(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – A me sembra che ci sia più libertà d’espressione di quanta ce ne sia mai stata prima, ma è aumentata la polarizzazione. Ormai leggiamo solo i giornali con cui siamo d’accordo. Michael Walzer al “Fatto Quotidiano”

Difficile conciliare il giudizio del filosofo politico 89enne e autorevole osservatore del nostro tempo (la bella intervista di Riccardo Antoniucci) e, un paio di pagine dopo, la classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans Frontières che retrocede di cinque posizioni l’Italia, dove “cresce il controllo della politica”. È probabile che siano veri questo e quello anche se qui da noi l’influenza della politica, mai così delegittimata (spesso dal ridicolo), toglie peso alla credibilità della carta stampata la cui diffusione, infatti, tende a decrescere con un destino che sembra, purtroppo, residuale. Sì, lo possiamo dire che quello della politica sui giornali è il bacio della morte e che, quando l’informazione si sottomette, finisce col distruggere entrambi. Così come poco convincenti appaiono certe profezie catastrofiche sull’avvento del “pensiero unico” che “dalla Rai ai giornali è la strategia della destra” (“Repubblica”). Dài, con tutto il rispetto, ma davvero dovrebbe allarmarci il “pensiero unico” scaturito dalle menti pulsanti dei Mollicone o degli Angelucci? A parte la ​ comicità involontaria di certi personaggi una risata ci seppellirà se si continua a dare credito a teorie del secolo scorso quando esisteva un rapporto esclusivo tra il potere e i tradizionali mezzi di comunicazione. Ma oggi, bombardati come siamo dai social e con la possibilità di scegliere tra infinite fonti di informazione chi affiderebbe la propria visione del mondo dicendo, come dicevano i nostri padri e i nostri nonni, che quel qualcosa a cui dare retta lo ha detto il Tg1? Davvero siamo alla vigilia di un nuovo fascismo perché nelle reti del cosiddetto Servizio pubblico si sostiene che il governo è bello e buono? Ci crederà soltanto chi ci vuole credere, ma tutti gli altri possono cambiare velocemente canale. Semmai dovrebbe preoccuparci ciò che afferma Walzer a proposito del fatto che “le persone vivono in bolle a se stanti e considerano gli altri nemici”. E che “abbiamo perso un terreno comune: una base di conoscenza fattuale a partire da cui aprire il dibattito, e che una volta era costituito dai media”. Il pericolo è che “non condividiamo più un mondo fattuale” e che ciascuno è portato ad adagiarsi nel proprio pregiudizio, come fosse la coperta di Linus. A proposito dell’incombente dittatura dei censori, Ezio Mauro scrive che “siamo davanti all’eterna paura della parola da parte del potere, che prova a cancellarla sperando di annullare così anche il concetto da cui nasce, che lo spaventa”. Nella ​ visione dei Mollicone&C. sarà certamente così, anche se le conseguenze che comporta la “cancellazione” sono tali, in termini di clamore, successo e copie vendute che qualunque autore oggi si augura di essere censurato dalla Rai meloniana, sul modello Antonio Scurati. Personalmente, in uscita a giorni con un libro, sarei pronto a pagare per una censura anche piccola, anche su una rete minore.