Il grande jazz torna a Pescara con un’edizione di Jazz ‘n Fall dedicata al centenario della nascita di Charles Mingus

Venerdì 4 novembre, Joe Lovano con il trio di Marcin Wasilewski aprono il programma disegnato dalla direzione artistica di Lucio Fumo

Mingus Big Band with Sue Mingus. 2008 NYC. Photo by Jimmy Katz

Il grande jazz torna a Pescara con alcuni tra i musicisti più interessanti del panorama attuale sia statunitense che europeo. Joe Lovano, il trio guidato da Marcin Wasilewski, Dave Holland, Chris Potter, Lionel Loueke ed Eric Harland, la Mingus Big Band, Gregory Privat e Marco Guidolotti portano nel programma tracciato dalla direzione artistica di Lucio Fumo le tante anime che attraversano la scena attuale della musica di improvvisazione.

Il concerto di Joe Lovano con il trio di Marcin Wasilewski apre, venerdì 4 novembre 2022, la nuova edizione della rassegna, un’edizione dedicata al centenario della nascita di Charles Mingus e che verrà poi conclusa dalla Mingus Big Band, martedì 15 novembre, formazione che riprende la musica e i principi stilistici del grande contrabbassista. Martedì 8 novembre, suoneranno Gregory Privat in piano solo e il quartetto di Marco Guidolotti. Mercoledì 9 novembre, Dave Holland dimostra ancora una volta la sua visione aperta ed innovativa del jazz con un progetto di grande spessore, realizzato insieme a musicisti di assoluto valore e grande esperienza come il sassofonista Chris Potter, il chitarrista Lionel Loueke e il batterista Eric Harland.


I concerti sono tutti in programma al Teatro Massimo di Pescara, con inizio alle ore 21. Il prezzo del biglietto di ingresso è di 25 euro.

Jazz ‘n Fall torna puntualmente con l’autunno e prosegue il confronto con la storia e con i grandi protagonisti di una vicenda musicale che si è snodata in maniera parallela ad un secolo, il Novecento, contrastato e ricco di cambiamenti. Gli anniversari dei musicisti nati negli anni venti rappresentano una delle chiavi per ripensare ai punti di partenza dei maestri e per riconsiderare le prospettive odierne, per tracciare un bilancio e per rilanciare le grammatiche di questa musica verso il futuro. Charles Mingus è stato senz’altro uno dei personaggi più influenti della storia del jazz. Unico ed inimitabile, Mingus è stato compositore e virtuoso del suo strumento, primo contrabbassista autorevolmente bandleader e, di conseguenza, a tutti gli effetti un apripista per i contrabbassisti appartenenti alle generazioni successive. Estroverso e feroce per carattere, nella sua musica si fondono come ovvio diverse spinte stilistiche – dalle radici afroamericane alle derive legate alla musica colta, dalle suggestioni dei suoni messicani all’improvvisazione collettiva e ai riflessi provenienti dal free – per completare un discorso sempre coerente e sempre identitario. Un discorso in cui entrano anche la sua attenzione per le questioni scaturite dal razzismo e dal segregazionismo degli anni Cinquanta e Sessanta e per l’indipendenza economica dei musicisti.

La Mingus Big Band conserva e rilancia la musica, la figura e le tante anime espressive di Mingus. Una celebrazione diventata a sua volta uno “spazio creativo”, un volano per moltiplicare nel presente e nel futuro il senso della storia. Al suo interno trovano posto diversi musicisti che abbiamo apprezzato come leader di formazioni e che riconoscono, a loro volta, nel messaggio di Mingus una linea da sviluppare e rimodulare. La formazione, voluta da Sue Mingus, ha portato avanti in maniera coraggiosa e costante il proprio impegno, suonando in residenze settimanali continuative nei diversi locali di New York. Memoria e rielaborazione, sguardo in avanti e attenzione alle radici convivono in un’esperienza sempre più forte e consistente, collettiva e democratica come molta della musica del suo ispiratore, un’esperienza pensata per far nascere nuove idee dalla tradizione, capace di farsi tradizione esso stesso e di rimanere in movimento attraverso lo stile e le caratteristiche degli interpreti che si sono avvicendati negli anni.

Il ruolo del contrabbasso è cambiato profondamente grazie a Charles Mingus. La leadership da parte dei contrabbassisti è diventata sempre più normale e frequente, portando così nella scrittura, nell’arrangiamento e nella regia complessiva della musica una prospettiva differente. Fatto che ha consentito poi ad altri contrabbassisti di portare la loro visione e di far procedere ulteriormente in avanti questo processo. Dave Holland è senz’altro uno dei protagonisti di questa evoluzione, abile nel disegnare formazioni dal suono ogni volta diverso, moderno e intrigante. Il quartetto che lo vede al fianco di Chris Potter, Lionel Loueke e Eric Harland rappresenta una ulteriore sintesi di visioni ed esperienze, intreccia i sapori etnici e la concezione modale del trio con Chris Potter e Zakir Hussain e le tensioni elettriche e metropolitane del trio con il chitarrista Kevin Eubanks e il batterista Obed Calvaire, vale a dire le formazioni portate più di recente su disco. Holland, Potter, Loueke e Harland formano una vera e propria all star in cui si misurano personalità di assoluto spessore, collaborazioni importanti e una scrittura musicale estremamente solida.

