Popolo addìo

(Giuseppe Di Maio) – Inizialmente me la presi con Putin e coi Russi, colpevoli di aver fatto fallire la rivoluzione d’ottobre. La mia testa era ancora immersa negli echi delle sale prese d’assalto al palazzo d’inverno, nelle musiche dell’Internazionale, nei versi di Majakovskij, come se gli ultimi 100 anni non fossero mai passati. Ce l’avevo con l’ingiustizia e lo strapotere di una classe dirigente con gli yacth, le dacie, e la gente senza democrazia  e senza acqua corrente nelle case. Non mi capacitavo di come era sparito il sol dell’avvenire proprio nel paese che l’aveva inventato, nel  paese (Lenin) che aveva capito la funzione dello Stato, e delle avanguardie rivoluzionarie.

Poi, ho visto che da noi il partito più guerriero era il PD, una cosa che si colloca a sinistra, a centrosinistra, insomma dall’altra parte della destra, e da cui, alla maniera di Di Battista, disintossicarsi, non basta più. E mi accorsi che il Capitale aveva vinto. O che forse non aveva mai perso, se si esclude quella labile stagione in cui le nostre classi dirigenti scrissero la Costituzione. Aveva vinto, e aveva azzerato i suoi oppositori. Aveva vinto perché il Capitale non lo si può accettare come una cosa della Democrazia, sennò la Democrazia diventa una cosa del Capitale. L’uomo economico è l’unico interesse della nostra società, e la sinistra ne è stata invasa. La mutazione della sua classe dirigente l’ha accomunata a quella della destra, la vera opposizione è sparita. Chiunque (come un Di Maio qualsiasi), dopo aver sognato programmi elettorali, si accorge che esiste una realpolitik e disprezza l’intelligenza collettiva. In un mondo così, dove si affrontano bande di servitori dello stesso ordine, tutti vogliono vincere, ma nessuno vuole stravincere, per potersi giustificare di fronte al proprio elettorato di non aver prodotto i risultati sperati.

Ma poi sono comparsi i 5 stelle. Con lentezza, indecisioni, con leggere contraddizioni, mostrano di essere l’unica opposizione al Capitale. Non vincere adesso è diventato obbligatorio. Nessun partito deve essere in grado di esprimere un governo eletto dal popolo, ogni esecutivo deve essere composto da tecnocrati. Non è inciucio, non è “grossa coalizione”, quel governo è il calcagno del padrone che spreme le esistenze dei suoi oppressi. La legge elettorale che finora era servita per non far prevalere l’avversario, adesso deve garantire l’ingovernabilità, deve escludere il chiaro risultato delle urne.

E allora una futura democrazia deve segnare la fine del suffragio universale, deve pretendere un elettore che riconosca il proprio interesse, che riconosca il suo nemico. Le stanno chiamando democrazie epistocratiche, cioè sistemi elettorali che si fonderanno sulla conoscenza di chi e di ciò per cui si vota. Così Putin e Kirill non potrebbero più raccontare balle ai Russi, così Biden, von der leyen e Letta, non potrebbero più raccontarle a noi.

5 replies

  1. E tutto sto pippone erudito per dire che non ti piace il suffragio universale?
    Eh ma te lo devi ciucciare.
    Sai, è la democrazia, bellezza

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  2. Tradotto: bisogna votare PD + 5stelle. Insieme appassionatamente. Cioè rafforzare il PD, affinchè si mangi definitivamente i 5stelle : non ha ancora concluso il lavoro.
    Altrimenti “non si riconosce il nemico”. Che è chi gli US dicono sia. Per i loro interessi.

    Mi piacerebbe però sapere come dividere gli elettori tra “consapevoli” e “inconsapevoli”. Chi ha tessera renziana? Con un INVALSI? Con la foto della scheda nella cabina elettorale alla maniera mafiosa? Con una foto dell’ elettore medesimo e se è biondo, alto e bianco il voto non vale?

    Ma ci rendiamo conto che soggetti come questo si millantano “sinistri”? Sinistri lo sono veramente, ma in un altro senso. Spero veramente che il Movimento si tenga lontano da queste idee fasciste. Che più fasciste non si può.
    Il troppo stroppia, e a questo punto l’ etichetta rossa non basta più a coprire la vergogna. Nera. Anzi, nerissima.

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