Poveri contro impoveriti

Abolire il Reddito significa anche capire cosa fare poi come occuparsi di quelle persone

(di Chiara Saraceno – repubblica.it) – Sembra che per il governo il Reddito di cittadinanza sia una sorta di “tesoretto” da cui attingere per finanziare altre misure, per non scontentare gruppi sociali al cui voto si tiene di più. È del tutto legittimo preoccuparsi dei pensionati a reddito medio-basso il cui potere d’acquisto è stato drasticamente ridotto dall’inflazione e dal caro energia, ma perché farlo a carico dei poveri, mentre si proroga il superbonus anche per i ricchi, si perdonano gli evasori “pentiti” e si offre una dilazione di cinque anni alle società di calcio per pagare i debiti contratti con il fisco? I poveri “occupabili”, oltre ad essere additati al disprezzo sociale come fannulloni che non hanno voglia di lavorare, sono messi in competizione, perdente, con qualsiasi altra categoria sociale si ritenga meritevole di un qualche riconoscimento. L’orizzonte temporale entro il quale possono contare di una qualche garanzia di reddito per soddisfare i loro bisogni di base viene sempre più ristretto, senza che sia chiaro né con quali risorse, quali politiche attive, la loro occupabilità teorica verrà trasformata in occupazione (pagata decentemente) effettiva, stante la scarsa e territorialmente disomogenea performance in questo campo dei centri per l’impiego e i risultati non entusiasmanti, sul piano occupazionale, del programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), oltre alla scarsità di domanda di lavoro proprio nelle regioni in cui sono più concentrati i percettori del RdC.

Tantomeno ci si preoccupa di che cosa succederà di loro se, scaduto il RdC, non avranno trovato una occupazione, o non sufficientemente remunerata, nonostante abbiano partecipato a tutte le attività di formazione loro richieste. Un evento altamente probabile per una parte rilevante di coloro che, secondo la definizione del governo, sono occupabili, ed anche in tempi relativamente brevi. Secondo questa definizione, infatti, sono occupabili tutti i maggiorenni sotto i 60 anni che non sono disabili e non hanno figli minorenni a carico. Definizione curiosa, che non trova riscontro né nella letteratura specialistica, né nelle statistiche ufficiali, italiane e internazionali, ma che risponde al tentativo di contenere alcuni degli effetti disastrosi del considerare il sostegno al reddito una misura da destinare solo a chi non può lavorare per età o malattia, non anche a chi non riesce a trovare lavoro o a chi non guadagna abbastanza. Per salvaguardare i minorenni dalla esclusione dal sostegno, almeno fino al 2024, sono stati così esclusi dagli “occupabili” i loro genitori, con il rischio, per altro, che a questi non vengano offerte le opportunità di formazione e consulenza necessarie, anche se non sempre sufficienti, ad un inserimento adeguato nel mercato del lavoro. A prescindere da questa curiosa definizione di “non occupabilità”, anche quella di occupabilità rimane altamente problematica nella sua astratta semplificazione. Come se non ci fosse differenza – nelle chance di trovare una occupazione, nei bisogni formativi e di consulenza e nel tempo che richiedono per essere efficaci – tra un trentenne diplomato o laureato e un diciottenne con la terza media o un cinquantacinquenne con qualsiasi  qualifica, vivere in contesti con un mercato del lavoro dinamico o in contesti a bassa domanda di lavoro.

Il reddito di cittadinanza va sicuramente corretto, sia nel disegno sia negli strumenti che devono accompagnarne l’attuazione, in particolare, ma non solo, per quanto riguarda le politiche attive del lavoro e gli incentivi per i datori di lavoro che assumono un percettore impegnandosi a formarlo. Bene che il governo si sia dato un anno per riformarlo o definire un nuovo istituto. Ma è partito con il piede sbagliato nel considerare una “occupabilità” concettualmente confusa e praticamente difficile da concretizzare un buon criterio per ridurre le risorse senza aver pronte le alternative. Oltre a dare segnali problematici su come si pensa di configurare il nuovo istituto, è un modo di fare dei poveri “occupabili” il capro espiatorio di risorse scarse e di scelte socialmente squilibrate.

1 reply

  1. Perché hanno portato da otto a sette mesi del 2023 il periodo in cui di potrà percepire il RDC??? Perché nel 2022 ad Agosto gli schiavisti dei villaggi turistici e degli alberghi e via dicendo non hanno trovato personale e hanno visto diminuire i loro guodagni.si sa che ad Agosto c’è il pienone.Ecco perché qualcuno ha chiesto al governo di ridurre a sette mesi.

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