Pos e commissioni: quali sono i veri costi per gli esercenti

(Milena Gabanelli e Francesco Tortora – corriere.it) – Il Pos è diventato un problemaChi lo avrebbe mai detto! Parliamo del dispositivo che permette di accettare pagamenti elettronici reso obbligatorio dal governo Monti nel 2012. Da allora la lamentela degli esercenti è sempre la stessa: commissioni troppo care! Ed era vero, soprattutto per i piccoli commercianti, ma negli ultimi 5 anni sono entrati nel mercato tanti nuovi operatori e i costi si sono più che dimezzati. Inoltre l’obbligatorietà non impone agli esercenti di accettare tutte le carte in circolazione, basta anche solo il bancomat, che ha le commissioni più basse, più una carta di credito. Allora vediamo i costi imposti dalla filiera di pagamento e quanto incidono sull’incasso di un piccolo esercente.

Chi si spartisce le commissioni

I pagamenti con moneta digitale sono un servizio e come tale hanno dei costi che l’intera filiera scarica sull’esercente. Ogni singola transazione viene spartita fra tre soggetti:
1) la banca che emette la carta di credito o di debito trattiene lo 0,2% per le transazioni con carta di debito o bancomat e lo 0,3% per quelle su carta di credito;
2) il circuito su cui si appoggia la carta (PagoBancomat, Maestro, Visa, MasterCard, American Express), cioè il gestore dell’infrastruttura che mette in comunicazione il Pos con la banca, si prende una commissione che va dallo 0,2% per la carta di debito o bancomat (in questo caso il circuito deve verificare che quei soldi sul conto ci siano e che non sia stato superato il plafond ) fino allo 0,5% per la carta di credito perché il circuito si assume il rischio che a tempo debito i soldi sul conto non ci siano;
3) il Pos, cioè la macchinetta che legge quella carta, e se è tutto a posto dà l’ok. La banca o l’operatore che gestisce il pagamento per l’esercente applica una commissione che va dallo 0,3 allo 0,4%.
Tirando le somme: la media per i pagamenti con carta di debito o bancomat è dello 0,7%. Fino alla fine del 2023 PagoBancomat ha azzerato tutte le commissioni sotto i 5 euro. Vuol dire che la colazione al bar pagata con bancomat non ha nessun costo per il barista. Invece le commissioni delle carte di credito viaggiano mediamente sull’1,2%. Significa che su un conto di 20 euro in pizzeria il margine per l’esercente viene eroso di 24 centesimi. A tutto questo bisogna poi aggiungere il canone per l’uso del Pos, in media 14 euro al mese. In realtà può essere ben più basso o ben più alto, dipende da quanto è tecnologica la macchinetta.
Il Pos si può acquistare o noleggiare: secondo uno studio presentato nel 2022 dall’Osservatorio «ConfrontaConti.it e Sostariffe.it» negli ultimi 5 anni i costi per acquistare un Pos sono crollati del 66,5%. Oggi la spesa media è di 22,82 euro contro i 61,74 del 2017. La differenza fra l’acquisto e il noleggio non è di poco conto: se è di tua proprietà devi farti carico degli interventi di manutenzione, se è noleggiato ci pensa l’operatore e di solito in tempi più rapidi.

Le offerte delle banche

Quello dei pagamenti digitali è un mercato dove c’è molta concorrenza e dove proliferano le offerte: dipende dal business che fai e da quanti clienti ti vuoi tenere. Banca Intesa propone zero commissioni per i micropagamenti sotto i 15 euro e offre una percentuale media dell’1% per pagamenti sui circuiti Bancomat, Maestro, Visa, MasterCard e American Express, con canone mensile per il Pos fisso a partire da 8 euroUniCredit fa pagare una commissione unica dello 0,9%, ma sotto i 10 euro le commissioni sono zero e il canone mensile è di 2,90 euroBanca Sella propone commissioni dello 0,45% su circuito PagoBancomat e dello 0,95% sui principali circuiti internazionali e canone di 6 euro a seconda del terminale installato. Commissioni identiche le applica Banca Popolare di Milano, mentre il canone mensile parte da 10 euro ed è gratis il primo mese. Poi c’è Nexi, la più grande piattaforma italiana di gestione dei pagamenti digitali: fornisce servizi a quasi tutte le banche, ma anche offerte per gli esercenti. Con la «Nexi Start» non si pagano commissioni per i micropagamenti sotto i 10 euro e fino a 1.000 euro di transato al mese (superata la soglia si passa ad una percentuale fissa dell’1,2%).

