In ricordo di Pino Daniele: musica divina

(BIAGIO RICCIO – glistatigenerali.com) – Non può dimenticarsi facilmente la befana dell’anno 2015. Il giorno 4 morì Pino Daniele.
Un gelido e cupissimo ricordo affligge ancora.
Il suo originalissimo sound era di una tessitura ricercata, si sposava con un ricamo rifinito da mano pregiata: chitarra sublime.
La lingua napoletana con lui prendeva in poesia, con disinvoltura e scioltezza.

Pino Daniele ha composto musiche originali ed irripetibili: dentro c’era il mare, la mitezza del clima del sud, i profumi e la freschezza di questa terra, la pigrizia dei suoi figli, associata alla gioia di sentirsi ricchi solo con una giornata di sole. Sentivi l’odoroso maggio, che qui a Napoli assurge ad era. Ma si rifletteva anche la sofferenza di un popolo, i suoi tormenti e le sue cadute, le lacrime e la paura, la storia dei suoi vicoli e delle sue strade, “i mille colori” di “una notte che non se ne va”, come i “giorni dispari” delle drammaturgie di Eduardo De Filippo.
Con pudicizia e levigato candore faceva trasparire questi affreschi, ritratti di vita vissuta di una Napoli ammirata e rimproverata, perché non comprendeva i suoi tesori.
Ma il suo sound era rarefatto in un’originalità di musiche che non attingevano a fonti tradizionali;egli infatti ha creato una musica di nuovo conio, di sua produzione: il blues partenopeo.
Chi conosce i segreti dell’arte musicale comprende la compiutezza di quelle partiture, che si rinnovano sempre: mai strutturate con lo stesso giro armonico ed arrangiate con cura meticolosa dei contrappunti.

Nessuna canzone di Pino è uguale ad una sua precedente.
Era un “Nero a metà”, aveva continuato un processo musicale nuovo e di avanguardia, nato con gli “Showmen” di Mario Musella e proseguito con “Napoli Centrale”, sino a ricomprendere tra i suoi musicisti il meglio tra quelli partenopei: Tony Esposito, James Senese, Zurzolo, Tullio De Piscopo. Ha suonato con grandi jazzisti: Chick Corea, Gato Barbieri, Wayne Shorter, Al Di Meola.
Ecco perché va nel Mito, che è la collocazione che sta ad appannaggio dei poeti, una dimensione particolare che stringe ed abbraccia solo chi vive di poesia, avvolta in melodie purissime.
Negli anni ‘80-‘90 c’erano Troisi, Maradona, Daniele. Era il Neapolitan Power, non solo Gomorra: il potere di una città con un’ aspirazione a capitale europea.

Ci restano le sue canzoni che hanno accompagnato la giovinezza ed i nostri amori.

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