Joe Lovano torna a Pescara insieme ad una delle formazioni europee più importanti, vale a dire il Marcin Wasilewski Trio. Un incontro concepito sulle possibilità di una ricerca musicale particolare, dove il rispetto per la tradizione si fonde con l’intenzione di sondare dall’interno le sfaccettature espressive di un format classico come quello del quartetto guidato dal sassofono. L’equilibrio tra rispetto per i linguaggi del jazz e la vicinanza alle avanguardie storiche – basti pensare ai lavori, pubblicati tutti su ECM, di Lovano con Marilyn Crispell e del trio con Tomasz Stanko, oltre naturalmente ad Arctic Riffs pubblicato dai quattro musicisti – danno una connotazione precisa al percorso intrapreso con questo incontro. Una miscela concentrata ed equilibrata di lirismo e forza, applicata con convinzione ed intensità a brani originali e improvvisazioni collettive.

A fianco di questi musicisti che hanno già fatto la storia del jazz moderno, nel cartellone di Jazz ‘n Fall ritroviamo anche due interpreti più giovani ed emergenti come il pianista franco martinicano Gregory Privat e il quartetto guidato dal sassofonista Marco Guidolotti. Una linea che riprende il motto con cui è ripartita la rassegna – “New Bottle, Old Wine” ripreso dal titolo di un disco di Gil Evans – e che intercetta anche una delle “ossessioni” più forti di Mingus, vale a dire quella di tramandare alle nuove generazioni il linguaggio del jazz e, in generale, della musica. Dopo cinque lavori come leader e svariate collaborazioni importanti, su tutte quella con Lars Danielsson in Liberetto, che lo hanno collocato tra i pianisti più interessanti della nuova generazione, Gregory Privat affronta il piano solo con un disco in cui convergono cultura caraibica, musica classica e jazz. “Yonn” rende esplicito sin dal titolo – “Yonn” significa “Uno” in lingua creola – l’idea di ripartenza attraverso la meditazione e lo sguardo interiore. Un lavoro intimo, pensato per esaltare la cantabilità, un progetto in cui, non a caso, Privat aggiunge le potenzialità espressive della voce alle evoluzioni sulla tastiera. Vincitore del Premio Internazionale Massimo Urbani nel 2010, Marco Guidolotti è uno dei sassofonisti più versatili tra quelli appartenenti alle nuove generazioni del jazz italiano, Guidolotti propone una visione musicale che parte dalla tradizione del jazz per esplorare le possibilità dell’improvvisazione sia nei lavori realizzati come leader, sia nelle collaborazioni come sideman sia nei contesti teatrali in cui è stato coinvolto. Nel suo nuovo progetto, Beautiful Baritone Saxophone, il sassofonista compie un’escursione nella storia del sax baritono e ne omaggia gli interpreti più rappresentativi, da Serge Chaloff ad Harry Carney e Cecil Payne, da Gerry Mulligan a Lars Gullin e Pepper Adams fino ad arrivare a Gary Smulyan e Ronnie Cuber: gli standard e i brani composti da questi grandi musicisti diventano il terreno per dare voce e spazio alle sonorità dello strumento e per esprimere la sua personalità.Nella sezione “Press Area” del sito della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” (socteatromusica.it/press-area-2022-2023) sono disponibili tutte le foto in alta risoluzione degli artisti presenti nel cartellone.

Programma della Rassegna

Venerdì 4 novembre

JOE LOVANO & MARCIN WASILEWSKI TRIO

Joe Lovano sax tenore e soprano
Marcin Wasilewski pianoforte
Slawomir Kurkiewicz contrabbasso
Michal Miskiewicz batteria

Martedì 8 novembre

GREGORY PRIVAT PIANO SOLO
Gregory Privat pianoforte

MARCO GUIDOLOTTI 4ET
Marco Guidolotti sax baritono
Ettore Carucci pianoforte
Francesco Puglisi contrabbasso
Amedeo Ariano batteria

Mercoledì 9 novembre

DAVE HOLLAND ALL-STARS FEAT. CHRIS POTTER, LIONEL LOUEKE AND ERIC HARLAND

Dave Holland contrabbasso
Chris Potter sax tenore e soprano
Lionel Loueke chitarra
Eric Harland batteria

Martedì 15 novembre

MINGUS BIG BAND
Boris Kozlov contrabbasso
Donald Edwards batteria
Theo Hill pianoforte
Dr. Alex Pope Norris, Alex Sipiagin, Philip Harper trombe
Conrad Herwig, Robin Eubanks tromboni
Earl Mcintyre trombone basso, tuba
Sam Dillon, Sarah Hanahan, Alex Terrier, Abraham Burton, Lauren Sevian sassofoni

Contatti

Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”. Pescara
Rapporti con i media. Fabio Ciminiera

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