Se una piccola panetteria con un incasso annuo di 70 mila euro volesse per esempio utilizzare questa offerta a fine anno pagherebbe di commissioni e noleggio Pos circa 254 euro.

Piattaforme e applicazioni

Tra le piattaforme digitali c’è il servizio Pos di Axerve, che propone un’offerta senza commissione con canone mensile tra 17 e 22 euro fino a 30 mila euro d’incassi all’anno, oppure una promozione senza canone con tutte le commissioni all’1%, e per l’attivazione del servizio è prevista un’imposta di bollo di 16 euro. Poi c’è la app di pagamento Satispay: offre commissioni zero sotto i 10 euro e per tutti gli altri importi 20 centesimi a transazione che incassa un solo soggetto perché viaggia su un suo circuito privato che l’esercente deve avere, e comunica via smartphone e non via Pos. Lo stesso discorso vale per Tinaba: si appoggia a un conto corrente di Banca Profilozero commissioni e zero canone per l’esercente che condivide l’applicazione.

La riluttanza dei tassisti

È la categoria che si lamenta di più, e non è raro incappare nel tassista che senza remore ti dice subito «non prendo carte». Chi tende a fare poche transazioni sceglie le offerte senza canone mensile, però poi le commissioni possono arrivare anche al 2,5%. Tuttavia, nella maggior parte dei casi le loro cooperative riescono a contrattare buone commissioni. A Milano il più grande consorzio di tassisti che con «Taxi Blu 024040» gestisce circa 1.900 auto offre ai propri associati in comodato d’uso un Pos per 15 euro al mese. Mentre l’accordo con Axepta (gruppo Bnp Paribas) prevede commissioni dello 0,37% su circuito PagoBancomat e lo 0,7% per le carte di credito Visa MasterCard. Per American Express la percentuale sale a 1,5%. A Roma il presidente della Cooperativa RadioTaxi 3570, che conta 3.600 tassisti, dichiara di aver sottoscritto un accordo con la piattaforma di pagamenti elettronici londinese MyPOS: le commissioni vanno dallo 0,5% per i bancomat all’1,5% per le carte di credito europee.

Certo poi ci sono quelle collegate a carte aziendali o extraeuropee, e i rarissimi casi raggiungono anche il 3%, ma sono solo l’1% del totale, e nel tragitto dall’aereoporto dove la tariffa fissa è di 60 euro.

Gli incentivi dei governi

Per incentivare l’uso dei Pos e di conseguenza abbassare le commissioni, nella finanziaria del 2018 il governo Gentiloni ha introdotto un credito d’imposta del 50% per i benzinai, categoria che ha scarsi margini di guadagno (3,5 centesimi a litro). A ottobre 2019, il governo Conte II ha esteso il credito d’imposta al 30% su tutte le transazioni cashless per gli esercenti con ricavi annui sotto i 400 mila euro. Ed è tuttora in vigore. Draghi, con il decreto fiscale 99/2021, ha portato il credito d’imposta al 100% per le transazioni effettuate tra il primo luglio 2021 e il 30 giugno 2022, ed ha lanciato il bonus Pos, credito d’imposta fino a 320 euro per i commercianti che acquistavano «smart POS» con memorizzazione e trasmissione telematica dei pagamenti elettronici. Il governo Meloni, a parte il bonus 50 euro destinato agli esercenti che acquistano registratori di cassa telematici a partire dal 2023 (Decreto Aiuti Quater), ha invece tentato un ritorno al cash inserendo nella bozza della legge di bilancio (art.69) la possibilità di rifiutare pagamenti con carta sotto i 60 euro. Tanto rumore per nulla: ora la norma è saltata. Anche perché l’esercente non ha alcun interesse a perdere clienti che non hanno contanti in tasca.

Europa: dove si paga di più

Strano ma vero: in Norvegia dove il 56% degli acquisti si fa con carta le commissioni sono le più alte d’Europa, l’1,5%. Nel Regno Unito è usata nel 66% dei casi, e le commissioni sono allo 0,8%. Dall’analisi di Bankitalia e Prometeia, su dati relativi al 2021, emerge che ItaliaFrancia Spagna hanno le commissioni medie più basse e rispettivamente dello 0,7% (Italia) e 0,4%.

Eppure le transazioni cashless in Francia sono il 48%, in Spagna il 34%, in Italia il 32%. Dopo di noi la Germania, con il 23% e un costo medio in commissioni dell’1,3%, proprio perché la grande distribuzione è meno radicata, ma anche l’uso dei pagamenti digitali.

