Siamo stati loro

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Non dev’essere per nulla facile difendere l’autore di un omicidio. Di solito si finisce sempre per tirare in ballo l’infermità mentale, e così ha fatto anche l’avvocato di Costantino Bonaiuti, l’uomo che ha ucciso Martina Scialdone all’uscita da un ristorante di Roma, alludendo alle difficoltà psicologiche del suo assistito. Se si fosse fermato lì, il legale sarebbe rimasto nel suo. Invece vi ha aggiunto una chiamata collettiva di correo: «Se tutti avessero fatto il loro lavoro, il loro compito di cittadini, questa ragazza sarebbe ancora viva».

L’avvocato Taglialatela mi perdonerà, ma una simile supercazzola può funzionare giusto nella patria del benaltrismo, dove si pensa che il modo migliore per ridurre le responsabilità di un individuo consista nell’allargarle al mondo intero. Supponiamo pure che durante il litigio tra vittima e carnefice, avvenuto ancora all’interno del ristorante, qualcuno degli astanti non abbia avuto sufficiente presenza di spirito per cogliere il reale pericolo che la donna stava correndo. E reclutiamo sociologi filosofi per indagare le ragioni del decadimento di valori come l’attenzione verso il prossimo, il coraggio, la solidarietà. Resta il fatto che l’eventuale e al momento indimostrato lassismo delle ultime persone che hanno visto viva Martina Scialdone non ridimensiona di una virgola il ruolo e le colpe dell’assassino. Certe scuse riportano alla memoria gli anni dell’asilo, anche se ormai l’asilo è uno stato d’animo che dura tutta la vita.

1 reply

  1. Ormai è un mantra: la colpa è “nostra”. Della “società”, cioè di tutti noi. Avanti un altro.
    Eppure non mancano gli episodi in cui il povero incolpevole, che ha cercato di dare una mano, ci è rimasto secco; di quello che ha denunciato ed ha subito pesanti ritorsioni, nei suoi confronti e della propria famiglia. Per non parlare delle donne spinte a denunciare ( una, due, tre volte…) e l’ unico risultato è stato quello di esasperare ancora di più il suo aguzzino, libero e intoccato.
    Eh, no, signori: ci sono lo Stato e le cosiddette “forze dell’ ordine” ( per lo più invisibili…) che vengono pagati apposta per prevenire, intervenire, reprimere. Ma leggi sciagurate ( finchè non ti fa niente non possiamo farci niente, ed anche dopo, con un buon avvocato…) e una buona dose di… disorganizzazione (eufemismo), fanno sì che tutto si metta in moto, con grande dispendio di soldi, solo “dopo”, e soprattutto se il caso riceve visibilità in TV.
    Insomma, chi muore giace e chi vive si dà pace. Anzi, spesso l’ assassino trova “fidanzate” adoranti in carcere e quando esce è persino sistemato.

    Da noi le vittime non interessano: qualche palloncino ai funerali, applausi, fiaccolate… Sarà in Paradiso, tra gli angeli… Quasi quasi sta meglio…
    L’ assassino, invece, soprattutto se “cattura l’ attenzione” in qualche modo, farà guadagnare tanti e parlare molto di se’.
    Se poi è giovane e caruccio, dopo qualche anno di carcere – dove gli viene dedicato un programma TV, trova moglie e scrive persino un libro – eredita persino quel patrimonio per impossessarsi del quale ha ucciso entrambi i genitori. Che lo amavano tanto e certamente da “lassù” lo avranno perdonato….
    Da noi funziona così…
    “Colpa” di tutti, “colpa ” di nessuno. Si muovono psicologi e psichiatri: ah, questa “società”!
    Se poi chi delinque è minorenne ( tutti diciassettenni, notato?), lo si definisce “balordo”, “bullo”, incapace di agire consapevoilmete, il piccino.
    Eppure ci ricordiamo bene, tutti noi, che anche a dieci anni ( e pure prima) sapevamo cosa fosse bene e cosa fosse male. Anche i “disagiati” lo sanno…
    Insomma, un Paese di colpevoli, siamo: della guerra, dei morti in mare, dei “disagiati”, degli omicidi non prevenuti: “Se i vicini avessero denunciato! Che società egoista!”.
    Ma se non servono neppure le reiterate denunce delle vittime per smuovere la “Giustizia”! E quando e se questa si muove, le malcapitate vittime vengono portate lontano, affidate a ostelli dove c’è di tutto, spesso retti da suore ( girano soldi anche lì) e sono loro a perdere la libertà, il lavoro, gli eventuali figli gli amici e la scuola: insomma, solo loro pagano. E il carnefice, libero e bello, continua tranquillo la propria vita.
    Insomma, tutti “colpevoli”. Meno quelli che dovrebbero agire, e sono tanti. Comodo, così.
    Avanti il prossimo, tanto l’ emulazione è servita ogni giorno: i media ci campano. Il “femminicidio” diviene una cosa normale, entra nel cervello, ci si “abitua” all’ idea: “Parla, parla, qualcosa resterà”.
    Va sempre peggio ma si continua: i palinsesti si riempiono gratis: “Signora mia sapesse…!”
    AH, questa società! Colpa nostra…

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