Lazio, 5 Stelle niente accordi elettorali con il Pd

M5S, porta chiusa a Letta: “Dicano no all’inceneritore”. Conte presenterà 4-5 punti per il Lazio e pare avere ormai chiara la rotta: quella dell’autarchia, per un M5S che non vuole stringere accordi elettorali con il Pd […]

Il presidente del M5s Giuseppe Conte durante la manifestazione contro la guerra in Ucraina, Roma, 5 Novembre 2022. ANSA/GIUSEPPE LAMI

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Domenica sera, davanti ai suoi, l’avvocato non ha scoperto le carte. “Giuseppe si è tenuto vago, ha elencato una serie di pro e contro all’alleanza senza dare indicazioni precise”, racconta uno dei presenti al Consiglio nazionale del M5S, che come tema principale aveva le Regionali e in particolare quelle nel Lazio. Ma Giuseppe, cioè Conte, pare avere ormai chiara la rotta: quella dell’autarchia, per un M5S che non vuole, e forse non può, stringere accordi elettorali con il Pd. Non con un partito spossato dalla battaglia congressuale, a cui l’ex premier vuole togliere altri punti nei sondaggi da qui alle prossime settimane. Almeno finché il segretario dem resterà Enrico Letta, con cui la frattura della scorsa estate non è ricomponibile. Per questo, da qui a breve, il Movimento presenterà un manifesto con quattro o cinque punti programmatici per il Lazio, tra cui il no all’inceneritore di Roma, fortissimamente voluto dal sindaco dem, Roberto Gualtieri. Proposte ufficialmente aperte a tutti coloro che volessero convergere. Ma il Pd non può fare marcia indietro sull’impianto: lo sanno tutti, e per primo Conte, che ha deciso di farsi dire di no. “Come ci si fa ad alleare con un partito ridotto così, anche a livello locale?” sussurra un contiano di alto grado. Ovvero con un Pd regionale che giorni fa aveva offerto ai grillini prima la candidatura di Enrico Gasbarra, veterano in ottimi rapporti con l’avvocato, per poi dirsi disposto a convergere anche su un nome civico scelto da Conte.

Tutto pur di anticipare la candidatura di Alessio D’Amato, assessore regionale uscente alla Sanità, da parte di Carlo Calenda. Puntualmente arrivata, nel frattempo. Un guazzabuglio che ha rinforzato i già fortissimi dubbi di Conte e di tutti i big grillini su una possibile intesa. E a nulla è servito anche l’estremo tentativo di alcuni dem, che domenica hanno fatto circolare il nome dell’ex ministro della Cultura, Massimo Bray, come possibile ultima offerta ai grillini. Dalemiano di antica data, in ottimi rapporti con Chiara Appendino – è stato presidente della Fondazione che gestiva il Salone del libro di Torino – Bray poteva essere il civico su cui raggrumare tutto. “Ma continuano a sbagliare, noi non partiamo dai nomi ma dai programmi”, ribadiscono dal M5S. Un ragionamento che, salvo sorprese, dovrebbe valere anche in Lombardia.

Di certo, nel Lazio non c’è più tempo e margine per un accordo. Tanto più che tra i 5Stelle è diffusa la convinzione che la regione, dove Giorgia Meloni è fortissima, sia ormai persa. Inutile forzare. E così il Movimento a febbraio correrà da solo, o tutt’al più con alcune liste civiche ambientaliste molto orientate a sinistra. A cui dovrebbe lavorare anche Coordinamento 2050, l’associazione battezzata poche settimane fa a Roma alla presenza di Conte, con dentro Stefano Fassina, Loredana De Petris e Alfonso Pecoraro Scanio. Politici della sinistra rosso antico, a cui il Movimento chiederà aiuto e idee per radicarsi sui territori. Mentre non è chiaro come si regolerà l’Alleanza di Verdi e Sinistra italiana. “Noi dovremo fare un buon risultato e non farci superare da Calenda, che soprattutto a Roma ha molti voti” sussurra più di un 5Stelle.

Non vogliono concedere troppo spazio al cosiddetto Terzo Polo, che ha il chiarissimo obiettivo di tenere distanti gli ex giallorosa, facendo leva anche sulle spaccature nel Pd. Conte invece aspetta di capire che piega prenderà il congresso dem. “Se lo anticipassero in coincidenza con le Regionali, il quadro complessivo cambierebbe” ammette più di un grillino.

Mentre l’avvocato attende un candidato “forte” della sinistra dem, nella speranza di ritrovare un interlocutore ai piani alti del partito. Venerdì sarà alla presentazione a Roma del nuovo libro di Goffredo Bettini A sinistra da capo, edito da PaperFirst, dove si alternerà al microfono anche con l’ex ministro dem Andrea Orlando. Un tavolo dove parleranno anche di ciò che poteva essere e non sarà. Almeno per adesso.

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16 replies

    • Pienamente e convintamente d’accordo! Associarsi con Letta, significherebbe lasciarsi risucchiare da quella destra arrogante e distruttiva!!

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  1. Insomma, quelli del PD, De Carolis incluso, ” nun ce vonno sta’ ”
    Dopo aver preso a sberle i 5s per anni, dopo aver sabotato sistematicamente V.Raggi – ai danni dei Romani – aver spaccato il Movimento nel Lazio ( anche grazie alla sig.ra Lombardi), ancora credono di poter vampirizzarne la politica. Conte fa benissimo a tenersene lontano.

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  2. Luca De Carolis, ti tengo d’occhio.
    Ogni articolo mi lascia come un retrogusto di spalleggiamento piddino e antimovimento…
    Mah, sarà un’impressione mia…?

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  3. Occhio giuseppi cammina rasente al muro che sti puddioti insieme co’ gianni e pinotto te se vonno incuba’ Poi se te piace è un’artro discorso perché ndo’ c’è gusto nun c’è perdenza.Pero’ io me dissocio.🤔

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  4. Basta chiacchiere: se Conte si alleasse con il PD, la maggioranza dei suoi elettori, a cominciare da me, non lo voterebbe più.
    Stefania Testa Roma

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  5. Tra imoltissimi che hanno sabotato V. Raggi c’è anche un pizzico di Conte (forse pentitosi) a favore del suo ex ministro Gualtierino.

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  6. Insomma il problema sarebbe l’ inceneritore? Qualsiasi accordo con il PD è materia destinata all’ inceneritore o alla discarica…..non esiste ciclo virtuoso di rifiuti. ….ci penserei bene prima di rendersi responsabili dell’ ennesimo disastro ambientale, perché se il M5S si allea con il PD scende a percentuali da piccolo contenitore dell’ umido, utile a concimare. …..che secondo i contadini, intelligenti , è sempre m……

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  7. Bisogna stare lontani dal PD e da tutta la sua dirigenza per non rischiare di essere fagocitati ancora una volta dai buchi neri dell’affarismo piddiota

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