Il costo del contante

Per un commerciante che non voglia evadere è piùconveniente incassare contanti moneta elettronica? Da un punto di vista della sicurezza è noto che meno cash c’è in cassa, più basso è il rischio rapina. Poi c’è il tempo, quello che serve per preparare la distinta dei contanti da andare a depositare nelle casse continue della banca (gli sportelli automatici sono sempre meno). Un’operazione che la banca ogni volta ti fa pagare. Quel contante la banca lo deve rendicontare, e poi sostenere i costi del trasporto valori e assicurazione per mandarlo alla sua sede centrale, da dove verrà trasportato al caveau di Banca d’Italia. Il costo finale che la banca scarica sul proprio cliente è dell’1%.

Inoltre la normativa antiriciclaggio prevede che se in un mese superi i 10 mila euro di deposito in contanti puoi aspettarti una visita della guardia di finanza. A conti fatti i vantaggi per l’esercente stanno a zero. Gli svantaggi invece per il sistema Paese sono devastanti: il cash è il motore dell’economia sommersa che secondo l’ultimo rapporto Istat supera i 157 miliardi di euro.

dataroom@corriere.it

23 replies

  1. saltato il grande regalo che il governo voleva fare ai commercianti avidi.
    i pulcioni ora non possono evadere e devono rassegnarsi a pagare i pochi centesimi delle commissioni.
    spiaze.

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  2. Ovviamente la soglia di 60 euro (e non 50 ad esempio) per i pagamenti in contanti aveva principalmente l’obiettivo di favorire e far evadere una specifica categoria: i tassisti. La corsa per l’aeroporto ha infatti quella cifra.

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  3. Se non ci pensano i governi dobbiamo pensarci noi consumatori: non accetti il POS? Vado altrove o compro on line.
    Ormai tutti hanno tutto (le stesse cose) e oltre ai centri commerciali c’è un negozio attaccato all’ altro, in città.
    Se tutti noi “onesti” facessimo così…

    E’ ovvio che non si accetta il pagamento elettronico per evadere: con gli aumenti che ci sono ogni giorno (indiscriminati), la commissione è ridicola.
    Non ci riflettiamo mai, ma nell’ era dei consumi abbiamo un discreto coltello dalla parte del manico: i nostri consumi. Andare dove il negoziante è onesto e ti facilita (io non ho mai un euro in tasca: o POS o vado altrove) mette in difficoltà l’ altro che si adeguerà.
    Poi, dato che pagare con il contante non è vietato, se vogliamo fare i furbi in due… non lamentiamoci poi… E non c’è POS che tenga.

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      • GATTO [B(o)urla non mi piace] cone si dice, dove c’è gusto non c’è perdenza. Soprattutto se a perderci siamo tutti, anche perchè nell’articolo è gen spiegato.
        Ho gli stessi gusti di Carolina, ho sempre pochissimo contante e pago qualsiasi cosa con carta o Satispay. Finora ho trovato solo artigiani e professionisti (gli evasori per eccellenza insieme ai taxisti) senza POS, in quel caso chiedo di darmi l’IBAN.

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  4. Dimenticavo: occorre chiedere Prima di usufruire di una prestazione professionale o di un servizio: quanto mi costa? Pago col POS?
    Ma vedo che molti si vergognano di farlo, specie con i professionisti. Loro però non si vergognano di ladrare, quindi… in campana: siamo noi che paghiamo.

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  5. Gli utilizzatori finali del pos probabilmente sarebbero un po’ meno inclini al suo utilizzo, se (come avveniva un tempo) le banche facessero pagare le commissioni anche a loro, invece che solo agli esercenti.
    La via maestra sarebbe quella di azzerare le suddette commissioni, inserendo tra i requisiti di ogni banca che voglia operare sul suolo nazionale l’offerta alla clientela commerciale di almeno una tipologia di conto corrente con pos collegato ed un tot di operazioni in franchigia a zero spese, ma stante lo strapotere della lobby dei banchieri sarà molto difficile che ciò possa mai divenire realtà.
    Peraltro, donna Giorgia ha già fatto sapere che per lei una tale misura sarebbe incostituzionale, anche se dubito molto che lei stessa saprebbe indicare esattamente quali articoli della Carta verrebbero violati.

    Non so se sia costituzionale o meno, ma certamente è una grandissima ingiustizia (per non dire un furto legalizzato) il fatto che le commissioni vengano calcolate in percentuale sul transato, dato che sia per la banca che per eventuali intermediari (diversamente da quanto avviene nel caso del contante) non c’è proprio nessuna differenza di costi di gestione tra una strisciata da un euro e una da un milione, in maniera del tutto simile a quanto avviene con un comune assegno bancario, la cui commissione è prepagata e non certo determinata dal valore che ci si va a scrivere sopra.

