Caccia alla prof.

(Giacomo Amadori – la Verità) – La difesa di Matteo Renzi è ancora convinta di avere delle carte da giocarsi per dimostrare le incongruenze del racconto della professoressa di Viterbo che ha ripreso l’ex premier mentre parlottava con l’ex agente dei servizi segreti Marco Mancini.

Da fonti investigative apprendiamo che la Procura di Roma riterrebbe che il racconto della docente sia stato già sufficientemente scandagliato e che non presenti falle. L’insegnante era dove diceva di essere il giorno che ha fatto le riprese e non sarebbero emersi mandanti, non avendo avuto l’indagata contatti con giornalisti, politici o uomini dei servizi, prima di realizzare quelle immagini.

E le nuove prove depositate con una consulenza? Non modificherebbero in nulla il risultato delle investigazioni. Ma i legali di Renzi e Mancini continuano a scavare tra le contraddizioni della professoressa.

Cioè sulle irrilevanti incongruenze di un racconto fatto da una donna travolta da una vicenda più grande di lei e marcata a vista da agguerriti avvocati, politici di lungo corso, ex agenti dei servizi segreti rotti a ogni esperienza, cronisti eccitati dalla gazzarra.

A proposito di particolari che non tornano, ieri Luigi Panella, legale di Renzi e Mancini, ha riconosciuto di potersi essere sbagliato sugli orari degli spostamenti della prof quel 23 dicembre 2020: «Mi conceda di non aver fatto verificare solo i tempi di percorrenza».

Ha detto niente, gentile avvocato.

Sulla durata di quei trasferimenti si sta giocando la battaglia sulla credibilità della signora. E allungare i tempi (a causa del traffico) mina la sua versione. Peccato che l’antivigilia di Natale di due anni fa sulle autostrade la circolazione fosse particolarmente scorrevole. «Ha ragione: i trasferimenti extra regionali non erano consentiti», ci concede ancora Panella. Ma poi rilancia: «Le assicuro che il traffico autostradale non è il tema sul quale abbiamo fondato le nostre perplessità. I dati completi li abbiamo forniti alla Procura, che farà le sue verifiche. Le storie vanno raccontate alla fine, avendo a disposizione tutti gli elementi. Magari ci scriverà un libro».

Nei prossimi giorni l’insegnante, su richiesta del suo avvocato, Giulio Vasaturo, sarà interrogata dalla Procura (è un diritto della donna dopo l’avviso di chiusura delle indagini) e verranno acquisiti alcuni documenti. Poi gli inquirenti dovranno decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Per i magistrati, che hanno iscritto la professoressa per l’articolo 617 septies del codice penale, la materialità del reato c’è (vale a dire la ripresa fraudolenta), ma bisognerà individuare il «danno di reputazione» eventualmente creato a un politico ripreso in pubblico non con l’amante, ma con un dirigente dei servizi segreti.

La norma è contestata a «chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati». La pena può arrivare sino a quattro anni. In realtà Renzi, l’8 maggio 2021, aveva presentato querela per abuso d’ufficio e per l’installazione di apparecchiature atte a intercettare.

L’ipotesi iniziale del senatore rignanese era, dunque, che a commettere il reato fosse stato un pubblico ufficiale, probabilmente uno 007. Questo aveva nella testa Renzi quando ha presentato querela. Ma la Procura di Roma non ha individuato nessuno spione infedele, né l’utilizzo di attrezzature vietate e così ha contestato alla povera professoressa la norma sulla realizzazione di video illeciti che, però, devono avere come oggetto «incontri privati» ed essere «compiuti fraudolentemente».

Un colloquio in un’area pubblica (si tratta di bene demaniale) e en plein air non può certo ritenersi un «incontro privato», poiché chi vi partecipa rinuncia implicitamente alla tutela prevista dalla legge. È stato lo stesso Renzi a spazzare il terreno da questa possibile ipotesi. Nell’intervista con Report il giornalista gli parla di «incontro riservato» con Mancini e l’ex premier risponde stizzito: «Marco Mancini è uno dei dirigenti dei servizi segreti con cui ho avuto incontri… riservati… penso di averlo visto anche all’autogrill, quindi figuriamoci. […] A meno che lei non voglia dire che l’incontro all’autogrill fosse riservato… visto che c’erano persino le telecamere».

Probabilmente manca pure il requisito della «fraudolenza», dal momento che l’insegnante non risulta aver messo in atto «artifici e raggiri» per riprendere. Quel giorno non vi è stato alcun contatto tra la «regista» e gli «attori» e la stessa non si sarebbe nascosta per fare le riprese.

Il leader di Italia viva, durante l’intervista, aggiunge: «Sarebbe interessante sapere chi vi ha dato il video. È molto strano che ci fosse all’autogrill casualmente qualcuno a riprenderci… chissà come mai». Insomma non è vero che l’ex capo del governo non immaginasse qualche complotto come qualcuno ha provato a dire.

Ma adesso la docente è accusata del tipico reato che viene contestato a chi riprende due amanti clandestini e poi danneggia la loro reputazione. O anche a chi filma di nascosto un amplesso e poi diffonde le immagini. Renzi e Mancini nel video appaiono completamente vestiti e intenti, come rivendica il fu Rottamatore, a discutere di questioni istituzionali.

Ricordiamo che nel 617 septies «la punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni» avviene «per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca».

Cosa che mette al riparo la redazione di Report dalla querela di Renzi. Non da quella di Mancini che ha denunciato per diffamazione i giornalisti della trasmissione presso la Procura di Ravenna (città in cui risiede), un ufficio giudiziario presieduto sino a gennaio 2021 da suo fratello Alessandro, poi promosso alla Procura generale dell’Aquila e da qui trasferito dal Csm per incompatibilità. I pm hanno iniziato a indagare.

Alla fine gli inquirenti hanno iscritto pure il reato di rivelazione di segreto, palesemente compiuto a Roma, e, dopo aver svolto varie attività istruttorie che forse non avrebbero dovuto essere compiute in Romagna, hanno trasferito il fascicolo nella capitale. Nella mente di chi denuncia la rivelazione sarebbe stata compiuta da un ex appartenente del Sisde che durante Report avrebbe riconosciuto Mancini nel video della professoressa. Ma anche questo fascicolo rischia di non andare molto lontano.

3 replies

  1. Così un normale cittadino ci pensa su, non una, ma diecimila volte prima di comunicare qualcosa che ha visto o sentito .
    Gli addetti ai lavori, invece (inquirenti), verranno zittiti dalla politica.

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    • Ma infatti: chissà come mai Roma è così solerte quando c’é da mettere sotto processo la RAGGI, mentre Renzi riesce ad intimidire i PM che indagano su di lui (a Firenze, vedi appello prontamente ripreso dal guardiagingilli Nordian), e a far mettere sotto accusa chi ha notato un fatto degno d’interesse pubblico, INVECE DI DARE SPIEGAZIONI SERIE sul perché si incontrava con l’agente Mancini.

      E’ veramente assurdo, a dire il minimo. Come nota l’articolo, in un ambiente PUBBLICO non si può accampare la scusa della propria privacy e il diritto di cronaca, quello che i nostri politicastri vorrebbero cancellare, esiste ancora.

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