
(di Domenico Affinito e Milena Gabanelli – corriere.it) – Per una volta l’Italia arriva prima degli altri nell’applicazione di una direttiva Ue. Sarebbe una bella notizia se non avessimo deciso di applicarla nella forma più estrema (non richiesta) vincolandola ai fondi del Pnrr. Parliamo dell’eliminazione del servizio di tutela nella fornitura di gas (dal 1 gennaio di quest’anno) e della luce (dal 1 luglio). Le utenze domestiche gas, a dicembre erano 6,1 milioni, più 44 mila condomini. Quelle elettriche erano 8,7 milioni. Saranno tutelati i fragili (cittadini con problemi economici, disabili o che abitano in zone disastrate o non interconnesse) che secondo una stima sono 4,5 milioni di famiglie, alle quali saranno assicurate «forniture di energia elettrica a prezzi calmierati». Vediamo come siamo arrivati a questo cambio, e cosa succede con la totale liberalizzazione all’italiana.
Esplode il numero degli operatori privati
Fino al 1999 nel nostro Paese c’è il monopolio di Enel ed Eni che coprono l’80% del fabbisogno nazionale di elettricità e gas. Il governo D’Alema avvia la liberalizzazione del mercato elettrico, recependo la direttiva europea del 1996 che chiede più concorrenza. L’anno dopo col governo Amato parte anche quella nel mercato del gas. Nel 2005 Enel ed Eni sono scesi al 30% del mercato, ma di fatto solo a partire dal 31 gennaio 2007 viene permesso a qualunque fornitore di elettricità e gas di entrare sul mercato, e a tutti gli utenti di decidere da quale fornitore rifornirsi e a quali condizioni. Accanto al mercato libero, però, il governo Prodi sceglie di mantenere in vita il mercato regolato dallo Stato con il «servizio di maggior tutela» per garantire a famiglie e piccole imprese una liberalizzazione graduale e senza traumi. Esplode il numero di operatori privati, circa 400 nel mercato elettrico e 300 in quello del gas. Intanto il 61,2% delle utenze domestiche è ancora nel servizio di maggior tutela, e il 4 agosto 2017 il Parlamento approva la legge 124 del governo Gentiloni che decide la fine del mercato tutelato dal 1 luglio 2019. Il termine viene prorogato al 2021 e poi al 2023 e al 2024 su proposta dei governi Conte e Draghi. Il governo Meloni dichiara di non voler rinviare ulteriormente, anche perché non c’è altra strada: questa liberalizzazione fa parte delle riforme inserite nel Pnrr.
Casa fa il resto d’Europa
La tariffa pubblica nel nostro mercato non era un’eccezione italiana. Secondo il rapporto 2021 della Commissione europea («European barriers in retail energy markets») 11 Paesi hanno una tariffa agevolata sia per il gas sia per l’elettricità (Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Francia, Italia, Polonia, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Belgio), 3 solo per l’elettricità (Lituania, Cipro e Grecia) e 2 solo per il gas (Lettonia e Croazia). Oggi, invece, ad aver messo tutto nelle mani del mercato ci siamo solo noi, in compagnia di Lituania e Romania. E lo scenario è questo: 697 operatori nel mercato del gas con 914 offerte, mentre in quello dell’elettricità ci sono 800 fornitori con 1463 offerte. Troppi. «Una marea di piccoli operatori – secondo Michele Polo, docente di Economia alla Bocconi – il più delle volte con un orizzonte territoriale molto ristretto: non è da lì che nasce la concorrenza, ma dal confronto tra operatori grossi che hanno le spalle abbastanza robuste per competere in maniera intensa sui prezzi e diversificare i servizi». Lo scrive anche l’Agenzia europea per la Cooperazione fra i regolatori dell’energia (Acer) che la crescita esponenziale degli operatori è un problema. Il problema è di due tipi: a) molti fornitori sono in realtà degli intermediari, spesso sottocapitalizzati, perciò non in grado di sostenere la più piccola crisi, per cui falliscono. E i fallimenti ricadono sempre sulle spalle della collettività; b) l’opacità delle offerte disorienta l’utente, che tende a tenersi il contratto che ha. Questo irrigidisce il mercato e i prezzi restano alti.
Il confronto tra libero e tutelato
E, infatti, sul tema dei prezzi andiamo peggio del resto d’Europa. Se prendiamo il costo per il consumatore domestico al netto delle tasse, dal 2014 al 2021 solo nel 2017 il nostro mercato elettrico è stato sotto la media europea e solo nel 2018 quello del gas. In otto anni abbiamo speso in media il 10% in più per scaldarci e usare l’acqua calda, e il 9% in più per accendere la luce e far funzionare gli elettrodomestici. Ma in questi anni è stato più conveniente il mercato libero o quello tutelato? Vediamo con i dati Arera.
Prezzi a confronto
1) Mercato del gas. Facciamo l’esempio di un’utenza domestica di Milano con 1.400 metri cubi di consumo annuo per uso cottura, riscaldamento e acqua calda. Nel 2020 il costo annuale è stato di 964 euro nel mercato tutelato, 1.086 in quello libero a prezzo variabile e 1.190 in quello libero a prezzo fisso. L’offerta libera più conveniente, però, è stata: 795 euro a prezzo fisso e 849 a prezzo variabile. Stessa situazione nel 2023 con il tutelato a 1.760 euro, il libero variabile a 2.250 e il libero fisso a 4.085. Ma le migliori offerte libere sono state di 1.437 euro col prezzo fisso e 1.663 con il variabile.
