Il sistema dei bonus e il fisco ormai a brandelli

Perché i bonus sono il fallimento della politica? Perché sono la rinuncia a una visione complessiva della vita pubblica.

(Fabio Massa – true-news.it) – Oggi ho letto un interessante articolo di Antonio Polito sul Corriere della Sera che sintetizzava benissimo il problema dei partiti di sinistra, o centrosinistra. E anche del centrodestra, beninteso. E pure del popolo italiano. Insomma, di tutti. E il bello che tutti questi problemi sono condensati in una parolina: “bonus”. Che cosa è il bonus? E’ una misura che “altera” in qualche maniera le regole.

Per accedere al bonus non bisogna fare proprio niente se non godersi lo spettacolo

Dovresti pagare gli operai per ristrutturarti la casa? Se fai come dice lo Stato hai un “superbonus”. Ovvero, non è proprio un bonus, ma è il supereroe dei bonus: non solo ti paga lui – cioè noi – gli operai, ma ti regala anche il 10 per cento. Hai un figlio? Nelle “tasse” questo non dovrebbe risultare, ma ecco il “bonus”: una manciata di euro al figlio. E fa niente che l’assegno unico universale lo prendano anche i supermiliardari che con quella manciata di euro ci prendono il caffè nell’hotel più fico del mondo.

Spetta anche a loro, perché stanno nella “platea” del bonus. Anche qui, le parole sono importanti: per accedere al bonus non bisogna fare proprio niente se non godersi lo spettacolo. Sì, e ovviamente fare un po’ di burocrazia, perché quella anche se respiri in Italia la devi per forza onorare e celebrare. Uno potrebbe dire: beh, che male c’è. Ci danno dei soldi.

I bonus sono il fallimento della politica

I fondi dello Stato sono come un liquido in vasi comunicanti. Se li aggiungi da una parte li tiri via dall’altra. Non sono come i diritti civili, che si li aggiungi a uno nessun’altra ne subisce lo scotto. Le misure finanziarie è chiaro che sono una coperta: corta o lunga, se la tiri si sposta. Perché i bonus sono il fallimento della politica? Perché sono la rinuncia a una visione complessiva della vita pubblica.

Mi spiego: invece di riformare completamente il sistema del fisco, delle tasse, delle pubbliche contribuzioni e dei relativi sgravi, i bonus si inseriscono come eccezioni per non variare la regola. Sono dei trucchetti: invece di riformare tutto, di andare a correggere gli errori e le storture, si aggiungono come delle toppe su un vestito del quale nessun sarto ormai ha più le misure. E facendo questo si abitua il popolo ai bonus, al concetto di meritarsi i bonus.

Bonus sulla casa, sui figli, sulla salute, sul lavoro, e tutti gli altri. Ecco perché una riforma fiscale, in Italia, la temono tutti. Perché hanno paura di perdere il bonus, e così facendo si tengono un vestito rammendato per paura di rimanere nudi.

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2 replies

  1. Con una vena d’amara ironia e (par di leggere) rassegnazione, l’articolista ha centrato il problema.

    Il discorso che fa sui bonus e su come la politica preferisca questa strada piuttosto che metter mano radicalmente al sistema fiscale, si può traslare sulla questione della concorrenza, delle concessioni, delle detrazioni più disparate, dei continui ritocchi alle pensioni per accontentare questo o quello, ecc.

    Ha detto bene Monti dalla Gruber l’altra sera: se mai una compagine vincesse le elezioni e si mettesse seriamente a governare bene (cioè mettendo mano alle questioni suddette come andrebbe fatto) durerebbe qualche mese: sarebbe abbattuta dai moti di piazza. Non quelli contro le malefatte, ma quelli contro le cose fatte bene nell’interesse di tutti e non solo di qualcuno.

    Per queste cose mi tornano sempre in mente D’Avigo e tangentopoli. Dice lui che il sostegno popolare venne meno quando la gente si rese conto che non veniva pizzicato solo il potente, ma pure il cittadino normale di cui la politica usava l’egoismo.

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