Chi è George Simion, il «legionario» cresciuto da hooligan ed erede di Georgescu in vantaggio alle elezioni in Romania. Al seggio elettorale a Bucarest George Simion, il leader della destra sovranista, è andato col «predecessore» Calin Georgescu, vincitore del voto annullato di novembre

(di Alessandra Muglia, da Bucarest – corriere.it) – Si è preso la scena presentandosi a sorpresa al seggio insieme al controverso Calin Georgescu. Il vincitore del primo turno poi annullato era pressoché scomparso dalla scena pubblica dopo essere stato escluso dal nuovo round elettorale, ma ieri mattina di buon’ora — erano da poco passate le 8 — è riemerso in una scuola appena fuori Bucarest accanto al suo «erede» politico, George Simion, il rampante leader del partito di estrema destra Aur impegnato a trasferire su di sé il consenso mescolando vecchio fascismo dei legionari e nuovi slogan trumpiani, assieme a una vera ossessione per TikTok (è il politico con più follower): un cocktail che lo ha reso il favorito al primo turno.
Entra al seguito di Georgescu, in camicia bianca e senza cravatta come lui. Depone la scheda dopo di lui tra i clic dei fotografi, poi iniziano insieme a rispondere ai giornalisti già dentro il seggio. Georgescu per primo: «Sono qui per il bene del popolo romeno, i romeni si sono svegliati, dobbiamo andare avanti con Dio per riprenderci il nostro Paese».
Finora Georgescu non si era mai espresso a favore di Simion, ma la sua presenza ieri mattina valeva più di mille parole, proprio nel giorno in cui la legge vieta ai candidati di rendere pubbliche le proprie intenzioni di voto. Simion è intervenuto con una provocazione: «Ho votato per Georgescu», ha detto continuando a sbandierare la versione delle «elezioni rubate» che lo ha portato a boicottare i dibattiti tv con gli altri candidati. All’ultimo confronto, con fare da showman, si è presentato con un mezzo di fiori per Elena Lasconi, definendola «la sola candidata legittima», e poi se n’è andato (era finita al ballottaggio al primo turno poi annullato, ndr).
Stesso cuore a destra che più a destra non si può ma temperamenti opposti: fare pacato e aria tra l’intellettuale e il mistico per il 63enne Georgescu; modi spicci, rampanti, e talvolta aggressivi quasi da hooligan per il 38enne Simion. Del resto è proprio in curva che è iniziata la sua vita pubblica: è cresciuto allo stadio di Focsani, sua città natale non lontana dalla regione romena di Moldavia, dove ha contribuito a far nascere due formazioni di hooligan. «Tra questi tifosi ho imparato più che a scuola».
Nel 2011 fonda l’ong «2012 action» che si batteva per l’unione tra Romania e la Moldova. Per anni organizza marce e proteste, senza risultati. E allora passa alla politica: nel 2019 fonda il partito di ultra destra Aur, Alleanza per l’Unità dei Romeni. Il suo motto è «famiglia, nazione, fede e libertà» e in poco tempo raddoppia il suo sostegno fino a diventare il secondo partito in Parlamento.
Alcuni suoi deputati in Aula hanno negato l’Olocausto e dichiarato eroi alcuni legionari fascisti che hanno combattuto il comunismo. Nel 2022 fa anche del suo matrimonio un atto politico: cerimonia in stile «legionario» in un piccolo villaggio, Maciuca. Seguendo l’esempio di Corneliu Zelea Codreanu, fondatore tra le due guerre mondiali del primo movimento legionario romeno, ultranazionalista e antisemita, invita alle nozze tutti gli abitanti della Romania offrendo autobus gratuiti: partecipano in 12 mila. E come Codreanu si presenta in costumi tradizionali: in bianco con stivali e mantello nero anche in pieno agosto. La moglie Ilinca, oggi 27enne, è una fedelissima: era nel team della prima campagna nel 2019. Ha scritto «Eu sunt Ilinca» («Sono Ilinca»), storia di una cenerentola nata e cresciuta con i nonni in campagna che ha incontrato il suo principe azzurro.
Da quando l’anno scorso Aur è entrato nel gruppo dei Conservatori e riformisti europei con Fratelli d’Italia, Simion ha dovuto smussare i toni antisemiti, pur senza abbandonare il revanchismo sulla Grande Romania (con pezzi di Ucraina e Moldova ceduti dopo la Seconda guerra mondiale). «Anche per questo a novembre, primo round delle presidenziali, gli elettori gli hanno preferito il più radicale Georgescu», dice al Corriere Cristian Pirvulescu, rettore dell’Università nazionale di Scienze politiche a Bucarest. «Ora Simion sta tornando su posizioni più estreme: per essere più vicino a Georgescu ma anche per non cedere voti all’altro candidato sovranista, Victor Ponta, più radicale di lui».
Così a gennaio è andato a Costanza per la messa dell’Epifania celebrata dal controverso arcivescovo Teodosio, noto per le posizioni filorusse. E venerdì, a due giorni dalle urne, ha affermato che la Russia non rappresenta una minaccia per la Nato e che l’unico rischio è «una crisi interna alla Nato stessa». Come dire: dobbiamo impegnarci affinché gli americani non se ne vadano. Lo chiamano euroscettico: non vuole uscire dalla Ue ma trasformarla in un’Europa di nazioni sovrane (a cui puntano Orbán e Fico).
Continua il coro di chi democraticamente non vuole che le regole democratiche valgano per tutti. Ma come si fa a giudicare chi è e chi non è degno ? Ma soprattutto chi è deputato a farlo ?
Nel nostro amato paese il PCI era condotto da Togliatti che era stato capo del comintern ,non proprio un organismo figlio del liberalismo , eppure nessuno si sogno’ di non ammetterlo alle elezioni . E che dire del msi che rievocava anche nel simbolo le sue origini repubblichine e il sentimento nostalgico per il fascismo ? Ma chi decide chi può o no può partecipare alla competizione elettorale ?
E poi…se qualcuno potrebbe sempre pensare che chi è stato escluso era sì pericoloso ,ma solo per chi voleva vincere facile facile .
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Nel caso dei fasci, la Costituzione, almeno come norma transitoria.
Inoltre ci sono i principi costituzionali che costituiscono il metro di paragone su chi è degno e chi no.
Non può in nessun caso dipendere dalla convenienza politica spiccia del momento.
L’MSI non doveva mai essere autorizzato e Togliatti non avrebbe mai dovuto fare l’amnistia.
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Ma ce lo sanno dalle parti della Garbatella e tutti gli elettori dei fratellini italioti che sora Giorgia ha simpatie oltre che per i bulgari anche per i rumeni 🤔
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Accidenti, continuano a votare i “cattivi”. Annulliamo anche questa e rivotiamo finchè non vincono i “buoni”, quelli che ormai stanno sulle p… a tutti
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