I leghisti spiegano: lei è molto provata dai provvedimenti che hanno raggiunto il fratello Tommaso e il padre Denis, Matteo vuole starle vicino. Conte e Schlein: il ministro riferisca in Aula. La replica: chiedano a Toninelli e Giovannini

(di Cesare Zapperi – corriere.it) – Lo aveva già deciso a caldo e lo conferma anche dopo (non) averci dormito su. Matteo Salvini in Parlamento non andrà a riferire come gli chiedono Pd e M5S perché non intende farsi trascinare sul banco degli imputati, fosse pure per un dibattito politico, per una vicenda che ritiene non lo sfiori né come segretario di partito e tantomeno come ministro delle Infrastrutture, visto che l’inchiesta della Procura di Roma su alcune commesse dell’Anas risale al 2022 quando al dicastero di Porta Pia sedeva Enrico Giovannini in un governo di larghe intese, cioè con nomine condivise anche da chi ora va all’attacco.

Non a caso, l’unico esponente del Carroccio che rompe il muro del silenzio imposto dall’alto, il deputato Igor Iezzi, vicinissimo a Salvini fin dai tempi in cui agitavano le sedute del Consiglio comunale di Milano, consegna all’agenzia Agi un consiglio per gli avversari: «Le opposizioni dovrebbero chiedere a Toninelli e Giovannini (i due predecessori al dicastero, con i governi Conte II e Draghi, ndr) di riferire in Aula, dato che il presidente Anas è stato nominato dai governi di cui facevano parte. Cosa c’entra Salvini?».

Fin qui, però, è battaglia politica, sia pure come conseguenza di inchieste giudiziarie. Niente di particolarmente nuovo per chi da via Bellerio ha visto sollevarsi analoghe tempeste dopo l’indagine su Luca Morisi (padre della «Bestia») e l’apertura del cosiddetto Russiagate. Ma in questo caso al leader leghista dà fastidio l’equazione che avversari politici e taluni osservatori stabiliscono tra il suo legame sentimentale con Francesca Verdini e le contestazioni che gli inquirenti muovono al fratello e al padre della sua compagna, come se il sottinteso delle richieste di parlare in Aula fosse che sapesse dei presunti comportamenti disinvolti o, addirittura, che con il suo ruolo offrisse una sorta di copertura a chi voleva oliare i meccanismi degli appalti.

«Matteo in questo momento vuole solo stare vicino a Francesca, provata dai provvedimenti che hanno raggiunto il fratello Tommaso e il padre Denis» racconta chi nelle ultime 24 ore ha avuto modo di scambiare qualche battuta con il ministro. Capodanno arriva quasi provvidenziale perché consente a Salvini, grazie anche alla sospensione dei lavori parlamentari, di potersi dedicare interamente alla compagna in giorni difficili per lei, che pure da anni deve convivere con le disavventure giudiziarie del padre. Ieri mattina a Roma il vicepremier ha lavorato per alcune ore nel suo ufficio e poi è partito con Francesca per una breve vacanza. Inutile provare a chiedere ai suoi collaboratori la destinazione. Ora più che mai Salvini non intende trovarsi a tu per tu con fotografi e giornalisti.

Sul fronte politico, dopo il silenzio del primo giorno seguito alla diffusione della notizia dell’inchiesta sulle commesse Anas, ieri dal centrodestra si è levata qualche voce a sostegno del segretario leghista (alla Camera venerdì solo il deputato di Azione, Enrico Costa, aveva obiettato che «in Parlamento non si fanno requisitorie», scatenando un putiferio). Secondo il capogruppo dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri la richiesta di un’informativa in Parlamento «è pretestuosa. Tutti dicono che bisogna salvaguardare l’autonomia della magistratura, perché un’informativa in Parlamento? Salvini non è indagato, di cosa deve rispondere? Non c’è l’oggetto del contendere». Poi, su Denis Verdini: «Ricordo che con Forza Italia non ha a che fare da tempo. Uscì e fondò un movimento, Ala, a sostegno di Renzi».

Ma non è dello stesso avviso Elly Schlein. «Salvini ci risparmi le foto del cenone di Capodanno e ci confermi che verrà a riferire al Parlamento in merito alle gravi vicende di cui leggiamo sui giornali» spiega la segretaria del Pd a Repubblica.it. E il leader del M5S Giuseppe Conte si rivolge a Giorgia Meloni: «Apprendiamo dalla stampa che avrebbe commentato “non è una bella storia”. Se non è una bella storia allora Meloni faccia tre cose: dica a Salvini di venire a riferire in Parlamento; faccia retromarcia sulla norma bavaglio con cui la sua maggioranza non vuole permettere ai giornalisti di scrivere dettagli di brutte storie come questa; smetta di smontare i presidi anticorruzione».