Adozioni in Italia: tutti gli ostacoli che le scoraggiano

(Milena Gabanelli – Marta Camilla Foglia – corriere.it) – Sappiamo che il nostro Paese ha il tasso di natalità tra i più bassi del mondo, ragion per cui le famiglie disposte a adottare (e non sono poche) neonati o minori dovrebbero poter contare su una rete che faciliti un procedimento per sua natura complesso. Purtroppo avviene il contrario: sai quando l’iter inizia e non se e quando finisce. Partiamo dai requisiti di legge imprescindibili: essere sposati da almeno tre anni ed aver compiuto i 25 anni di età. Non è prevista l’adozione da parte dei single (salvo in casi eccezionali) o delle coppie omosessuali. Per quel che riguarda l’età bisogna farsi due conti, perché i tempi sono lunghi: al momento dell’inizio dell’iter di adozione di un neonato il genitore più giovane non deve aver superato i 41 annie i 58 per un minore diciassettenne. Chi possiede queste caratteristiche può iniziare la trafila.

Da che parte si comincia

Gli aspiranti genitori si rivolgono alla propria Asl di competenza per i primi colloqui conoscitivi e dichiarano la disponibilità all’adozione. Il passaggio successivo è l’intervento dei servizi sociali, che valutano le potenzialità genitoriali della coppia: il loro stato di salute fisica, l’equilibrio psicologico e la stabilità economica. Una procedura che richiede tempi non definiti, alla fine della quale i servizi sociali trasmettono la relazione al Tribunale dei Minori, che a sua volta approva o meno l’idoneità all’adozione. Se tutte le condizioni sono in linea con gli interessi del minore emette il decreto di idoneità. A questo punto la coppia deve scegliere se optare per l’adozione nazionale, per quella internazionale o per entrambe.

Adozioni nazionali

Ad occuparsi della ricerca del minore o neonato che soddisfi le richieste della coppia sono i servizi sociali e il Tribunale dei minori. Quando il bambino viene individuato, parte l’affido provvisorio della durata di un anno, durante il quale i servizi sociali monitorano. Se va tutto bene il Tribunale per i Minori autorizza l’adozione definitiva e il bambino diventa a tutti gli effetti un membro della famiglia adottiva.

Quanto lunghi però non esiste un solo dato. Un altro ostacolo alla possibilità di adozione è l’emanazione da parte di alcuni tribunali di Decreti di Idoneità vincolati al volere iniziale di una coppia, per esempio quello di adottare un bambino di pochi mesi e in perfette condizioni di salute. Se successivamente la coppia desidera considerare anche un’età superiore o uno stato di salute più fragile (e succede), il Tribunale non la ritiene valida. Alla fine l’unico dato certo lo comunica l’Istat: nel 2021 si è conclusa l’adozione per 866 minori italiani, mentre ogni anno le domande in attesa sono fra le 7 e 8 mila. Da notare: il decreto di idoneità all’adozione nazionale ha una validità di 3 anni. Se in quel tempo l’adozione non si conclude, si rinnova e l’attesa continua. Per quel che riguarda le spese, sono tutte a carico dello Stato.

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Adozioni internazionali

In questo caso la coppia, entro un anno dall’emanazione del decreto di idoneità, deve rivolgersi a uno dei 49 enti autorizzati dalla Commissione Adozioni Internazionali del Ministero della Giustizia. Si tratta di onlus private, e sono loro a valutare i candidati, consigliarli su quale Paese puntare e a seguirli nello svolgimento delle pratiche. Una volta scelto il Paese di origine, la coppia può presentare la richiesta di adozione presso le autorità competenti di quello stesso Paese. Quando la coppia viene abbinata ad un bambino deve recarsi nel Paese straniero, di solito più volte, e adempiere alle richieste delle autorità locali. Alla fine, è il Paese di origine, insieme alla Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), ad autorizzare l’adozione definitiva e a provvedere alla registrazione di stato civile. Nel 2022 le adozioni internazionali sono state 565, le pratiche pendenti 2382, ovvero gli iter adottivi in corso e per i quali ancora non si intravede una soluzione. I tempi di attesa medi per un’adozione continuano ad aumentare. Ad oggi chi vuole diventare genitore deve attendere 53,3 mesi (più di 4 anni).

Con un’attesa così lunga è aumentata anche l’età media dei genitori adottivi: nel primo semestre 2022 si attesta a 48,5 anni per il marito e 46,7 per la moglie.

Anche l’età media dei bambini adottati è molto alta: 6 anni e 8 mesi, e per il Brasile la media supera addirittura i 10 anni d’età.

Quando l’adozione è rapida

È il caso di sottolineare che se una coppia si rende disponibile per l’adozione di un bambino con bisogni speciali, sia a livello nazionale che internazionale, l’iter diventa improvvisamente rapidissimo. È possibile l’adozione anche per un single, sempre e solo nel caso di minori che presentano un deficit fisico, psichico o sensoriale, stabilizzato o progressivo, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (articolo 3 della legge 104 del 1992).

Costi e ostacoli

A differenza dell’adozione nazionale qui i costi sono a carico della famiglia e possono facilmente superare i 20 mila euro. Comprendono le spese per l’Ente, quelle legali, di viaggio (vitto e alloggio nel Paese d’origine del minore) e altri costi per traduzioni, interpretariato e visto. Va inoltre detto che una volta scelto un determinato Ente non si torna indietro. Qualora la coppia non fosse soddisfatta di come procedono le cose e decidesse di cambiare Ente, oppure a causa della chiusura delle frontiere del Paese inizialmente scelto, significa ricominciare l’iter da zero. Ad oggi tante famiglie sono bloccate in un limbo che non conosce una fine dopo la sospensione delle adozioni internazionali da parte di Ucraina, Russia e Cina.

La situazione a Milano

Per quanto riguarda il Tribunale dei Minori di Milano, che comprende 8 province (Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese) le domande di adozione internazionale sono calate diminuite drasticamente negli ultimi 15 anni, passando dalle 1.159 del 2006 alle 220 del 2022. Di queste 220 coppie, 122 hanno ottenuto l’idoneità, 75 hanno rinunciato. Il motivo? Non è dato sapere. Hanno probabilmente contribuito l’incertezza economica aggravata dalla lenta uscita dal Covid e dalle ricadute della guerra in Ucraina. Non dimentichiamo infatti che i costi delle adozioni internazionali sono significativi e tutti a carico della coppia. Invece sulle adozioni nazionali, nell’anno giudiziario 2021/2022 a Milano sono stati resi adottabili 80 minori a fronte di 530 domande presentate da coppie residenti su tutto il territorio nazionale. Quanto tempo però abbiano dovuto attendere le coppie non è dato sapere perché il sistema non è informatizzato, e non ci sono dati statistici.

Le domande senza risposta

A fronte di un quadro così complicato e incerto è evidente che le famiglie sono scoraggiate. E se si prova a cercarne le ragioni, non se ne viene a capo. Da un lato i Tribunali sostengono che i bambini adottabili purtroppo sono numerosi, ma mancano le coppie idonee a adottarli per la scarsità di domande presentate ogni anno. Dall’altro le Asl e gli stessi assistenti sociali (su cui pesa il lavoro di valutazione) sconsigliano alle famiglie di appoggiarsi allo Stato per indirizzarle verso gli Enti che si occupano di adozione internazionale.

In mezzo ci sono bambini, bambine e minori che crescono nel disagio, mentre le coppie desiderose di accoglierli in una famiglia vengono confinate in un limbo.

dataroom@corriere.it

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