Il centrodestra spinge per allineare il testo alla rappresaglia di Israele, scontro con l’opposizione. Rischia di sfumare la linea compatta che si era ottenuta per l’Ucraina

Palazzo Chigi illuminato con i colori della bandiera di Israele

(di Tommaso Ciriaco, Giovanna Vitale – repubblica.it) – “Ci proveremo fino all’ultimo, ma certo al momento il quadro è piuttosto complicato”. Si respira pessimismo a palazzo Madama. La trattativa fra i gruppi di maggioranza e opposizione per arrivare a un testo condiviso che condanni senza se e senza ma l’attacco di Hamas e impegni il governo a ogni sforzo diplomatico per riavviare il processo di pace tra Israele e Palestina è andata avanti per tutta la notte e stamattina non fa registrare significativi passi in avanti.

Il problema, trapela da qualificate fonti parlamentari di centrosinistra, sarebbe la postura di Palazzo Chigi, da dove è arrivato un input molto preciso: il testo deve prevedere il blocco totale degli aiuti umanitari a Gaza. Dove ieri sono state già tagliate le forniture di acqua ed energia.

Un punto sul quale anche l’Unione europea si è divisa. Lo stesso su cui ora rischia di inciampare pure l’Italia. Offrendo alla comunità internazionale l’immagine di un Paese che neanche dinnanzi a oltre 900 morti, a 150 ostaggi e a migliaia di feriti e dispersi riesce a trovare un accordo sulla lotta al terrorismo islamico e la solidarietà a uno Stato aggredito.

C’è tempo fino all’ora di pranzo, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani andrà a riferire in aula alla Camera sul conflitto israelo-palestinese e la sorte degli italiani, compresi due ostaggi, che nell’area mediorientale vivono e lavorano. È dopo le sue comunicazioni che andranno presentate le risoluzioni. Il centrosinistra è già in preallerta e ne sta preparando una propria che ponga in particolare l’accento sul percorso di pace. Se dovesse fallire la mediazione guidata dai capigruppo in Senato di FdI Lucio Malan e del Pd Francesco Boccia si procederà con la votazione ognuno per sé. Ma certo indebolirebbe la posizione del governo. Ciò che riuscì a Mario Draghi sull’Ucraina, quando anche l’unico partito di opposizione – Fratelli d’Italia – votò a favore della risoluzione di maggioranza, consolidando un fronte compatto contro l’attacco russo, potrebbe non riuscire oggi a Giorgia Meloni.