Fifa, mondiale a casa di MbS con la fondazione cara a Renzi

L’FII Institute, ente legato alla famiglia reale e in cui siede pure l’ex premier, da due anni ospita i dirigenti della Federazione. In un suo rapporto di due anni fa, Amnesty International denunciava lo sportwashing dei Paesi del Golfo: sfruttare lo sport per “rendere moderna la propria immagine […]

(DI LORENZO GIARELLI – Il Fatto Quotidiano) – In un suo rapporto di due anni fa, Amnesty International denunciava lo sportwashing dei Paesi del Golfo: sfruttare lo sport per “rendere moderna la propria immagine e far distogliere lo sguardo dalla pessima situazione dei diritti umani nel proprio Paese”. Il ritratto di ciò che succede in Arabia Saudita, dove l’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte dell’Al Nassr è solo l’ultimo episodio di questa strategia. Con un dettaglio che però riguarda anche l’ex premier italiano Matteo Renzi, i cui affari col governo saudita non sono estranei alla promozione dello sport a Riad e dintorni. Al punto che l’FII Institute, l’ente legato alla famiglia reale di bin Salman nel cui board of trustees siede il senatore, da due anni ospita nella sua kermesse i massimi dirigenti della Fifa, la federazione mondiale del pallone. E l’obiettivo non è certo un mistero: preparare le condizioni per portare a Riad i Mondiali di calcio del 2030, in perfetta continuità con quelli appena ospitati dal Qatar.

A fine ottobre, tra gli speaker della sesta edizione del FII – oltre a Renzi, ça va sans dire – c’era Gianni Infantino, il contestatissimo numero 1 della Fifa. In quell’occasione, Infantino aveva dialogato in collegamento da Doha con l’amministratore delegato dell’ente saudita, Richard Attias, a dimostrazione di quanto l’organizzazione e la famiglia reale tenessero all’appuntamento. Venti minuti di colloquio per magnificare il calcio, ma soprattutto il calcio nel Medio-Oriente.

Quanto Attias prende la parola, presenta Infantino come “la persona più potente del mondo”. Lui ringrazia e ricambia gli elogi all’Arabia: “Il calcio sta avendo un grande impatto sul Medio Oriente. La prossima (quella appena conclusa, ndr) non sarà solo la Coppa del Mondo del Qatar, ma di tutto il mondo Arabo, di tutto il Golfo. Sarà un’opportunità per questa regione per presentarsi al mondo in un altro modo, contro i pregiudizi che purtroppo ancora esistono”. Poi, un azzardato resoconto delle conquiste sociali ottenute grazie all’arrivo del Mondiale in Qatar: “Sui diritti dei lavoratori molto è cambiato. Per la prima volta ci sono stati salari minimi, in pochi anni è successo quello che in Paesi europei ha richiesto decenni”. E allora ecco l’impegno “a rendere il calcio ancora più global nei prossimi anni, perché il calcio non è proprietà esclusiva di qualcuno e deve crescere in tutto il mondo”. Arabia Saudita compresa, naturalmente. Riad lo sa bene e infatti già nel 2021 aveva ospitato il gotha della Fifa alla sua convention. Non Infantino, quella volta, ma la segretaria generale Fatma Samoura. Poco male, perché lo stesso Infantino aveva poi visitato di persona Riad in più di una occasione incontrando il principe bin Salman e il ministro per lo Sport Abdulaziz bin Turki Al-Faisal.

In tutto ciò, il ruolo del FII Institute – che ogni anno può arrivare a pagare Renzi fino a 80 mila dollari lordi per il suo lavoro – non è certo secondario. Detto degli ottimi rapporti con Infantino e con la Fifa, negli ultimi anni l’ente ha cercato di promuovere il calcio in vista del Mondiale 2030 (di cui Ronaldo sarebbe ambasciatore) senza però dimenticare il ritorno di immagine assicurato da altri sport molto popolari in Europa e negli Stati Uniti. È il caso della Formula 1, che dal 2021 si corre anche in Arabia Saudita (a Gedda, in particolare) dopo che il governo ha chiuso un accordo milionario con la Federazione automobilistica per ospitare per 10 anni il proprio Gran Premio.

A guidare la Fia, che organizza il Mondiale di Formula 1, fino al 2021 c’era Jean Todt, storico uomo dei successi di Michael Schumacher in Ferrari e poi potentissimo dirigente della Federazione per oltre un decennio. Un personaggio troppo importante per essere ignorato dall’FII saudita, che infatti lo ha ospitato più volte nei suoi panel di Riad.

Lo stesso Todt ha ottimi rapporti sia con Attias che con Renzi, con cui ha assistito al Gran Premio di Bahrein nel 2021, prima che Renzi presenziasse anche alla storica gara di Gedda. Un punto di partenza, quello, per il desiderio arabo di accreditarsi con l’Occidente attraverso lo sport. Anche grazie alla rete di relazioni e agli eventi dell’FII di Renzi.

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