“Momento difficile”. Meloni riunisce i vice e oggi vola negli Usa. La richiesta della premier: “In questi giorni zero polemiche”. Poi il punto su dazi e spese militari: faremo del nostro meglio

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – Giorgia Meloni parte oggi alla volta di Washington con un bagaglio pieno di preoccupazioni. Domani nello studio ovale l’aspetta Trump. Il clima sui dazi, come sull’Ucraina, resta arroventato, tra le due sponde dell’Atlantico. La mediazione offerta dall’Ue sulle tariffe, in cui anche la premier confidava, traballa. Dunque la vigilia della trasferta americana, per la leader della destra, è un mix di attendismo e incertezze, che forse serve anche a tenere basse le aspettative.
«Non sento alcuna pressione, come potete immaginare…», è la battuta sfoderata ieri davanti alla platea dei premi Leonardo, pensati per riconoscere le eccellenze dal made in Italy, dunque difronte a un folto gruppo di imprenditori impauriti dallo spettro delle tariffe. È un modo per rassicurare il mondo produttivo del Belpaese, certo, con cui Meloni sembra però finire per rinfrancare pure se stessa. Alla Casa bianca sarà il primo bilaterale vero con The Donald, a tutto tondo. La vigilia è pessima per l’Italia, come per il resto del continente, perché ieri il tycoon, così ha riportato Bloomberg, ha cassato le offerte dell’Ue per allentare i dazi sull’alluminio. Le incognite anziché sfumare, si moltiplicano. E se la premier in premessa, a Villa Madama, sostiene che, sì, «abbiamo superato ostacoli ben peggiori», ammette però in un passaggio che «siamo in un momento difficile». Quindi «faremo del nostro meglio, vediamo come va…».
Meloni non può sbilanciarsi. Pure nella sua cerchia, a taccuini serrati, raccontano che nonostante il massiccio lavoro preparatorio degli sherpa, c’è sempre l’imponderabile: l’effetto Trump. Il carattere, il personaggio, la battuta feroce che può sfuggire, magari in apertura davanti ai cronisti. Meloni per oltre un’ora, in serata, ha riunito a Palazzo Chigi i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, più il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Con una richiesta politica agli alleati, raccontano fonti governative, che suona così: «In questi due giorni, zero polemiche», perché «la posta in palio è troppo alta». È la richiesta di un livellamento dei toni, che pare rivolta soprattutto al leghista, che ancora in questi giorni bersagliava «gli ultrà di Bruxelles».
Nel vertice si è fatto il punto sui principali dossier che saranno affrontati alla Casa bianca. I dazi, le spese militari da portare al 2%, il gas liquefatto da acquistare in maggiori quantità dagli Usa, i rapporti industriali, l’asse anti-Cina, l’Indo-Pacifico, il Medio Oriente. E l’Ucraina. Roma rimane a sostegno di Kiev, è la linea, nonostante le ultime sortite di Trump. Secondo fonti italiane, il governo era pronto a sottoscrivere la dichiarazione del G7 per condannare il brutale attacco a Sumy, che gli Stati Uniti non hanno voluto sostenere.
Lo scopo della missione negli Usa (confermata ieri sera da Palazzo Chigi, dopo il ricovero del presidente Mattarella) secondo Tajani sarà «la pace commerciale». Per il capo della Farnesina «a Bruxelles abbiamo sempre insistito che non ci fossero reazioni di pancia». Per il ministro delle imprese, Adolfo Urso, un’escalation «colpirebbe soprattutto l’Italia», dunque «dobbiamo assolutamente evitarla». Il governo di Roma, preme Urso, chiede intanto alla Bce di accelerare sulla riduzione dei tassi, «per contribuire a innescare una crescita in Europa, a prescindere da quello che sta accadendo nel confronto daziario».
La premier ieri si è sentita nuovamente con Ursula von der Leyen. È ormai chiaro che la missione di Meloni, tecnicamente un bilaterale Italia-Usa, potrebbe essere sfruttata da Bruxelles — così sostengono fonti governative italiane — per avvicinare la popolare tedesca al presidente americano. Per arrivare a un confronto Ue-Usa, che Meloni caldeggia da settimane, finora inascoltata dall’inquilino di Pennsylvania Avenue.
Poverina, come pare affranta e preoccupata…Mi ricorda tanto la Ferragni quando, in pigiama fece il meaculpa in merito ai Pandori. Boccaccia mia statti zitta che questi adesso vanno cercando poveri sprovveduti che per mezza parola, ti fanno mettere l’avvocato…
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Mi piacerebbe capire perchè l’avvicinamento alla Cina è un errore
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Si starà portando avanti, avrà già in valigia un bidone per il gas liquido da portare a casa e in borsa un ricco assegno per acquistare un bel kit di armi pasquali americane.
E a lui regalerà un bel vasetto di vasellina.
Altro che nutella.
Lei si che sa come si tratta con “Annibal” Trump
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Cos’è che rende i giornalisti repubblichini così inclini allo scherno, all’ ironia e persino al senso critico autentico ? Ovvio, il comando che è sito lievemente sul loro efancefalo a disposizione degli Elkan Agnelli . Altrimenti vale la legge sicula : fatti li c….toi se voi campa’ cant’ anni cume lo nonnu mio .
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l peggior governo italiano del dopoguerra nel peggior momento politico del dopoguerra, siamo messi proprio bene……
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La furba borgatara cercherà di ricoprire il ruolo svolto tradizionalmente dall’UK di quinta colonna americana in seno all’UE oggi mancante dopo la Brexit. Con quale tornaconto per l’Italia?? Qualche briciola di abbassamento di dazi per i settori produttivi più vicini al sistema di potere elettoral-clientelare del governo e suo personale. Per es. il comparto agro-alimentare.
Mentre per quanto riguarda i rapporti generali USA-UE si farà passare per la grande mediatrice, magari organizzando un confronto a Roma con enorme battage pubblicitario, squilli di trombe, effetti speciali in 3D e telecamere puntate sulla sua immagine di influencer da far invidia persino a Chiara Ferragni. Il tutto per la gioia della massa di fan pecorecci estasiati.
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