Delenda Cartabia, amnistia di fatto

Prevedere un termine di due anni (salve eccezioni) per la fase di appello, dopo i quali scatta l’improcedibilità, significa far prescrivere quasi tutti i processi in cui sia stato proposto l’appello. La cosiddetta riforma Cartabia contiene disposizioni frequentemente […]

(DI PIERCAMILLO DAVIGO – Il Fatto Quotidiano) – La cosiddetta riforma Cartabia contiene disposizioni frequentemente caratterizzate da irragionevolezza. Per ridurre i tempi del procedimento penale è necessario modificare il codice di procedura semplificandolo, ridurre il numero di procedimenti e invogliare gli imputati a scegliere riti alternativi a quello ordinario.

La riforma non semplifica, ma complica ulteriormente il processo penale, cerca di ridurre il numero di procedimenti estendendo la perseguibilità a querela (cioè su specifica richiesta della persona offesa) ma contemporaneamente riduce la propensione a scegliere i riti alternativi.

La perseguibilità a querela di molti reati sarebbe apprezzabile se effettuata con ragionevolezza. Non sembra che tale ragionevolezza vi sia quando si rendono perseguibili a querela reati caratterizzati da violenza alle persone o da minaccia, persino quando ricorra la circostanza aggravante del metodo mafioso (ora, almeno in questa ipotesi, secondo notizia di stampa il governo vorrebbe ripristinare la perseguibilità d’ufficio).

Ad esempio, rendere perseguibili a querela della persona offesa reati come lesioni personali gravi o il sequestro di persona semplice rischia di esporre la vittima a ulteriori minacce o violenze affinché non proponga querela o, dopo averla proposta, la rimetta. Così chi si è preso una scarica di legnate, rischia di riceverne altre se prova a tutelarsi. Quand’anche chi lo bastonasse fosse una persona comune e non un mafioso, le legnate fanno male lo stesso.

Ci sono poi reati nei quali, in caso di flagranza, le forze di polizia non potranno arrestare, per l’impossibilità di rintracciare tempestivamente il titolare del diritto di querela. Un esempio è il furto degli apparecchi Atm (bancomat) che di solito avviene con un bulldozer di notte. Come faranno gli agenti operanti a rintracciare a quell’ora l’amministratore delegato della banca o il direttore della filiale, per chiedergli se intende sporgere querela?

Vi sono reati per i quali è interesse dello Stato che vengano proposte denunce tempestive e veritiere: ad esempio il furto d’auto. Frequentemente per commettere reati, anche gravi, rapine, attentati ecc. si rubano autovetture. Normalmente i proprietari delle autovetture rubate sporgono denuncia. Nell’ipotesi in cui la denuncia sia falsa il denunciante commetteva il delitto di simulazione di reato. Se il furto d’auto diviene perseguibile a querela, la mera denuncia non sarà idonea a integrare la simulazione di reato.

Un ripensamento della perseguibilità a querela per queste e altre ipotesi è urgente.

Ma dove la riforma otterrà effetti devastanti è nella riduzione della propensione a chiedere patteggiamenti o giudizi abbreviati.

In un precedente articolo (pubblicato sul Fatto Quotidiano del 10 giugno 2021 con il titolo “La perversione della prescrizione”) citavo la relazione della Commissione ministeriale di studio per elaborare proposte di riforma in materia di processo e sistema sanzionatorio penale che affermava: “La Commissione muove dalla premessa che lentezza del processo e prescrizione del reato sono due problemi diversi, che si alimentano reciprocamente. Processi lenti favoriscono la prescrizione; la prospettiva della prescrizione favorisce processi lenti”. La stessa Commissione rilevava che, a oggi, l’arretrato delle Corti d’appello è pari al doppio dei processi definiti ogni anno, sicché tali Corti impiegherebbero due anni solo a smaltire l’arretrato se non arrivasse loro più nessun processo.

Questa essendo la situazione (non secondo me, ma secondo la Commissione ministeriale) prevedere un termine di due anni (salve eccezioni) per la fase di appello, dopo i quali scatta l’improcedibilità, significa far prescrivere (o meglio dichiarare improcedibili, ma l’effetto è lo stesso) quasi tutti i processi in cui sia proposto appello. Sostanzialmente si avranno gli effetti di un’amnistia senza neppure i benefici che le amnistie avevano di eliminare i processi, perché comunque dovranno essere celebrati tutti i giudizi di primo grado.

In un altro articolo (pubblicato sempre su questa testata il 3 giugno 2021 con il titolo “Non sono riforme ma cure palliative”) ricordavo che la stessa Commissione aveva scritto: “È noto da sempre che la chiave del successo di un impianto accusatorio è rappresentata da un efficace compendio di riti alternativi, in grado di assorbire un’elevata percentuale di procedimenti, per riservare il dibattimento, articolato e ricco di garanzie, a un numero circoscritto di casi. È altrettanto noto che questa previsione – espressamente formulata dal legislatore del 1988 – è quella risultata maggiormente inattuata negli oltre trent’anni di applicazione del nuovo codice di procedura penale, nonostante i numerosi interventi che hanno tentato di potenziare l’appetibilità dei procedimenti speciali”.

Ancora sul Fatto Quotidiano del 1° agosto 2021, scrivevo che proprio per incentivare i riti alternativi era stato cambiato l’art. 79 della Costituzione della Repubblica (con legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1) prevedendo per le leggi di amnistia e indulto la maggioranza dei due terzi. Era ed è evidente che un imputato sceglierà di “patteggiare” solo se gli conviene, altrimenti no. Se, aspettando, arrivava l’amnistia o l’indulto (in media nei cinquant’anni precedenti l’entrata in vigore del codice di procedura penale del 1988 i provvedimenti di quel tipo si erano susseguiti al ritmo di uno ogni anno e mezzo) nessuno patteggia, perché nessuna pena è sempre preferibile a una pena ridotta. Ma una improcedibilità generalizzata in appello determina gli stessi effetti di disincentivare i riti alternativi con la conseguente impossibilità di far funzionare il processo accusatorio.

Peraltro, il prevedibile incremento di impugnazioni, vanificherà anche l’aumento dei termini per la improcedibilità previsto da disposizioni transitorie.

Questa riforma ci esporrà a rilievi dell’Unione europea, in punto di tutela delle vittime, già desumibili da pronunzie della Corte di Giustizia, oltre che dalla Corte europea del Diritti dell’Uomo.

L’Unione europea ci chiede di ridurre i tempi dei processi, non di smettere di farli o di smetterla di finirli!

3 replies

  1. Lo hanno fatto coscientemente, sapendo benissimo cosa stavano facendo.
    Ormai da noi è Sud America.
    La faccia (di legno) ce l’ha messa la cartabia, che ora risarciranno con qualche carica adeguata al CSM, ma dietro aveva tutto il governo, 5 stelle compresi (ho smesso di credere in loro proprio in quel momento).

    Ma un paese senza giustizia dura poco, e se subito ci guadagnano i criminali dei piani alti, poi in un secondo tempo saranno quelli a perderci di più, avendo di più da perdere.

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  2. E poi hanno la faccia di dire che hanno vinto la mafia!

    Incredibile.

    E il PD vorrebbe la cameriera secca al CSM!!!!!

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