Il ritorno di Gianfranco Fini, un sogno per un discorso civile

(lidentita.it) – Sogno il ritorno di Gianfranco Fini. Non sembri un paradosso. Davvero auspico il ritorno di Gianfranco Fini nella discussione politica presente. 

Lo pretendo come possibilità per un discorso dirimente, addirittura culturale, “civile” sui nodi illiberali della destra. Per rispondere innanzitutto alle inquietudini che, proprio la destra vittoriosa alle elezioni, ci consegna. Poche parole, chiare, semplici, definitive, da lui ribadite. Innanzitutto sulle pulsioni subculturali che la destra “successiva” di Giorgia Meloni e dei suoi alleati, rappresenta, custodisce, brandisce. Se è vero che ogni parola critica e allarmata pronunciata da noi “di sinistra” va a infrangersi contro il muro della semplificazione altrui, di chi è lì a ritenere l’argomento “fascismo” un fatto desueto, un ferro vecchio dialettico. Al contrario, proprio Fini, che a dispetto della matrice politica iniziale, ha definito il fascismo e i suoi regimi “male assoluto” potrebbe addirittura parlare per noi, messi all’angolo, marchiati come “radical chic” dal sentire della destra diffusa che risponde a ogni riflessione dialettica con la semplificazione della subcultura implicitamente autoritaria. Il pensiero, l’intera storia della filosofia, cui la destra della Meloni, appunto, risponde con il mantra delle “bollette”.

Nessuno di noi, si sappia, immagina il ritorno del fascismo nell’uniforme di un Ugo Tognazzi che, a bordo del suo sidecar, d’orbace da federale, lì a pronunciare “… buca, buca, buca con acqua”, prenda possesso di Palazzo Chigi e del Viminale, nulla di tutto questo, eppure, come ho provato ad accennare, il punto nodale della vittoria della destra riguarda innanzitutto le pulsioni che essa porta con sé, i suoi contenuti regressivi, assenti alla complessità delle democrazie evolute, accompagnate dal sentire bilioso del suo elettorato, sospetto verso aborto e realtà LGBT+. Intendiamoci, molto dell’astio verso “la sinistra” ha ottime ragioni, posto che questa ha dato sovente la sensazione plastica, concreta d’essere un club di garantiti, cooptati, in nome di ciò che personalmente da tempo definisco “amichettismo”.

Mi direte allora: cosa c’entra Gianfranco Fini con tutto questo? C’entra, poiché a dispetto dei suoi trascorsi politico-culturali, mettendo da parte il ricordo del giorno in cui Piero Chiambretti andò a fargli visita nella sede dell’allora MSI, chiedendogli perfino conto e ragione delle opere di Mussolini lì su uno scaffale, con Fini a nicchiare, pronunciando che il duce era poi tanto male, nel tempo, lo stesso Fini ha comunque fatto dono proprio alla “sua” destra una corposa revisione, buttando via ogni paccottiglia, appunto, fascista, neofascista e postfascista.

Certo, possiamo imputargli la presenza nella sala di comando dell’ordine pubblico nei giorni del G8 di Genova, tutto vero, resta però che il medesimo Fini ha altrettanto mostrato un profilo per sé e per la sua Alleanza Nazionale, come dire, montanelliano, ulteriore, civilmente “conservatore”, e questo nella situazione data, davanti a lessico regressivo della Meloni giunta dopo di lui, appare come oro politico.

Non resta dunque che auspicarne il ritorno, che si riaffacci perfino un istante appena. Basterebbero poche parole sue, dirimenti, addirittura a dispetto del fantasma della “casa di Montecarlo” e la Ferrari del cognato, assodato che Fini, nella storia in questione, ai nostri occhi, appare come il povero cavaliere De Grieux, protagonista di Manon Lescaut, ostaggio di una vicenda familiare del quale credo egli sia prima vittima.

Non sarà il cavallo bianco con il quale Mussolini immaginava di entrare trionfalmente ad Alessandria d’Egitto, ma basterebbe adesso perfino la vecchia “500” dei suoi giorni giovanili a Monteverde Nuovo. L’ho detto, il ritorno di Gianfranco Fini darebbe ristoro innanzitutto a chi non ha le parole esatte per rispondere alla subcultura che, a dispetto di tutto, la destra trionfante a lui successiva porta con sé.

32 replies

  1. Gia dimenticata la famosa casa di Montecarlo, vicenda immobiliare che costò la carriera politica all’allora presidente della Camera, spaccò il mondo di centrodestra, coinvolse mediaticamente (e in parte processualmente) anche la famiglia di Elisabetta Tulliani, compagna di Gianfranco Fini.Auspicare il suo ritorno dimostra la memoria storica corta del giornalismo italiano che cerca sempre un antidoto al voto e a chi non gradisce

    "Mi piace"

  2. Fermo restando che il Fini degli anni Duemila è un gigante rispetto ai politici di destra attuali (la vicenda della casa di Monaco è un’inezia, illecita, ma una sciocchezza), non definì mai il fascismo “male assoluto” (è un’affermazione che non ha senso, difficilmente avrebbe potuto profferirla), ma bensì il campi di sterminio.

