore della norma è attesa tra la fine dell’anno e il marzo 2026.

Al momento il fondo da 500 miliardi per gli investimenti nelle infrastrutture è fuori dal calcolo del debito e spendibile in 12 anni, mentre la spesa per la difesa è fuori dal freno quando va oltre l’1% del Pil.

Stando a Commerzbank, il prossimo anno il governo potrà fare nuovo debito per 174 miliardi, di cui 130 circa intoccati dal freno. La riforma, invece di tollerare fondi extra-freno sul debito, alzerebbe l’asticella del deficit attualmente allo 0,35% di Pil.