IN TV – Dopo “Cinque minuti” va in onda la versione “estesa”

(DI SELAVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Martedì sera a Porta a Porta è andata in onda la seconda parte dell’imperdibile intervista di Bruno Vespa all’eroe nazionale Chico Forti. Nel suo completo blu estoril abbinato a una psichedelica cravatta viola, Vespa annuncia così l’evento: “Ora la mia intervista a Chico Forti, quest’uomo di 65 anni che ha passato 24 anni in carcere duro in America e che racconta in qualche modo come gli è cambiata la vita!”. In pratica la descrizione di una guardia carceraria che è diventata fruttariana.
A quel punto, trattandosi di un omicida, il telespettatore si aspetta la ricostruzione filmata dell’assassinio. No, parte un filmato in cui un Chico Forti, giovanissimo, vince 86 milioni a Telemike, con Mike Bongiorno esultante che grida “campioneeee”. Si passa dunque agli approfondimenti sull’omicidio: Forti dice che Mike Bongiorno era un grande uomo, Vespa si complimenta per il gruzzoletto vinto. Il conduttore incalza quindi Forti sul suo alibi: gli chiede, sorridendo, dove abbia iniziato a fare surf. Forti spiega che è successo perché una volta ha soccorso un tedesco che faceva surf in mezzo al lago. Quindi, a dieci minuti dall’inizio dell’intervista Forti è descritto come: un salvatore, un campione e un fruttariano (o giù di lì).
Si passa ai fatti criminosi: Vespa chiede a Forti di raccontargli la storia del tentato acquisto dell’albergo a Ibiza. Chico Forti risponde che in realtà l’hotel non gli interessava, era “una cosa conveniente farci i filmati nella stagione morta, perché a Ibiza si fa del buon surf”. Mentre il telespettatore cerca di capire qualcosa della tesi difensiva di Forti, Vespa interviene per incalzare il detenuto e commenta: “Sembra una conversazione normale al bar, ma siamo nel carcere di Verona, molto diverso dalle carceri di Miami!”. In effetti omicidi ed ergastoli sono le classiche chiacchiere da bar, magari davanti a un Campari.
Vespa si rende forse conto del fatto che il telespettatore potrebbe essere leggermente confuso e allora torna a parlare del fatto criminoso: “Dunque, lei è qui perché un giorno è stato trovato morto su una spiaggia Dale Pike e lei è stato condannato all’ergastolo”. In pratica non c’è connessione tra i due fatti, Dale Pike è stato trovato cadavere e tramite sorteggio tra tutti i cittadini maschi di Miami viene estratto il nome “Chico Forti”. Vince una batteria di pentole, un biglietto per Cuba e un ergastolo.
Il conduttore non molla la presa: “Lei si è sempre dichiarato innocente! Quindi se non è stato lei, per decenni si sarà domandato chi sarà stato immagino!”. Non fa una piega: siccome Forti si dichiara innocente è innocente e non si dà pace chiedendosi chi sia stato ad ammazzare Pike. Forti ha una tesi inoppugnabile che prova la sua innocenza: “Certo, è ovvio che il mio dubbio ricade sul tedesco. Però un conto è il dubbio un conto la certezza”.
Insomma, siccome conosce il dramma di essere accusato di un omicidio da innocente, con una certa empatia accusa un innocente fino a prova contraria di omicidio. Vespa, che ha studiato il caso giorno e notte prima dell’intervista, lo inchioda: “Scusi, ma chi è il tedesco? E che c’entrava con Pike?”. Che è come chiedere a un redivivo Arthur Conan Doyle: “Scusi, ma chi è Sherlock Holmes? E che c’entra con queste indagini?”.
Chiuso l’incalzante interrogatorio sull’omicidio, Vespa discute con Forti dell’aspetto romantico della vicenda: dalla Casa Bianca che lo chiama in carcere alla telefonata di Giorgia Meloni, da quel momento l’intervista è tutto un susseguirsi di tenerezze e commozione. Forti legge perfino una sua poesia davanti a un Bruno Vespa estasiato: “Immagina un mondo dove non hai voce, per via del rumore atroce!”, la rima più toccante. Insomma: campione, salvatore, innocente e “anche poeta”! Non solo. Forti racconta che suo figlio è un eroe: ha salvato cinque persone in mare mentre un catamarano stava affondando! “Sta ripercorrendo le mie tracce”, commenta. In effetti il padre ha un ergastolo per aver salvato un uomo, mica per averlo fatto fuori.
Ma c’è anche spazio per lodare le carceri italiane che col governo Meloni sono diventate un incrocio tra Gardaland e un ristorante 3 stelle Michelin. Vespa: “C’è anche allegria in carcere! Si gode la cucina italiana?”. Forti: “Ho paura di ingrassare perché la amatriciana, le vongole, la bistecca.. non esistono in America. Lì non c’è la carne, è tutto geneticamente modificato, il pollo è cattivo!”. In effetti qui invece solo polli ruspanti cresciuti nella cascina del ministro Lollobrigida.
Insomma, Forti è campione, salvatore, innocente, poeta e pure testimonial del Made in Italy. Infine, Vespa chiede a Forti se sia rimasto colpito da qualche caso di cronaca. E lui: “Mi ha colpito quella storia di Asia, la ragazzina di Napoli bullizzata sui social. Ci tengo a farle sapere che lei è un inno alla vita e non si preoccupi dei bulli, perché quelli hanno vita breve”. Fossi nei bulli, mi preoccuperei.
Liberamente tratto da “Le inchieste del vespasiano”.
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