    Piace a 2 people

    • Scusa l’ardire.”la vicenda della casa di Monaco è un’inezia,illecita,ma una sciocchezza”…come non condividere:c’è stata na marea di politici che da ‘affittopoli’ fino a ‘fottopoli’ di case,sindacalisti ricordo in testa,degl’italiani,se facenti parte dell’immenso patrimonio edilizio dello stato NOSTRO(ristrutturazioni ‘a sua insaputa’ comprese) e ci si ricorda,e si rompe,per una casa che ad essere fxxxxxi NON SONO STATI gl’italiani ma semmai tutti i militanti,e t e s s e r a t i ,del MSI a cui la casa apparteneva ed a cui dunque si dovrebbe lasciare l’indignazione,casomai….non sarebbe il caso che ognuno si facesse le case SUE?NB:Solo Massimo Fini ricorda ogni tanto che l’antesignano poteva essere considerato quell’imprenditore che ancora rimane sulla scena politica,acciaccato ma rimane,che tramite ‘compare e compare del compare’,per il prezzo alla fine scucito,fxxxè,lui sì,l’erede,così giovane ed inesperta che il solo pensarci fa venire il sangue alla testa,di genitori morti di piombo ‘amico’.Quello che acchiappò x un tozzo di pane villa S Martino-

      Piace a 1 persona

    • Questa scemenza del male assoluto continua a rimbalzare sulla bocca dei giornalisti dei giornaloni.
      Semplicemente non ha mai detto il fascismo fu il male assoluto.
      Sulla casa hai ragione

      Piace a 1 persona

      • Una delle prime galline a dare corda alla diceria fu la Mussolini, che rispose “Il male assoluto è piazzale Loreto” 🤦‍♂️

        "Mi piace"

  3. Nei giorni del G8 di Genova sicuramente Fini era nella sala di comando per il mantenimento dell’ordine pubblico. Negli stessi giorni in piazza a Genova c’erano tanti santerellini che avevano deciso di devastare la città. Ci fu raccontato che i devastatori erano solo poche persone definite black block. Forse i black block erano pochi, ma quelli che li proteggevano erano erano migliaia, convocati a Genova dai sinistri antidemocratici con l’obiettivo di creare incidenti di portata internazionale e conseguenti dimissioni del governo eletto democraticamente dagli italiani. Come al solito, il sistema mediatico, compreso quello di proprietà del berlusca, ma in mano a uomini di sinistra, trasformarono i fatti, facendo passare per santi i violenti.
    A quel tempo, capo della polizia era un certo De Gennaro

    Piace a 1 persona

    • “il sistema mediatico, compreso quello di proprietà del berlusca, ma in mano a uomini di sinistra”

      Ció mi sembra proprio impossibile. Una proprietá di Berlu in mano agli odiati comunisti? Si stará giá rivoltando nella tomba!

      "Mi piace"

      • Probabilmente sarai molto giovane altrimenti sapresti che subito dopo la riforma del sistema radiotelevisivo (legge 6 agosto 1990, più comunemente conosciuta come legge Mammì) che consentiva anche ai privati le trasmissioni in diretta, Berlusconi, proprietario di canale 5, scelse come direttore del TG5 Enrico Mentana. Scelta non casuale, dato che era già vice direttore del tg2. Ed è noto a tutti che in rai le scelte erano fatte tenendo conto delle decisioni politiche. E’ noto anche che con la riforma della Rai del 1977, Rai1 era appannaggio della DC, Rai2 era appannaggio degli altri partiti satelliti della DC e di questi il PSI era il maggiore utilizzatore, mentre il nuovo terzo canale diventò quasi di proprietà del PCI. A quel tempo, Berlusconi era un fedele di Craxi, quindi tutte le scelte risentivano di questa situazione.

        Piace a 1 persona

  4. Fini a me non piace e non mi è mai piaciuto, la sua era comunque una destra illiberale ma lo hanno messo in croce per una sciocchezza che ha commesso per il legame che aveva con sua moglie. Nel Paese dei mazzettari Fini ha sempre dimostrato di essere una persona onesta e comunque mediamente superiore, in quanto ad etica, alla media dei politici italiani.
    È più etico un Fini di una Boldrini che ciancia di diritti delle fasce deboli e poi maltratta e sottopaga i suoi collaboratori.
    Non lo voterei mai ma non gli precluderei la possibilità di fare politica.
    In FdI è pieno di fascisti, non di post fascisti.
    Fini da questo punto di vista è sicuramente più rassicurante di tanti meloniani.

    Piace a 1 persona

  5. Poverino vittima a sua insaputa, se così fosse allora è un cretino, e se è cretino meglio rimanga nel limbo.
    (Identità quale la vostra? non è che prendete un po da Bisceglie!)

    "Mi piace"

  6. MUSSOLINI CAPOBANDA
    Aldo Cazzullo
    poi uno scambio di vedute in merito a quanto insaputa, a non ero nato,
    a 75 anni fa, poi alla corte del Delinquente Naturale.

    "Mi piace"

  7. Fini manca al panorama politico italiano in quanto rappresentante di una destra seria e onesta , colta e liberale .
    Lo dico da vecchia comunista sessantottina, rispettosa degli avversari leali.

    Piace a 1 persona

  8. “Una destra” è un pó come il Sessantotto: erano nella Storia, e ora nel mondo dei sogni. Oggi c’è LA realtá, dove una destra cosí non esiste. C’è LA destra con cui oggi abbiamo a che fare, incompetente, becera e ladra. Il resto son solo chiacchiere.
    Certo, l”articolo è molto importante: fare le maestrine un tanto al chilo, meno.

    "Mi piace"

  9. P.s. Pengue, qual’è il problema? Devo sentirmi indirizzare una stupidaggine quale “forse eri assente quando la tua maestrina lo ha spiegato in classe” senza replicare? E che diamine.

    "Mi piace"