Regione Campania, la nuova sede – Due torri. Progetto da 1 miliardo, altezza 100 metri. “In Ue nessuna opera di queste dimensioni”. Il sindaco di Napoli Manfredi la fermerà o lascerà fare alla superstizione?

(Di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – “È pur lecito a un eroe pensare, morendo, all’opinione dei posteri sulla sua vita”, scrive Virginia Woolf in Al faro. Dev’essere così che all’eroico Vincenzo De Luca, al termine della sua parabola politica, è venuto in mente di legare la sua gloria futura proprio a un faro, anzi al Faro. Ignoriamo se l’ipogeo del ‘monumento’ conterrà anche una camera sepolcrale per il suo faraone (cui auguriamo una lunga vita, lontana dalla cosa pubblica), ma dalle pagine pubblicitarie acquistate sui ‘giornaloni’ dalla Regione Campania (bel modo, anche questo, di gettare il denaro pubblico…) si apprende che le Torri gemelle di De Luca ospiteranno non solo la “nuova sede della Campania” (sic: non della Regione, proprio della Campania: perché nulla è abbastanza grande per Lui), ma anche “Auditorium, cinema, teatro”, saranno circondate da “un Parco verde” (interessante la precisazione cromatica), e caratterizzate (riproduco fedelmente il surreale elenco) da “nuove tecnologie, risparmio energetico, parcheggi interrati, terminal bus, intermodalità, interramento fasci binari, riqualificazione Piazza Garibaldi”).

Per tranquillizzare tutti, penso di poter dire con una certa sicurezza che “interramento fasci binari” non voglia dire che De Luca intenda sacrificare, e seppellire nelle fondamenta del Faro, i seguaci di Giorgia Meloni che avversano la cosiddetta ‘teoria di genere’. No, a essere sepolto (insieme ai binari del nodo ferroviario) è solo il senso della misura, del ridicolo: come dimostra lo scintillante rendering (sobrio come il video di Trump su Gaza) pubblicato sul Corriere della Sera, nel quale le Torri gemelle partenopee svettano appena meno del Vesuvio. Nella realtà una sarà alta 100 metri, l’altra 80 (la prima monumento al Capo, la seconda alla pletora dei gregari?): perché, per essere ben sicuro di avercelo più lungo di tutti (il Faro, s’intende) De Luca ne vuole addirittura due. Così, ha commissionato il progetto (300 mila euro) allo studio della defunta Zaha Hadid: solo la scintilla iniziale di un rogo che brucerà (se basteranno) 700 milioni di euro. Vengono i brividi pensando a ciò che quella montagna di soldi potrebbe produrre se investita in istruzione e riscatto sociale: e invece no, è destinata a finanziare un’immane colata di cemento che replicherà in stile megalomane il conclamato fallimento del Centro direzionale, inospitale terra di nessuno dal tramonto all’alba.

Il nome dà la misura della sensatezza del progetto: il Faro, perché sarà illuminato ‘h 24’, vero monumento a una generazione che ha consumato il consumabile e che si appresta a congedarsi lasciando gli eredi nel buio. Difficile decidere se rovesciarsi dal ridere o disperarsi (direi la seconda), quando si leggono le parole con cui il faraone De Luca carezza il suo mausoleo: “Volevamo organizzare un’opera di grande architettura che rappresentasse l’identità moderna di Napoli, della Campania, dell’Italia. Vogliamo dare all’Italia un simbolo di identità moderna. In Europa non c’è un’opera di queste dimensioni, di questo valore, con questa carica simbolica”. Il lupo del Crescent, che ha devastato per sempre Salerno, perde il pelo ma non il vizio del cemento griffato, inutile e dannoso. Parlando al manifesto, Emma Buondonno, che insegna Progettazione architettonica alla Federico II e appartiene anche lei al Pd napoletano, ha dichiarato: “Abbiamo le piramidi del Cheope nostrano e soprattutto abbiamo una colata di cemento che va perfino oltre i due edifici destinati a nuova sede della regione. L’area dell’intervento si estende per 200 mila metri quadrati e su essi saranno realizzati anche tre edifici per complessivi 80 mila metri quadrati da Ferrovie dello Stato, tramite Real Estate, come compensazione per la cessione dei suoli. Lo sbandierato parco pubblico è verde residuale, un alibi per giustificare i palazzi. I due edifici del Faro sono assolutamente fuori scala: 25 piani di acciaio, vetro e cemento in un territorio che si sta surriscaldando con estati sempre più torride”.

Ora, l’unica istituzione che può bloccare questa follia è il Comune di Napoli, la cui assemblea consiliare ha però già ratificato l’accordo di programma che invece la consente (definendola con incredibile reticenza: “Sistemazione superficiale delle aree interessate all’intervento”, facendo così passare un elefante per un topo). La palla è dunque nelle mani del sindaco Gaetano Manfredi, che non potrà questa volta rifugiarsi in una democristiana non-scelta. Perché non si vede davvero come sarebbe possibile avallare questo sfregio al tessuto urbano millenario di Napoli, questo monumento alla cementificazione inutile e allo spreco energetico, e avere poi la faccia di tornare a parlare di ambiente e sostenibilità. Forse l’unica è ricordare che i monumenti che gli autocrati si decretano in vita portano sempre male, anzi malissimo. Così forse la superstizione potrebbe fermare ciò che non sembra fermare la Costituzione.