2) Mercato dell’elettricità. Stesso identico schema. L’esempio, in questo caso, è quello di un’utenza domestica di Milano con 3kW di potenza e 2.700 kWh di consumo annuo, facendo una media tra fascia bioraria e monoraria. Nel 2020 il costo annuale è stato di 510 euro nel mercato tutelato, 595 in quello libero a prezzo variabile e 622 in quello libero a prezzo fisso. Più bassa l’offerta libera più conveniente: 399 euro a prezzo fisso e 480 a prezzo variabile. Stessa situazione nel 2023 con un costo annuo nel tutelato di 971 contro i 1.134 del libero a prezzo variabile e i 1.946 del libero a prezzo fisso. Ma le migliori offerte del libero sono state di 724 col prezzo fisso e 804 col prezzo variabile.
A cosa stare attenti
Tirando le somme, negli ultimi 4 anni è sempre stato possibile risparmiare nel mercato libero, ma nella giungla di offerte come le trova quelle più convenienti un utente che non ha in casa il nipote giovane, o un commercialista con cui consultarsi? Una mano arriva da Arera e dal Portale delle offerte grazie al quale, inserendo i propri dati di residenza e consumi, si ha una classifica delle offerte in base al prezzo crescente. È importante sapere che l’unica voce su cui gli operatori possono farsi concorrenza è la componente energia, e quindi fare attenzione ai dettagli: 1) verificare bene che non vi siano sconti iniziali di qualche mese che portano poi il prezzo a rialzarsi, soprattutto nel caso dei pacchetti che forniscono luce e gas insieme. Oppure se il prezzo non sia subordinato all’acquisto di un servizio extra. 2) La tariffa può essere fissa o variabile: nel primo caso il prezzo della componente energia viene bloccato per 12 o 24 mesi e nel secondo varia in base all’andamento del mercato all’ingrosso. Se si sceglie la tariffa fissa attenzione alla data di scadenza perché poi le condizioni cambiano. 3) Considerare le proprie abitudini di consumo. Ad esempio, per una famiglia con due figli che vive in casa tutta la giornata può essere conveniente una tariffa elettrica monoraria, mentre per una coppia o un single a casa solo di sera è sicuramente più vantaggiosa quella a fasce.
E ora che succede?
Da gennaio 2024 chi era in servizio di tutela ha dovuto scegliersi un’offerta nel mercato libero. Chi non lo ha fatto entra in automatico per 12 o 24 mesi, a seconda dell’operatore, nell’offerta «Placet in deroga» con condizioni definite dall’Autorità dell’energia. La tariffa è composta dal costo del gasall’ingrosso più una componente fissa annuale definita dal venditore stesso, ovvero il suo guadagno. Arera ha autorizzato 114 operatori (qui l’elenco). Per quel che riguarda l’elettricità chi è nel servizio di tutela e non passa al libero mercato entro il 30 giugno 2024, dal 1 luglio entra automaticamente per 36 mesi nel «Servizio a Tutele Graduali», erogato da venditori selezionati da Arera con una gara a cui hanno partecipato Enel, Hera, Edison, Illumia, Iren, A2A, E.On. La vince chi applica lo sconto più basso sul margine di guadagno, e gli esiti saranno comunicati il 6 febbraio. Sia per il gas che per l’elettrico il costo finale per l’utente sarà variabile nel tempo in base al costo di mercato. Ma perché un fornitore si butta in questo business se deve vendere all’osso? Perché punta a portarsi a casa clienti a cui vendere altri servizi e su cui guadagna: ti faccio un prezzo basso, ma solo se fra tre mesi compri un forno elettrico, un contratto per la telefonia, la lavatrice, il pannello fotovoltaico. E se fra 3 anni l’utente ancora non ha scelto, resta cliente dello stesso fornitore e, a quel punto, le condizioni le deciderà lui. La Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ultimo decreto di fine 2023, si è impegnata a rafforzare «gli strumenti finalizzati a prevenire ingiustificati aumenti dei prezzi e possibili alterazioni delle condizioni di fornitura di energia elettrica». Quali non si sa. Nel mentre qualcuno sta vendendo alla miriade di operatori e intermediari i numeri di telefono privati dei cittadini, che vengono bersagliati ad ogni ora per convincerli a cambiare contratto proponendo meraviglie. Una considerazione è d’obbligo: luce e gas sono beni primari, come la sanità, e non andrebbero lasciati solo in mani private. Infatti in tutta Europa siamo i primi a farlo, insieme a Lituania e Romania.
Dataroom@corriere.it
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Questa qui finge di piangere sempre a latte versato.
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da notare che le privatizzazioni e liberalizzazioni più spinte le fanno quasi sempre i cosiddetti “governi di sinistra”, dalle tariffe ai contratti di lavoro.
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Io non scelgo.
Il 6 febbraio 2024 verranno comunicati gli esiti della GARA. il 7 febbraio partiranno i ricorsi dei perdenti. Nel 2mila eccetera si avranno i verdetti…
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