Il caro ombrellone allontana i turisti. Dalla Liguria alla Puglia, presenze in calo del 20-30%. L’allarme dei balneari: «Lidi affollati solo la domenica, ormai anche il sabato è semideserto»

(Elisa Forte – lastampa.it) – Sapore di mare, ma soprattutto sapore di sale. È infatti sempre più salato il conto che le famiglie sono costrette a pagare per una giornata in un lido. Il caro ombrellone ha colpito molti turisti che hanno tagliato il numero di giornate in riva al mare. «Famiglie, comitive e coppie che frequentavano da anni gli stessi stabilimenti hanno dimezzato le presenze. Altri sono spariti», racconta Fabrizio Licordari, il presidente nazionale di Assobalneari Italia – Federturismo. Il turismo balneare è in grande sofferenza.
«Le spiagge sono affollate solo la domenica, ci siamo giocati il weekend, ora anche il sabato è semideserto, come nel resto della settimana. I dati precisi possiamo darli a fine stagione, ma ad oggi possiamo dire che il calo delle presenze e dei consumi è tra il 20% e il 30% lungo tutta la costa italiana», sottolinea Licordari. Numeri peggiori di quelli diffusi da Antonio Capacchione, presidente del Sib, il Sindacato italiano balneari di Confcommercio: «A luglio la riduzione è stata del 15%». Tutti concordi sulle cause: i due principali imputati sono la crisi economica e l’instabilità internazionale. Riducono la propensione a viaggiare a favore delle urgenze: dal carrello della spesa che bisogna riempire, al fitto e alle bollette. Il caro vita impatta anche nelle famiglie con due stipendi. D’altronde basta leggere anche solo alcuni dei dati diffusi da Codacons per capire che il viaggio coast to coast che faremo ci mostrerà un’ estate sottotono. Almeno sulle spiagge.
A luglio i prezzi dei voli nazionali sono saliti del +35,9%, le tariffe dei traghetti del +10,9%, i listini dei pacchetti vacanza nazionali del +10,3%, case vacanza e b&b sono su del 6%. Partiamo dalla Liguria. L’assessore al Turismo di Sanremo Alessandro Sindoni e il sindaco di Dolceacqua Fulvio Gazzola confermano l’andamento al ribasso dei turisti da queste parti. Secondo i due amministratori «la condizione in cui versano le nostre autostrade è una delle cause. Cantieri e deviazioni si trovano a ogni chilometro». E fermi in coda in auto c’è tutto il tempo per discutere del caro-tariffe dei lidi. Alassio risulta essere la più cara, secondo Altroconsumo. Il presidente dei Bagni Marini, Emanuele Schivo spiega che «è una delle mete più ambite del Nord Italia e l’esclusività sicuramente ne determina il prezzo. Così come il prezzo è determinato dalla domanda molto elevata. Le nostre spiagge sono piene in tutti i periodi. E questo significa che i turisti continuano a sceglierle per le loro vacanze, nonostante si tenda sempre a screditarci».
Il vicesindaco Angelo Galtieri è anche gestore dei Bagni San Francesco (ce ne sono 105 in tutto): «Il rapporto qualità-prezzo – dice – dipende dal livello del servizio». Assobalneari Italia ricorda che «esistono stabilimenti balneari per tutte le fasce di reddito». E fa sapere di aver «dato indicazione ai propri associati di non aumentare le tariffe per venire incontro alle difficoltà delle famiglie». Anche se i costi di gestione, del personale sono lievitati.
Altro che atmosfera da “ferie d’agosto” a Riccione. Ai bagni Cesare, ad esempio, set del film “Sotto il sole di Riccione” di Carlo Vanzina, «nemmeno ai tempi del Covid c’era così poca gente». In settimana sono molti gli ombrelloni chiusi e i lettini che restano vuoti. Se si cerca un po’ di calca bisogna raggiungere quelle poche lingue di spiaggia libera dove si incontrano le badanti dell’Est (soprattutto il giovedì, la loro giornata libera) e sparuti gruppi di cicloturisti francesi di passaggio. È diventato tristemente virale un video che ha girato un gestore di un lido a Miramare di Rimini.
«Questa è la situazione drammatica alle 9,52 del primo agosto» è il commento su immagini che mostrano una distesa di ombrelloni e lettini chiusi. Addio bambini che scavano nella sabbia e corpi che si riempiono di creme protettive. Non c’è davvero nessuno. E purtroppo non è un caso isolato. Anche in Veneto gli arenili sono vuoti. Ma non tutti. «Gli hotel sono pieni e gli stabilimenti con l’offerta plus, con buoni servizi funzionano di più di quelli economici», dice Alessandro Berton, presidente di Unionmare regionale. È cambiato il copione anche in Puglia, un altro tempio sacro del turismo di mare. Negli anni del boom e del tutto esaurito, nei mesi di luglio e agosto si era costretti a prenotare subito dopo Pasqua per accaparrarsi lettino e ombrellone. Ora, anche nella terra dei trulli, sembra funzionare il trend dei mesi-spalla: le presenze non sono in calo, ma sono spalmate a maggio e giugno e a settembre e ottobre (si spera). «Un movimento a saldo invariato», scrive Gambero Rosso in un’analisi. E qui succede anche che ora gruppi di famiglie pugliesi se devono affittare una casa al mare decidano di andare in Albania e non più nel Salento, dove i prezzi sono sempre più da vertigine. L’Albania è la nuova meta dei più giovani? «A Saranda c’è il finimondo. Da anni si investe, nel 2024 ci sono stati 12 milioni di turisti» racconta Fundim Gjepali, il decano degli chef albanesi in Italia. Gli italiani in vacanza in Italia sono sempre meno e sono via per meno giorni, mentre regge la quota degli stranieri. Estate con il freno tirato anche in Campania, in Costiera è calato il giro d’affari ad Amalfi e Ravelllo.
