(Massimo Gramellini – corriere.it) – Dopo Letta con gli occhi(ali) da tigre, Salvini in smoking e Conte leader della sinistra, pensavo di averle viste tutte. Invece mancava la conversione di Sgarbi in apostolo della decrescita. Dico Sgarbi Vittorio, il trasgressivo che per quarant’anni ha abbaiato contro ogni regola, dalle sentenze della magistratura all’obbligo di mascherina, dichiarando guerra al conformismo di sinistra incarnato a livello planetario dall’icona ambientalista Greta Thunberg.

A leggere l’ultimo intervento pubblico di quel noto gaudente c’è da stropicciarsi gli occhi: è tutto un elogio delle stufe a legna e dei camini accesi, una critica alle luci della città e all’eccesso di docce quotidiane, un invito a vivere in armonia con il pianeta e a liberarsi dal giogo dolce ma infingardo del consumismo. Un po’ come se Briatore inneggiasse alle vacanze in campeggio.

Ogni conversione porta con sé una componente di mistero. Sarei tentato di dire, con De André, che Sgarbi si è messo a dare buoni consigli perché non può più dare cattivo esempio, se non temessi di venire immediatamente smentito da una sfilza di suoi improperi. Che l’abbia fatto per farsi notare è già più plausibile: al mercato della notizia uno Sgarbi che esalta l’inquinamento e lo spreco come espressioni di vitalismo è quotato meno di una battuta di Berlusconi sui duecento bidet di Gheddafi. Non mi sentirei però di escludere l’ipotesi più estrema: che anche a Sgarbi, come a milioni di altri italiani, ieri sia arrivata la bolletta della luce.