La legge spacca Italia come un pacco bomba: frattura nella maggioranza

(GIUSEPPE ALBERTO FALCI  – quotidianodelsud.it) – C’È un dossier che più di altri divide la maggioranza di governo ed è un dossier che rimanda a una delle vecchie battaglie identitarie della Lega: l’autonomia differenziata. In questo modo le Regioni a statuto ordinario potrebbero ottenere competenza legislativa esclusiva su materie che la Costituzione elenca come «concorrenti» o di esclusiva competenza dello Stato. Va da sé che la bozza del disegno di legge che per ora è stata soltanto presentata dal ministro degli Affari regionali, Calderoli, non solo ha fatto esplodere l’opposizione, ma ha creato scompiglio nella coalizione di governo.

LA PREMIER RINVIA AL 2023

Giorgia Meloni, che si muove con passo felpato ed è in modalità «ridurre i dossier divisivi», ha convenuto, insieme al ministro dell’Economia, Giorgetti, che forse sarebbe il caso di rimandare a data da destinare il provvedimento che tanto piace a Calderoli&Co. «Se ne riparlerà nel 2023».

Di più: l’inquilina di Palazzo Chigi vorrebbe legare il destino dell’autonomia al presidenzialismo. Non è un mistero che all’interno di Fratelli d’Italia e Forza Italia siano diverse le perplessità in materia di autonomia.

Gli azzurri di Silvio Berlusconi si mostrano timidi all’idea di una riforma di tal portata. C’è la delegazione meridionale di FI che è pronta opporsi con tutte le forze. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e dirigente di peso di Forza Italia, ha recentemente affermato che si tratta di «una riforma sbilanciata, che guarda troppo all’autonomia differenziata e poco ai diritti civili e sociali» (LEGGI).

Occhiuto, del resto, ricorda «che i diritti sociali e civili devono essere garantiti su tutto il territorio. Solo che oggi – aggiunge – e all’interno della riforma di cui stiamo discutendo sono finanziati attraverso il principio ingiusto della spesa storica».

Insomma, dalle parti di Forza Italia sono più i dubbi che le certezze. Di sicuro uno dei paletti che porranno gli azzurri riguarderà l’istruzione: «La scuola dovrà essere tenuta fuori dalle materie dell’autonomia differenziata: se si dovessero creare più sistemi scolastici aumenterebbe il divario tra Nord e Sud».

Non è un caso, allora, che giovedì scorso la conferenza Stato-Regioni, convocata da Calderoli, non abbia portato risultati. Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche di FdI, ha preferito declinare l’invito: «Non potrò esserci». Un caso? «Direi di no» assicurano. E Marco Marsilio, presidente dell’Abruzzo, sempre in quota Meloni, ha risposto all’invito ma non ha dato alcun peso all’incontro. Nulla di fatto, insomma.

AUTONOMIA: LA LEGA INSISTE, FI SI DEFILA

E che la questione acuisca le distanze all’interno della maggioranza lo si comprende dalle parole del ministro per la Protezione civile e per le politiche del Mare, Nello Musumeci. L’ex governatore della Sicilia è una voce assai ascoltata dalla premier Meloni, la mette così: «Sono perfettamente d’accordo con il capo dello Stato, perché l’autonomia serve a responsabilizzare la classe dirigente e non può servire a rendere più profondo il solco che divide oggi il centro e il nord dal Sud d’Italia».

Parole che si aggiungono a quelle del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ieri, nel corso del question time, rispondendo a un’interrogazione sulla bozza di legge quadro per l’attuazione dell’autonomia differenziata, ha cercato di rasserenare gli animi di chi oggi si oppone, pubblicamente e non: «Le preoccupazioni espresse da alcuni sul processo di riforma non hanno ragione di essere, perché il criterio della spesa storica già sostenuta non altera la distribuzione delle risorse, né incide sui fondi perequativi: nessuna Regione potrà ricevere meno risorse di quelle attuali e neanche di più».

In ogni modo, continua, il confronto in corso «è solo un confronto su una bozza, una fase preliminare che precede il negoziato sulle intese». Come dire: non vi preoccupate, al momento non succederà nulla.

In tutto questo, Matteo Salvini ha necessità di portare a casa un risultato al Nord, dove alle ultime elezioni la Lega è stata superata da FdI. Ed è la ragione per cui il Carroccio appare più che compatto. Con i governatori del Nord che battono i pugni. «L’autonomia – assicura Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli e della Conferenza Stato-Regioni – unisce e cerca di colmare differenze e opportunità che ci sono per i cittadini dei territori. Non c’è dubbio che oggi ci sia un forte gap tra Nord e Sud, ma questo gap si è creato proprio perché l’autonomia non c’è». Se la dovranno vedere con la premier Meloni che continua a ripetere a Giorgetti: «Se ne riparlerà il prossimo anno». Forse.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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