Club omosessuali e film a luci rosse nei seminari: le accuse alla Chiesa nel libro postumo di Benedetto XVI

In 190 pagine e sei capitoli vengono raccolti tutti gli scritti composti nel monastero di Mater Ecclesiae dove ha vissuto Joseph Ratzinger dopo la sua rinuncia al ministero petrino

(di Franco Bechis – open.online) – In diversi seminari già alla fine degli anni Sessanta «si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari». Lo scrive Benedetto XVI in uno dei capitoli di Che cos’è il cristianesimo- Quasi un testamento spirituale, pubblicato postumo da Mondadori su indicazione precisa del Papa emerito. In 190 pagine e sei capitoli vengono raccolti tutti gli scritti composti nel monastero di Mater Ecclesiae dove ha vissuto Joseph Ratzinger dopo la sua rinuncia al ministero petrino. Gli scritti sono stati affidati dallo stesso Benedetto XVI al teologo Elio Guerriero e pubblicati a cura anche di monsignor Georg Ganswein.

«Dopo le dimissioni ero esausto»

È lo stesso Ratzinger a scrivere il primo maggio 2022 la prefazione stabilendo che «questo volume (…) deve essere pubblicato dopo la mia morte. La curatela l’ho affidata al dottor Elio Guerriero, che ha scritto una mia biografia in lingua italiana ed è da me conosciuto per la sua competenza teologica. Per questo gli affido volentieri questa mia ultima opera». L’incipit della sua prefazione ha toni quasi drammatici: «Quando, scrive Benedetto XVI, l’11 febbraio 2013 annunciai le mie dimissioni dal ministero del successore di Pietro, non avevo piano alcuno per ciò che avrei fatto nella nuova situazione. Ero troppo esausto per potere pianificare altri lavori».

«Un vociare assassino contro me»

Non meno drammatici i toni della ricostruzione fatta nella premessa dal teologo Guerriero, che racconta come dopo il polverone di polemiche nato per un suo contributo inserito nel libro del cardinale Robert Sarah, Benedetto XVI decise che ogni suo scritto successivo sarebbe stato pubblicato solo post mortem, spiegando allo stesso Guerriero: «Da parte mia, in vita, non voglio pubblicare nulla. La furia dei circoli a me contrari in Germania è talmente forte che l’apparizione di ogni mia parola subito provoca da parte loro un vociare assassino. Voglio risparmiare questo a me stesso e alla cristianità».

Film a luce rossa per educare i seminaristi a resistere

Nello stesso scritto in cui parla dei club gay nei seminari (che per altro fu pubblicato in lingua tedesca e poi tradotto in italiano nel 2019 sul sito del Corriere della Sera senza che nessuno cogliesse la gravità di quanto scritto) Ratzinger racconta che «in non pochi seminari studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio”. Benedetto XVI riflettendo sugli scandali sessuali che dilagavano nella Chiesa, riporta anche un episodio: «Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva permesso di mostrare ai seminaristi dei film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede».

Giovanni Paolo Magno

Inedito anche lo scritto di Benedetto XVI in occasione del centenario della nascita di Giovanni Paolo II. Ricorda il giorno della sua morte e gli striscioni in piazza San Pietro per farlo “Santo subito”. Ma aggiunge un particolare : «In vari circoli di intellettuali si era discusso della possibilità di concedere a Giovanni Paolo II l’appellativo di Magno”. Benedetto XVI spiega che solo due papi sono stati appellati con “Magno”: Leone I (440-461) e Gregorio I (590-604). Leone I convinse il capo degli unni Attila a risparmiare Roma, la città degli apostoli Pietro e Paolo. Gregorio I riuscì a salvare più volte Roma dai Longobardi: «La parola Magno ha una impronta politica presso entrambi», notava il Papa emerito. Aggiungendo che la storia di Giovanni Paolo II è innegabilmente somigliante alla loro: «Il potere della fede si rivelò una forza che, alla fine del 1989, sconvolse il sistema di potere sovietico e permise un nuovo inizio». Per questo San Giovanni Paolo II potrebbe anche diventare Magno.

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3 replies

  1. Dovrebbe essere obbligatorio sposarsi, per i preti. Hanno talmente tante opportunità di incontri e di segretezza, che una moglie che “controlla” e “normalizza” dovrebbe essere il minimo.
    Del resto l’ invenzione (tarda) del celibato serviva ad assicurare all’ Istituzione che tutti i beni della persona ( assai spesso cospicui: nelle famiglie “bene” c’era sempre qualcuno, tra i cadetti, obbligato alla carriera ecclesiastica) non andassero dispersi tra i discendenti.
    Andare contro natura non è mai un bene ed infatti da sempre la toppa è peggio del buco (amori omosessuali, amanti, scandali silenziati… basta che non si sappia…).

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