
(di Marcello Veneziani) – Prima la pagliacciata blasfema in mondovisione, poi l’indignazione rapida e corale, infine il silenzio e il tutto inghiottito nella routine, nel gioco delle parti. Avanti un altro, e via di questo passo verso il nulla. Passato il clamore e lo sdegno per il vernissage grottesco delle Olimpiadi, e nell’attesa della prossima “trasgressione”, proviamo a dire qualcosa al di là del fatto contingente e dell’insulto, meritato, al suo ideatore e al suo promotore, a cui possiamo per dileggio togliere la finale e ridurlo a Macrò.
Cosa c’è che deprime e indigna in questo ripetuto oltraggio al comune buon senso, alla tradizione religiosa e civile, allo sport e alla famiglia?
In primo luogo l’ansia di stupire e di stuprare la realtà ereditata, consolidata dall’esperienza di lunghe generazioni e a lungo condivisa nella civiltà d cui proveniamo. Cupio dissolvi, il piacere di dissolvere tutto ciò che era consolidato nei secoli, che rappresentava il fondo popolare di una visione condivisa e il fondamento di ogni società. Questa tendenza a invertire e sovvertire la realtà e la percezione comune è propriamente il sigillo nichilista del nostro tempo. Capovolgere tutto quello che finora si è creduto e pensato per ribadire la nostra superiorità e la nostra autonomia rispetto a chi ci ha preceduto. Mancare di rispetto, ridicolizzare per mostrare l’abissale differenza tra noi contemporanei che abbiamo il privilegio assoluto di vivere nel Tempo supremo e finale, dell’infinito presente globale, e loro, i prigionieri di epoche cieche, infami.
In secondo luogo la perversa volontà di infierire su chi sappiamo che non ve la farà pagare. È la sindrome dell’asino che sferra il calcio al leone morente, un tempo sovrano temuto del regno animale; la stessa cosa accade verso la religione cristiana in declino da tempo e talvolta propensa a coltivare la sua eutanasia nel generico volersi bene universale al posto di Dio. Se la cristianità si arrende, è facile dileggiarla, parodiarla, metterla alla berlina anche nei suoi aspetti più alti e drammatici, come l’Ultima cena. Offrendo in sovrappiù uno sfregio a Leonardo, che pure in Francia è gelosamente difeso al Louvre con la sua Gioconda. Il neopaganesimo è solo l’alibi di un colto travestimento: di dionisiaco c’è solo l’hybris distruttiva, nulla di sacro e di profondo. Non c’è Dioniso, al più Ozpetek, coi suoi film sulle famiglie trans.
Facile e vigliacco deridere una religione che non reagisce; come dicono tanti, provate a farlo coi musulmani. Chi ci ha provato, come il settimanale satirico Charlie Hebdo, ha pagato con la vita.
Colpire la cristianità, come si fa da decenni (ricordo i blasfemi concerti di Madonna ma non furono i primi né gli ultimi) è come sparare sulla Croce rossa; non incorri in alcun tipo di sanzione e di reazione, nessuna fatwa, se non l’onda corta di sdegno che poi rientra nella bolla promozionale dell’evento, concorre a farne parlare, a moltiplicarne la pubblicità. Insomma giova all’evento.
In terzo luogo c’è la sostituzione della famiglia, dalla Sacra famiglia alla famiglia naturale, col gay pride, la società transgender e la dichiarazione universale dei nuovi diritti: io non sono ciò che la natura, la realtà, la storia, la tradizione dicono ma ciò che desidero essere, ossia sono quel che mi sento, anzi sono quel che mi sento adesso, poi potrò di nuovo cambiare. Non si tratta più di rispettare le scelte di ciascuno, accettare le inclinazioni proprie e altrui o semplicemente riconoscere la sfera privata della libertà, sulle quali si può concordare; e nemmeno di tutelare le minoranze da ogni prevaricazione, dileggio e aggressione, perché ci sono le leggi, i tribunali, le forze dell’ordine per farlo. Ma sostituire la realtà, la natura, la storia, la tradizione col desiderio soggettivo e il suo modo di vedere. Non dunque l’accettazione della diversità ma l’affermazione di una preminenza di quella diversità (a scapito di molte altre differenze) sulla famiglia, le identità, la diversità naturale dei sessi e la procreazione secondo natura. Suprematismo gay. Quello è il presente e il futuro; tutto il resto è il passato, da cancellare, vituperare e ridicolizzare.
E questa ideologia viene alla fine confezionata in un involucro arcobaleno in cui la fiction prevale sulla realtà, lo spettacolo sulla vita vera, il circo sulle relazioni umane, il carnevale sulle quotidianità. Non più il proverbio semel in anno licet insanire, ossia una volta all’anno è lecito impazzire, ma semper in anno licet insanire; anzi quel licet non va, perché implica quasi una concessione, un permesso speciale a tempo, quando invece è un diritto perentorio. È l’affermazione, anche sul piano dei sessi e della natura umana, che il virtuale sostituisce il reale, come già accade in altri ambiti della nostra società tecnologica e globale. Il fittizio, il surreale, l’allucinazione scacciano l’autentico, il genuino, il verace.