    L’1% può sembrare poco se riferito al singolo esercente, dato che per lui rappresenta l’ennesimo balzello a cui è sottoposto per poter lavorare (data la modalità coercitiva, si potrebbe definirlo una sorta di pizzo di Stato, e nemmeno tra i più cari), ma a livello nazionale abbiamo pochi istituti di credito che si spartiscono una torta che vale l’1% del totale delle transazioni con moneta elettronica in Italia (il Sole24h per il 2021 riporta 327 miliardi di euro, praticamente il 15% del pil: mica bruscolini), un guadagno enormemente sproporzionato sia ai costi sostenuti che al personale impiegato per ottenerlo, figlio di un monopolio di fatto, che oltretutto va ad assommarsi ad antichi privilegi ormai anacronistici da decenni, come i giorni di valuta o le operazioni su piazza piuttosto che fuori piazza che, nell’era del digitale globale, in cui ogni transazione è praticamente istantanea anche con l’altro capo del mondo, non hanno più alcun motivo per esistere (e non da ora, ma da almeno trent’anni).

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  6. Certamente. Invece degli aumenti di varie decine di centesimi, per caffè e pasticcino con la scusa delle commissioni del POS, sono il la prima a voler pagare lo 0,02%.
    Scommetto che non ci stanno.

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  7. Tutte scuse, quelle dell evasione fiscale, ricordatevi che il contante è liberta. Io con i miei soldi facci quello che mi pare. La moneta elettronica te la possono tagliare quando vogliono Esempio il canada oppure la cina. L’ evasione la fanno i grandi gruppi multinazionali, CAPITO.
    Quello che evade il piccolo rimane in italia e continua a lavorare. Con le multinazionali se ne va all’ estero. ORSI cominciamo a ragionare; ve lo deve dire un nonnetto?(il sottoscritto)

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  8. Certo che se uno prima di commentare leggesse l’articolo, non dico comprenderlo che implica usare la testa, ma leggerlo sarebbe già un passo avanti, ma ahimè aveva ragione da vendere Umberto Eco quando diceva che i social hanno dato voce a miriadi di imbecilli che prima andavano al bar sport a dare dimostrazione del loro (non) sapere.

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  9. Certe affermazioni appaiono strane : la gratuità fino a 1000 euro al mese di transato ( cioè 38 euro al giorno) potrebbe essere una soglia un po’ bassa. Una panetteria da 70.000 euro di fatturato l’anno, cioè da 243 euro al giorno di incasso (365- 77 gg. tra domeniche, feste comandate e ferie) sembra improbabile. Se poi davvero dovesse pagare al sistema POS 254 euro l’anno ( più di un giorno di fatturato) giustificherebbe la reticenza ad aderire al sistema stesso. Infine, i due paragrafi “chi si spartisce le commissioni” e ” l’offerta delle banche” paiono in contraddizione.
    In ogni caso, basterebbe chiedere al barista sotto casa quanto gli costa il servizio POS e confrontarlo con l’articolo.

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  10. Da come è cresciuto il pane “per colpa di Putin”, potrebbero permettersi altro che 254 euro l’ anno . Solo le panetterie più misere fatturano in un giorno meno di 254 euro (se esistono…) Ormai si va a botta di minimo 7-8 euro a cliente ( minimo) e tra pane, specialità, biscotti, pizzette…
    Poi ci sono i pani “speciali”, le torte, la pasticceria che ormai tutti fanno… i vassoti per ic compleanni, gli aperitivi, le faste a scuola, si forniscono i bar… e alla cassa c’è sempre la fila.
    Mai visto un panettiere morire di fame. Lamentarsi, invece, sempre.
    Ci stanno speculando in tanti, di questi tempi.

    E poi chi “non ce la fa”, dato che amiamo vivere in un “libero mercato che darwinianamente si autoregola” e dove “l’ imprenditore rischia di suo”, può sempre chiudere il negozio ed offrirsi come panificatore esperto in qualche altro forno. A sentire i lamenti continui : “non si trovano addetti” dovrebbero andare a ruba pare che la paga sia più alta di quella di un Ingegnere. E alle alzatacce si è già abituati…

    Ma pochi sono gli esercizi che chiudono, e se lo fanno ( sono baby boomers) è per andare in pensione…

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