Primo sì in Cdm. Meno vincoli anche per chi guiderà le province. Alla fine, dopo mesi di lavoro al ministero dell’Interno, il primo obiettivo è stato raggiunto: il governo ha deciso di modificare la legge Severino […]

(DI LORENZO GIARELLI E GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Alla fine, dopo mesi di lavoro al ministero dell’Interno, il primo obiettivo è stato raggiunto: il governo ha deciso di modificare la legge Severino che prevede l’incandidabilità, ineleggibilità e decadenza per gli amministratori locali condannati in via definitiva e la sospensione per 18 mesi anche in caso di condanna in primo grado.

La modifica della legge Severino, chiesta a gran voce dagli amministratori di tutti i partiti, compreso il Pd, è stata inserita nella riforma del Testo Unico degli Enti Locali che il governo ha approvato (anche se in fase preliminare) ieri in Cdm.

Si tratta di un disegno di legge delega e quindi contiene solo i principi generali che poi dovranno essere attuati coi decreti legislativi. All’articolo 2 però è stato inserito un comma piuttosto esplicito a riguardo della Severino: nel testo, che ieri ha iniziato il suo percorso, viene prevista una “revisione organica delle disposizioni in materia di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità” degli amministratori locali. Sarà il governo, entro dodici mesi, a stabilire i dettagli, ma l’ipotesi minima è quella di eliminare la sospensione di 18 mesi.

La norma va letta in combinato disposto con l’abolizione dell’abuso d’ufficio inserito nel disegno di legge Nordio. Le due misure, è la tesi dell’Anci, negli ultimi anni hanno paralizzato la Pubblica amministrazione e così il governo ha deciso di intervenire anche alla luce delle responsabilità sempre maggiori causate dalla “messa a terra” dei fonti del Pnrr.

Di certo l’idea di allentare i criteri per l’incandidabilità di sindaci e presidenti di Provincia (la destra vuole ripristinarle) non dispiace anche fuori dalla maggioranza. Italia Viva sostenne il referendum di Lega e Radicali per l’abolizione tout court della legge e pure il Pd ha una corposa componente che spinge per modificare le regole. In testa ci sono gli stessi sindaci, con tra gli altri Giorgio Gori, Antonio Decaro e Matteo Ricci a guidare la truppa di chi, oltre alla Severino, plaude pure allo svuotamento dell’abuso d’ufficio. Non è una minoranza: a dicembre i gruppi hanno presentato alla Camera e al Senato due proposte di legge per eliminare la parte della Severino che stabilisce la sospensione di 18 mesi per i sindaci condannati. Non regge granché l’obiezione che i tempi siano cambiati con l’elezione di Elly Schlein alla segreteria. Anzi, basta leggere il testo della mozione congressuale con cui si è candidata alle primarie per accorgersi che pure dal nuovo corso Pd non c’è da aspettarsi barricate: “È necessaria una nuova carta delle autonomie per restituire agli enti locali il ruolo che spetta loro (…) anche con la modifica della legge Severino nella parte che riguarda i sindaci e delle norme sulla responsabilità politica, amministrativa e erariale dei sindaci”.