(Giuseppe Di Maio) – L’Italia è un laboratorio politico. Qui è nato il fascismo, qui è stato segnato il limite estremo della democrazia che dal populismo ha avuto il colpo di grazia. Ciò che rende possibile questa fabbrica di estremismi è la nostra società, “il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa”, come dal film “La Ricotta” di Pasolini. In quanto alla democrazia, essa è senz’alcun dubbio un progetto tra pari, un’ideazione elitaria che necessita della coscienza del singolo, del suo stato, della sua funzione nella società. Se così fosse, le elezioni fotograferebbero la composizione sociale attraverso la scelta di proposte politiche che includono gli interessi di ognuno. Invece il Parlamento riproduce le convenienze di una esigua percentuale di italiani, e la maggioranza degli elettori non è affatto rappresentata.

Quella che passa sotto il nome di “prima repubblica” è un periodo di relativa stabilità politica generata dalla legge elettorale proporzionale e da una composizione sociale in cui emergeva il “grande elettore”, figura autorevole che specie nella società meridionale veicolava il consenso e lo tratteneva dalla fluidità a cui ci ha abituato la storia recente. La democrazia, insomma, era garantita da un’esclusione di fatto di tanta parte della popolazione italiana dalla politica. La nuova legge maggioritaria ha tirato nell’agone gli estremismi che hanno prosperato nella contrapposizione e nella manomissione del consenso popolare attraverso la diffusione di miti e falsi vantaggi. L’asservimento dell’informazione al potere politico ha disperso ogni speranza che il popolo (polverizzato e liberato intanto dalle autorità morali e culturali) potesse avere una coscienza democratica ed elaborasse un’autonoma volontà generale.

L’obiettivo della politica è l’istupidimento dell’elettore da cui dovrà derivare il suo favore. Dal bollettino di nefandezze e abusi del circo Barnum che ora grida “verità” (sottosegretari che rivelano segreti di Stato, ministri che derubano il fisco e i dipendenti, le più alte cariche dello Stato che proteggono i figli che stuprano, onorevoli che ripristinano i vitalizi), una notizia spicca per ignominia su tutte. La commissione d’inchiesta sul Covid, voluta dalla maggioranza e da alcune sedicenti opposizioni, fa dell’Italia il solo paese in cui si processano i morti. Quello a papa Formoso è stato il primo, ma non l’unico. Se la realtà dei fatti ci dovesse mostrare le incapacità di un governo di fasulli, e le intenzioni di una banda di ladri incolti e retrogradi, allora ecco pronta la maniera di fare campagna elettorale perenne, riesumando una tematica dagli aspetti controversi che ha diviso l’Italia e il mondo, e a cui sono legate le fortune elettorali delle destre. La commissione è un coltello piantato nelle costole dell’opposizione, una riscrittura del buon governo del M5S e di Conte, che sono i veri nemici di tutti ladri.

Se non è il tempo di escludere di nuovo dal voto la maggioranza degli italiani.