La rincorsa al terzo mandato

Spunta la proposta di sopprimere per i governatori, come per i sindaci, il limite di due mandati consecutivi. Come vorrebbero De Luca ed Emiliano

La rincorsa al terzo mandato

(Gian Antonio Stella – corriere.it) – Narrano la leggenda e le cronache locali che il diccì Lorenzo Cappelli, per tre legislature parlamentare anche a Roma, restò sindaco di Sarsina, il paese appenninico romagnolo noto per aver dato i natali a Plauto, per 12 mandati consecutivi (altri tempi…), dal 1946 al 2009. Ammetterete quindi come sia comprensibile che qualche governatore regionale, per quanto esente da ogni vanità, possa sognare di restar «al servizio» della propria comunità il più possibile.

C’è chi dirà che perfino capi di governo come Giulio Andreotti (7 volte a Palazzo Chigi e 34 volte ministro) o presidenti regionali come il veneto Giancarlo Galan (15 anni dal ’95 al 2010) o il lombardo Roberto Formigoni (18 dal ’95 al 2013 quando fu travolto da problemi giudiziari) si pentirono forse, verso la fine, di essersi eccessivamente esposti. Come annotò a metà ’800 Giuseppe Giusti, il troppo stroppia…

Eppure a dicembre, rivela un documento accantonato (per ora) perché la Meloni aveva già abbastanza grane con la Finanziaria, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome (presidente il friulano Massimiliano Fedriga, vice il pugliese Michele Emiliano) ha infilato una proposta. Sopprimere per i governatori, come per i sindaci, il limite di due mandati consecutivi. Testuale: «all’articolo 2, comma 1, della legge n. 165 del 2004, la lettera f) è sostituita con la seguente: f) previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del terzo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia».

Parole criptiche figlie di un linguaggio funzionale proprio a essere compreso solo dagli addetti. Ma qualcosa si capisce lo stesso: la decadenza di un governatore dopo il secondo mandato fissata nella modifica costituzionale del 2001 all’articolo V non deve più essere automatica. Come sarebbe al prossimo giro nel caso del già citato Michele Emiliano e del campano Vincenzo De Luca, che da mesi sostiene che due mandati sarebbero pochi per dare a una Regione una svolta vera. Per non dire di Luca Zaia che, eletto nel 2010 prima che le regole del Veneto fossero aggiornate con quella legge del 2001, è già al terzo mandato. Come finirà? Boh… Resta il tema: ma a chi è già governatore da tanto tempo conviene davvero restare ancora e ancora?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

    • Stralci, mi pare che, in questo caso, la parola governatore, essendo espressa in minuscolo e accompagnata da “regionale”, assuma più un carattere generico che non di titolo ufficiale, cioè possa essere interpretata come “colui che governa la regione”.
      Es.: “il re della moda” o “della camorra”, che non si riferisce certo ad un incarico monarchico, ma ad una generica sovranità nel relativo campo.
      È vero, però, che spesso il termine “Governatore”, al pari di “Premier”, viene usato impropriamente, per una sorta di esterofilia del linguaggio o forse solo per brevità espressiva.

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      • La ringrazio per aver commentato. “assuma più un carattere generico che non di titolo ufficiale”

        Dovrebbe essere così ma i Mass media ed i politici usano il termine Governatore (americanismo) – in qualsiasi contesto – per esaltare la carica non per indicare “colui che governa la regione” che è il Presidente del Consiglio regionale.
        Ho approfondito la questione anche in Whistleblower? Chi è costui?

        https://www.stralci.info/articoli/%f0%9f%8c%8d-globalizzazione/whistleblower/

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      • Sì sì, sono assolutamente d’accordo che, troppo spesso, il termine venga usato a sproposito.
        Mi riferivo, infatti, solo a questo caso particolare…
        Tra l’altro, sono particolarmente “severa” nei confronti dell’uso di americanismi e affini, quando non strettamente necessario.
        La mia particolare classifica negativa vede al primo posto la pronuncia inglese del termine latino “plus”, pronunciato, appunto, “plas”. Grrrr.
        Il nostro atteggiamento prono nei confronti del mondo anglosassone si esprime anche in questi piccoli particolari.

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  1. Ma si questa legge s’ adda fare non possiamo stare senza don vicienz,senza le sue perle di saggezza in diretta su’ lira tv.Abbiamo bisogno di lui jamm jà 🤔

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