Morto per Covid, ospedale colpevole

Ucciso dal Covid in reparto: “L’ospedale violò le regole”. La responsabilità della condotta dei medici accertata per la prima volta da un tribunale: “Misure anticontagio mai usate” […]

(DI ALESSANDRO MANTOVANI – Il Fatto Quotidiano) – Una perizia ordinata dal giudice civile individua responsabilità dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem) per un caso di contagio ospedaliero da Covid, seguito dal decesso. Non risale alla prima ma alla seconda ondata, inverno 2020-2021, quando le regole, almeno sulla carta, c’erano. Il signor Antonio aveva 85 anni, era cardiopatico e diabetico, era stato ricoverato al Cardarelli di Campobasso per i suoi problemi il 3 gennaio 2021 ed è stato rilevato positivo al Covid solo dopo 15 giorni e ben due tamponi negativi. A quel punto però aveva già la polmonite bilaterale e se n’è andato.

“Dopo la positivizzazione sembrerebbe che nessun sanitario abbia visitato il paziente rilevando l’obiettività toracica e riportando nel diario clinico gli elementi rilevati unitamente alla frequenza respiratoria – si legge nella perizia –. In alcuni giorni manca anche la misurazione della saturazione di ossigeno a conferma di una condotta quantomeno superficiale”, scrivono i medici legali, Raffaele Ciccarese e Anna Suriani, incaricati dal presidente della sezione civile del Tribunale di Campobasso, Enrico Di Dedda. Ma il guaio è iniziato prima: “Non è possibile evincere che le misure indicate nelle procedure emanate dall’Azienda sanitaria regionale del Molise per fronteggiare l’emergenza Covid siano state effettivamente poste in atto”, si legge nella relazione. Insomma, avrebbero solo copiato le circolari ministeriali. Secondo i consulenti del giudice al Cardarelli mancavano i percorsi separati per i pazienti Covid e non c’è prova dell’avvenuta formazione anti-contagio di medici e infermieri. Del resto, tra un focolaio e l’altro, i sindacati protestavano e l’allora primario di Chirurgia, Giuseppe Cecere, paventava per iscritto il rischio di “epidemia colposa”.

“Per la prima volta i periti di un tribunale accertano che un paziente Covid è morto a causa delle condotte dei sanitari”, dice l’avvocato Vincenzo Iacovino che assiste i familiari del signor Antonio nella causa per danni contro l’Asrem e il suo assicuratore Amtrust Europe Limited. Nessuno sa quanti siano gli italiani uccisi dal Covid preso in ospedali, cliniche e Rsa. Sono stati disposti risarcimenti per alcuni casi di medici, infermieri e altri operatori sanitari e non, considerati incidenti sul lavoro. Per il resto pendono cause e procedimenti penali in mezza Italia oltre all’azione civile promossa a Roma dai legali dell’associazione #Sereniesempreuniti contro il governo e la Regione Lombardia, cui hanno aderito oltre 600 familiari di deceduti, anche abbandonati in casa senza cure: dal dicembre 2020 non si è ancora iniziato a discutere nel merito.

A Campobasso l’avvocato Iacovino, per conto del locale Comitato dei familiari, ha già depositato la perizia civile nella cancelleria della giudice per le indagini preliminari Roberta D’Onofrio, davanti alla quale oggi si discute l’opposizione alla richiesta di archiviazione, avanzata dal procuratore Nicola D’Angelo, di uno dei procedimenti penali aperti sulla gestione del Covid in Molise. L’ex commissario Angelo Giustini, il direttore Asrem Oreste Florenzano e i dirigenti Maria Virginia Scafarto e Celestino Sassi sono indagati a vario titolo per omissione di atti di ufficio, epidemia colposa e interruzione di pubblico servizio.

Il procuratore ha rilevato “criticità (alcune francamente imbarazzanti!) che hanno determinato una grave crisi gestionale”, ma ha concluso che “non si può dimostrare che determinate persone sarebbero sicuramente sopravvissute” nel caso di “condotte alternative”. D’Angelo, un po’ rassegnato, scrive anche che “i molisani (…) hanno sempre preferito ricoverarsi e/o operarsi altrove, optando per ospedali del Nord Italia e in primo luogo della Lombardia. Eppure la sanità lombarda non ha certo brillato nell’affrontare l’emergenza Covid”. Per il pm non ci sono reati perché non c’era dolo e perché la Cassazione non ammette il reato di epidemia colposa in forma omissiva: l’ha ribadito anche nel 2021 per un decesso Covid in una Rsa. È l’ostacolo incontrato da tutte le Procure, anche a Bergamo dove si indaga sulla mancata applicazione dei piani pandemici.

L’avvocato Iacovino chiede invece di chiamare in causa i responsabili del ministero della Salute che non intervennero quando in Molise non si mettevano d’accordo su dove fare il Centro Covid. E chiede di sentire medici e infermieri tra cui l’allora primario di Chirurgia, Giuseppe Cecere: “Fin dai primi mesi del 2020 – racconta Cecere al Fatto – con gli altri responsabili scrivemmo che il Cardarelli non poteva essere ospedale Covid”. Invece finì così. Altri fascicoli aperti riguardano la presunta falsificazione dei numeri delle terapie intensive, il sistema dell’ossigeno malfunzionante, i ritardi nell’approntare una “Torre Covid” separata dal Cardarelli e alcuni decessi. È il disastro della sanità pubblica in una Regione dove il politico più influente è l’eurodeputato Aldo Patriciello, signore della sanità privata.

Nella richiesta di archiviazione il procuratore rileva che in Molise l’eccesso di mortalità non è stato più alto che altrove. E che il Cardarelli ha avuto tre focolai contro i quattro del Gemelli Molise, ospedale privato convenzionato ora ceduto al fondo svizzero Responsible Capital. Che però fa una politica diversa: ha appena chiuso con una transazione un altro caso fatale di contagio ospedaliero.