Nessuno ha il coraggio di trasgredire sul serio mettendo alla berlina o in discussione il sistema capitalistico globale, i suoi rapporti di forza, il suo predominio assoluto. Più facile accanirsi sul bersaglio fisso e inerme, perché già messo in croce.
Sommando questi fattori e la loro rappresentazione circense, ne viene fuori una specie di festa d’addio alla civiltà, un ostentato, euforico, a volte isterico, dichiarare morta la civiltà e gioiosamente dispersa al vento la sua eredità. Non solo accettare, affrettare e sceneggiare la decadenza della nostra civiltà, ma leggerla come un sollievo, una liberazione, un affrancamento da ataviche catene e ottusi passatismi. Come se la natura sia solo una convenzione, una buccia ideologica e uno stadio primitivo del passato. E non come il sostrato della nostra presenza nel mondo.
Si può arrivare perfino ad accettare il declino della propria civiltà, il tramonto dell’Occidente; ma che si debba festeggiare sulle sue rovine e brindare alla sua morte, è quanto di più idiota, infame e autodistruttivo ci possa essere.
La Verità
Esistono persone tristi e pessimisti ( tipo Bartali) cui non va mai bene niente e che parlano di cose che non conoscono: ad esempio il Vangelo e il Cristianesimo. A me pare di ricordare di Qualcuno che diceva;” vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”, ” se qualcuno ti dà uno schiaffo, tu porgi l’altra guancia”, ” prega per chi ti fa del male”. Non mi risulta nella Dottrina cattolica” fai a pezzi chi ti irride, distruggi anche la sua famiglia e l’intero popolo cui appartiene “. Se Veneziani ammira questi insegnamenti religiosi si rivolga altrove. Probabilmente scorda o non ha mai saputo che Gandhi con la non-violenza ( prendendo tante botte) è riuscito a cacciare gli Inglesi dall’India.
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La versione Ghando-petalosa del Cristianesimo è sempre quella che si tira per la giacchetta:
Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua.
Spiaze per te e per Ghandi, ma il Cristianesimo è qualcosa di nettamente diverso dal ’68.
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Giusto quella frase prende fissa ad esempio.
Dev’essere l’unica a cosa che ha capito (male) del Cristianesimo.
Non parliamo poi del ’68, che non ha conosciuto sia perché era alle elementari, sia perché non è che sia mai andato molto oltre neanche dopo.
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Aadesso per parlare del ’68 come movimento non violento bisogna averlo vissuto attivamente? Porella. E tu come puoi parlarne se avevi appena passato i dieci anni?
Per non parlare di quello che capisci del Cristianesino:
Anail
Ma mollami la Bibbia, che è libro violento quanto pochi.
Basta vedere i cari sionisti a che cosa si ispirano!
Mollato dopo la 1a pagina.
Roba scritta da trogloditi per trogloditi, con la clava sempre pronta a rompere teste.
Ovviamente parlo di Antico testamento.
Se Gesù è esistito, è venuto a cambiare i paradigmi, a rovesciare, a salvare, come vittima.
Mi ricorda qualcosa.
Ma qualcuno non vuole portare avanti il bene, solo VINCERE.
E mollare la barca se c’è da soffrire, magari in 4gatti.
GATTO
Non occuparti, come al tuo solito, di cose che non sai o, peggio, che credi di sapere:
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
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Posto che non ho guardato la cerimonia di apertura e non mi interessa, è notevole questa frase di Veneziani:
“Facile e vigliacco deridere una religione che non reagisce; come dicono tanti, provate a farlo coi musulmani. Chi ci ha provato, come il settimanale satirico Charlie Hebdo, ha pagato con la vita.”
Ma perché, bisogna prendere posizione solo a rischio della vita? O bisogna elogiare Breivik e magari anche i terroristi di Charlie Hebdo?
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“Posto che non ho guardato la cerimonia di apertura e non mi interessa”: condivido,
e non mi interessano neanche le pseudo olimpiadi, ringrazio ancora Virginia Raggi che ci ha evitato quell’impasto di sport, pubblicità, palazzinari e dollari
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Ma come è possibile, Pengue, che spariscano nel nulla i commenti? C’è qualcosa che non va. Finché sono due frasi, vabbeh, si riscrivono, ma succede anche con commenti molto più lunghi e articolati e non è proprio un piacere vederli sparire.
Riformulo quindi per @Pirgo: perché sarebbe notevole?
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Perché per come è formulata è irragionevole.
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(Cmq devo ricordarmi anch’io di salvare i commenti prima di inviarli)
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Cosa c’è di irragionevole?
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