Per Giorgia la paura fa “40”: sotto sarà senza maggioranza

Scenari. L’ipotesi del pareggio e il rebus astensione. Secondo diversi studi, una squadra di calcio che inizia una serie di calci di rigori segnando per prima alla fine avrà il 65% di probabilità di vincere la partita. Il centrodestra di Giorgia Meloni ha segnato il primo […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Secondo diversi studi, una squadra di calcio che inizia una serie di calci di rigori segnando per prima alla fine avrà il 65% di probabilità di vincere la partita. Il centrodestra di Giorgia Meloni ha segnato il primo rigore. Domani la leader di Fratelli d’Italia, candidata presidente del Consiglio, si giocherà il resto della serie per portare a casa la vittoria. Resta però un 30-35% di probabilità che questo non avvenga: perdere, in termini elettorali, significherebbe essere in vantaggio rispetto alle altre coalizioni, ma avere una maggioranza “stretta” in Parlamento, nello specifico in Senato. È uno scenario difficile ma non impossibile.

Sono queste le cifre di un report riservato che circola da giorni ai piani alti di Fratelli d’Italia, riferite da due dirigenti del partito di Meloni. Si compone di tre scenari possibili, articolati in base alle percentuali della coalizione di centrodestra: se la somma di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati dovesse superare il 42% a livello nazionale, la coalizione avrà una larga maggioranza anche al Senato. In termini numerici significherebbe uno scarto di oltre 50 voti alla Camera (dove la maggioranza è di 201) e più di 20 voti a Palazzo Madama (la maggioranza è di 101): più la percentuale di coalizione si avvicinerà al 50% e più saranno alte le probabilità di raggiungere il 60% dei seggi.

Il secondo scenario, invece, è quello intermedio e prevede che la coalizione ottenga un risultato tra 40 e il 42%: in questo caso il centrodestra avrà una maggioranza, ma più stretta, sotto i dieci senatori di scarto. Il terzo e peggiore scenario prevede, invece, una situazione di “non vittoria” in cui la coalizione scenda sotto la soglia psicologica del 40%, dal 37% in su: in questo caso la maggioranza al Senato sarebbe in discussione. In sintesi, spiegano le due fonti meloniane, la coalizione sarà sicura di avere una maggioranza se potrà contare su un vantaggio superiore ai 10 punti rispetto alla coalizione di centrosinistra: sotto questa soglia, le cose si fanno più difficili. Un campanello d’allarme riguarda il primo scenario: se un mese fa la probabilità di avere la maggioranza superava l’85%, oggi è scesa al 65%. Probabile ma non certa. L’altra variabile, ovviamente, sarà il tasso di astensionismo: le ultime elezioni hanno dimostrato che una maggiore mobilitazione favorirebbe il centrosinistra sul centrodestra, anche se in FdI sono preoccupati che i propri elettori diano già per scontata la vittoria.

Perciò in queste ore, Meloni non è preoccupata ma “prudente” su quello che sarà il risultato finale, dice un dirigente di Fratelli d’Italia. Lo ha ripetuto anche dal palco di Napoli, dove ieri ha chiuso la campagna elettorale: “Piano con questa cosa che abbiamo già vinto – ha detto – occhio a tutto questo entusiasmo, andate a votare”. Meloni teme due variabili: in primis, il crollo degli alleati Lega e Forza Italia che potrebbero spingere Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ad aprire a nuovi governi di larghe intese. Ieri era stizzita sulle loro sbandate internazionali: “Siamo la garanzia che non cambieremo linea”. In secondo luogo, ha paura di perdere Palazzo Chigi come Pier Luigi Bersani nel 2013 con la “non vittoria”.

La variabile del Sud, con la possibile rimonta del M5S, è un altro elemento che può avere effetti sulla maggioranza parlamentare. Per questo ieri Meloni ha deciso di chiudere la sua campagna elettorale a Napoli, prima in un incontro con gli industriali in cui ha definito FdI un partito “a trazione meridionalista” e poi con i giovani all’arenile di Bagnoli. Sul palco all’americana montato per l’occasione, Meloni ha dedicato buona parte del suo discorso proprio al ruolo del Sud (il ruolo del mare e del marchio italiano) e al reddito di cittadinanza da “sostituire”, ma spiegando la sua proposta per “non lasciare indietro nessuno”: mantenere il reddito per inabili e anziani e investire sulle politiche attive per i giovani. “La vera lotta alla povertà è far diventare le persone più benestanti”, ha detto Meloni. Per le assunzioni ha proposto di spendere gli 8 miliardi del fondo sociale Ue secondo un principio: “Più assumi, meno paghi”. Poi l’affondo nei confronti di Giuseppe Conte: “Avevano detto che avevano abolito la povertà, ma oggi abbiamo il record di poveri. Vi vogliono sul divano, con noi le cose cambieranno”.

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11 replies

  1. Il centro destra avrà la maggioranza,anche abbastanza facilmente,e qualcuno nella famosa alleanza progressista dovrà risponderne politicamente

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  2. Bisogna capire se l’ignorante è colei che campa di politica da quando c’erano ancora i Duran Duran, oppure coloro che la votano.

    Il RdC non è a persona, ma a NUCLEO FAMIGLIARE.
    In una famiglia ci possono essere, oltre a disoccupati in età lavorativa, anche minori, anziani e disabili. Tutti sotto lo stesso tetto.
    Che si fa?
    Gli togliamo in toto il sussidio che è di tutti i componenti?
    Togliamo solo la % di sussidio dei disoccupati, imponendo (non so come) a questi di non mangiare con la % di sussidio degli altri famigliari non idonei al lavoro?
    E quelli non idonei al lavoro non divideranno il loro cibo e l’acqua calda, pagati col RdC, con i famigliari disoccupati, quindi di fatto donando parte del loro già decurtato sussidio?

    Inoltre, nella legge RdC, c’è già la clausola che da soldi, per tot mesi, a chi assume un percettore di RdC.

    Una persona onesta direbbe: tranquilli, PRIMA vi diamo un posto di lavoro e solo DOPO vi togliamo il sussidio.
    Il disonesto invece dice: PRIMA vi togliamo il sussidio, ma tranquilli che DOPO faremo… faremo… faremo…

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  3. Se il centro destra non ha la maggioranza ci ritroviamo di nuovo un governo di unità nazionale col PD, Renzi e Calenda al governo,e firsenun Draghi bis,secondo voi cos’è peggio?

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  4. Negli ultimi giorni ho seguito con maggiore attenzione la campagna elettorale. Sono stato in questo lungo periodo un convinto astensionista. Poi dopo aver sentito un po’ tutti, vi elenco le mie pagelle ai leader: Calenzi 2, Berlusconi 2, Letta 1, Salvini 4, Bonino 0, fratoianni meno 1, Meloni 9. Ho detto tutto.

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