Scaldate il forno, arriva la carne di cinghiale a chilometro zero!

(Massimo Calandri – la Repubblica) – È come col Covid: il freddo ha alimentato la circolazione anche di questo virus. In particolare tra Piemonte e Liguria. «Stiamo registrando due casi di contagio al giorno. Sono preoccupato», confessa Angelo Ferrari. Ieri, giusto per restare in media: a Rossiglione e Sassello (prima volta in provincia di Savona). Il commissario nazionale per l’emergenza peste suina si appella alle Regioni: «Devono monitorare in maniera più chiara il territorio. Servono dati precisi sui ritrovamenti delle carcasse di cinghiale. Abbiamo bisogno di capire l’andamento dell’infezione». A Rossiglione e Sassello, mentre salgono a 42 i Comuni liguri con almeno una positività accertata, si aggiungono altre due situazioni delicate: Busalla, dove non è ancora stata terminata la posa della barriera per circoscrivere la zona più a rischio (e meno male che nel frattempo l’Emilia Romagna, per proteggere i suoi tremila e passa allevamenti – più di un milione di suini – ha investito in questa operazione tra Vobbia e Genova 2 milioni di euro); Ponzone, nell’Alessandrino, dove è appena stato accertato un caso di positività subito all’esterno della barriera. «La malattia ha ripreso a girare», dice il commissario.

Non è trasmissibile all’uomo, ma potrebbe provocare un disastro economico: per l’Associazione Industriali delle carni e dei salumi, la peste suina sta causando attualmente 20 milioni di euro di perdite nell’export, che potrebbero salire a 60 nel caso in cui il virus raggiungesse i grandi stabilimenti di trasformazione delle zone ad alta vocazione suinicola. Sempre secondo Ferrari, oltre a un migliore monitoraggio è necessario uccidere più cinghiali, accelerando il processo di “depopolamento” previsto dai piani regionali, che sarebbe in grave ritardo: in Piemonte quest’anno ne sono stati eliminati “solo” 15.000, poco più di un decimo dei 130.000 previsti; una proporzione simile alla Liguria, dove indicativamente gli ungulati da abbattere nel 2022 erano 38.000. Cacciatori, gabbie, selettori mobili: tutto va bene pur di diminuire la popolazione, che in Italia è stimata intorno ai due milioni e mezzo di esemplari. Vuol dire eliminarli anche a Genova e come? L’emendamento alla manovra appena approvato dalla commissione Bilancio della Camera – e denunciato dai Verdi, che parlano di Far West – lo prevede esplicitamente. «Prendendoli a fucilate in luoghi pubblici? Non credo. Direi piuttosto, usando gabbie e selettori per catturarli, o utilizzando carabine ma con l’anestetico: mi sembra che da questo punto di vista nel capoluogo ligure si stia già facendo un buon lavoro da tempo. Genova è un esempio virtuoso».

I dati ufficiali, appena aggiornati, raccontano di 135 casi accertati di cinghiali “positivi” in Piemonte e 73 in Liguria. Ferrari ha disegnato una cartina delle province di Genova, Savona ed Alessandria che si spinge ad est fino a sfiorare Pavia, Piacenza e Parma. All’interno ci sono pallini rossi e blu come coriandoli: corrispondono alle carcasse dei cinghiali esaminate durante l’anno. I pallini blu (1151) sono i casi negativi. I rossi (208), positivi. La mappa di campionamento è delimitata con tre colori. L’area più ampia, in vermiglio, comprende la Zona di Restrizione 2: massima circolazione virale. «Qui va abbattuto il più alto numero di animali», spiega Ferrari. All’interno, c’è una zona segnata in verde: la linea riproduce le barriere che il commissario sta facendo installare da più di 6 mesi. È in quel recinto che naturalmente – tranne 3 piccole, inquietanti eccezioni – sono concentrati i cinghiali infetti. Il recinto purtroppo non si è ancora chiuso a nord. «E proprio lì, vicino a Tessarolo, sempre nell’Alessandrino, abbiamo qualche altra preoccupazione». C’è un terzo spazio, segnato in giallo, quasi completamente contenuto nella zona verde: è il tracciato delle autostrade, che con le loro reti di protezione rappresentano a loro volta un ulteriore “recinto”.

Se un cacciatore uccide un esemplare all’interno della “zona di eradicazione”, la carcassa viene obbligatoriamente distrutta. All’esterno della Zona di Restrizione 2 si può invece cacciare liberamente. “In questo periodo sto incontrando agricoltori, cacciatori, rappresentanti delle Regioni, esperti del Ministero della Salute: raccolgo le istanze di tutti. Mi chiedono di poter abbattere più capi: concordo, perché dobbiamo fare terra bruciata intorno ai luoghi dove si sono concentrati i casi di peste suina”.
Iniziati nel giugno scorso, i lavori di recinzione tra Piemonte e Liguria prevedono 170 chilometri di barriere: per ora ne sono stati realizzati 105, impiegando 43.500 pali in legno, 90 tonnellate di materiale metallico, 240 dissuasori acustici e 500 cancelli. Sono già stati utilizzati 10 milioni di euro stanziati (7 per i lavori, 3 per gli espropri), Ferrari ne attende ancora 6,7. Per il momento ci stanno pensando la Regione Lombardia (un milione e mezzo di euro) e l’Emilia Romagna (due milioni).

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6 replies

  1. Quando hai un ministro dell’agricoltura e foreste che se chiama Lollobrigida e che non è un’atttrice ed è pure uomo che te vuoi aspetta’ 🤔daje vilma che tra’ sei mesi la patria e la famiglia se la semo giocata al lotto.Meno male che dio c’è

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  2. sono notizie esca di distrazione di ebeti di massa,
    la vera ciccia (i soldi, le immunità, i condoni) li nascondono
    gli “pseudo-giornalisti” nostrani hanno chiosato per un mese sul POS, mentre il governo ce l’ha messo in quel POSto

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