«È crollato del 30 per cento il turismo americano a Sorrento. Perché? Risponde Gino Acampora, presidente della Fiavet Campania e Basilicata: «Sono spaventati dalle guerre». Spostiamoci in Sicilia. I numeri peggiori tra -30 e -40% sono per Stromboli a causa dell’allerta per rischio vulcanico. Poi c’è un calo del 25%: nella Valle dei Templi. Si rinvia la visita all’anno prossimo quando Agrigento sarà capitale della cultura. E in Sardegna? Non conosce crisi, anche grazie alle offerte last minute. «Stagione turistica in linea con quella del 2024 » dice Paolo Manca, presidente di Federalberghi dell’isola. Sardegna a parte, alla fine dei conti (o del conto?), altro che «Stessa spiaggia, stesso mare». Dopo il salasso per ombrelloni e lettini anche Mina e Pietro Focaccia avrebbero cambiato: dal lido alle spiagge libere. A trovarle, però.
20 luglio: è già alta stagione anche in Spagna.
👉Due lettini, un ombrellone e una giornata intera sotto il sole della Costa Blanca per soli 24 euro.👈
Spagna, italiani vanno in spiaggia ad Alicante e mostrano lo scontrino per due lettini e un ombrellone
https://www.forumagricolturasociale.it/2025/07/21/spagna-italiani-vanno-in-spiaggia-ad-alicante-e-mostrano-lo-scontrino-per-due-lettini-e-un-ombrellone/
In Italia servono statisti, anche uno solo, in grado di fare invertire la rotta al paese prima che sia troppo tardi.
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Altro esempio dell’ inesorabile declino
Centro storico della città
Il sindaco ha varato un provvedimento per la tutela del decoro urbano: le vetrine dei negozi sfitti devono essere coperte con dispositivi adeguati per impedire la visuale degli interni, spesso in stato di abbandono.
Ma non basta
Dal sito della città 👇
“Trasformare i negozi sfitti in vetrine promozionali della città, con un’immagine coordinata in grado di creare un “percorso” nella bellezza. È quanto si propone il progetto ideato da Confcommercio con il Comune e la collaborazione tecnica che trova ora il sostegno di due importanti player.
L’iniziativa, da tempo al centro di una co-progettazione tra l’Associazione dei commercianti e l’Amministrazione, ha subìto un’accelerazione dopo che il sindaco ha firmato un’ordinanza per il decoro della città, nella quale si prevede l’obbligo di coprire, con vetrofanie, pellicole, pannelli, le vetrine dei locali sfitti in modo che non sia visibile l’interno, in molti casi in stato di abbandono.
L’idea, portata avanti da Confcommercio e Comune, è quella di ridurre l’impatto visivo provocato dall’interruzione dei percorsi commerciali a causa dei negozi sfitti, creando un continuum più armonioso e valorizzando anche i monumenti cittadini. [..]”
Le cause della morte dei centri cittadini naturalmente sono molteplici: e-commerce, canoni di affitto elevati, parcheggi carenti, centri commerciali ecc.
Perciò gli studi sono indirizzati ad abbellire le tombe, renderle gradevoli alla vista.
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La realtà è ben diversa da quella rappresentata da TV e giornaletti.. infatti è tutta una corsa a trascinarci in guerra!
Reset economico e sociale che viene usato giusto prima che il 70/80 per cento della popolazione si svegli e reagisca con rivoluzioni e ghigliottine varie!
Non vi sembra inspiegabile l atteggiamento ciecamente guerrafondaio dei leader europei?
Ecco spiegato ..il vecchio continente è finito e non sarà in grado di pagare le pensioni nei prossimi anni e quindi reset.. prima che volino le teste altro che gli ombrelloni!
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E’ paradossale. L’Italia ha migliaia di km di costa e spiagge, ma gli italiani non possono accedervi se non a prezzi ormai proibitivi.
Normalmente al calo delle presenze dovrebbe corrispondere un calo dei prezzi (domanda/offerta), ma chi gestisce una spiaggia paga un canone talmente basso che un solo cliente che paghi lo stagionale basta per pagare tutto l’anno di canone, per cui il gestore non rischia di fallire e non molla l’osso.
Liberalizziamo? No perchè i gestori non vogliono e i governi, tutti, non vogliono mettersi contro la lobby. Alziamo i canoni? No, stesso motivo.
Allora cosa se ne fa delle coste e delle spiagge la maggioranza degli italiani, se non può accedervi? Le guarda da lontano? Tantovaleva nascere in Svizzera. E’ come avere un lago davanti a casa e morire di sete.
Per me non è un problema perchè vado in posti dove non si accede con l’auto e bisogna camminare e non si paga nulla (e sono mooolto più belli), però l’assurdo rimane.
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Eh, ma Gioggia ha fatto tanto per la lobby dei bagnini… mica può pensare anche al resto d’Italia (tassisti banchieri e sionisti esclusi)
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Qui in Abruzzo, sicuramente fuori dal circuito delle spiagge vip, una palma attrezzata con due sdraio e due letti i costa 1200€ per l’intera stagione, compresa la vista su piattaforma petrolifera. Chi si accontenta gode.
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Ah ecco l’Italia opulenta, ricca, strabordante di denaro e fasti! Il ceto medio è in forte crisi e non ce la fa più ad arrivare a fine mese, figuriamoci se ha voglia di andare al mare per farsi pelare la camicia!
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