Così Gorbachev fu tradito dal “bene”

Reale l’ostilità nei suoi confronti di Eltsin e Putin. Ma il vero inganno furono le promesse disattese sul “nessun allargamento Nato”. “Neanche di un pollice” disse il Segretario di Stato Usa Baker. Come no… Sulla stampa italiana e occidentale si piange in questi giorni la morte di Mikhail Sergeevich Gorbachev, indicando in Vladimir Putin […]

(DI BARBARA SPINELLI – ilfattoquotidiano.it) – Sulla stampa italiana e occidentale si piange in questi giorni la morte di Mikhail Sergeevich Gorbachev, indicando in Vladimir Putin colui che lo ha tradito, distruggendo la sua visione pacifica di una “casa comune europea” e riportando la guerra nel cuore del Vecchio continente, in Ucraina.

Molti di questi rimpianti sono intrisi di ipocrisia, oltre che storicamente zoppicanti.

È probabilmente vero che Gorbachev disapprovava la natura avventata e brutale dell’intervento militare in Ucraina. Anche se durante il suo governo non mancarono repressioni mortifere nelle repubbliche secessioniste (ad esempio in Lituania) Gorbachev ritirò pur sempre le truppe dall’Afghanistan, non usò la forza nei Paesi d’Europa centrale che volevano liberarsi del giogo sovietico, scommise con tutte le sue forze sui negoziati di disarmo convenzionale e nucleare fra Est e Ovest.

Non meno probabile è che il suo legame anche affettivo con l’Europa, e con la Germania in particolare, fosse più forte e tenace di quello manifestato oggi dal Cremlino. Ma parlare di un Gorbachev tradito dall’“imperialismo” di Putin è storicamente infondato e fuorviante: non tiene conto della “storia lunga” delle relazioni tra Russia, Europa e Stati Uniti, né dell’origine della nuova guerra fredda che Gorbachev aveva voluto eliminare, senza riuscirci, grazie al duplice scioglimento del Patto di Varsavia e della Nato.

Se si considera la storia lunga, e si include nei ragionamenti l’ultimo trentennio, si arriva infatti a conclusioni diverse, ben più sfumate. A tradire il progetto di “casa comune europea” senza più Nato e Patto di Varsavia, che Gorbachev propose al Consiglio d’Europa il 7 luglio 1989, poco prima che venisse abbattuto il Muro di Berlino, fu di certo Eltsin che lo spodestò sciogliendo l’Urss e il Partito comunista sovietico, ma fu in prima linea l’Occidente, con cui l’ultimo leader sovietico aveva negoziato l’unificazione pacifica delle due Germanie.

La promessa che gli Occidentali fecero al Cremlino tra il ’90 e il ’91, in varie riunioni bilaterali e nel Gruppo 2+4 (i 2 Stati tedeschi e i 4 vincitori della seconda guerra mondiale: Usa, URSS, Francia, Regno Unito), era che la Nato sarebbe rimasta in piedi, contrariamente al Patto di Varsavia, ma avrebbe tenuto debito conto degli interessi di sicurezza russi e non si sarebbe dunque allargata a Est: “neanche di un pollice”, assicurò il segretario di Stato James Baker. Stessa promessa fu unanimemente fatta da Mitterrand, Helmut Kohl, Margaret Thatcher e John Major, Manfred Wörner segretario generale della Nato.

Purtroppo l’inavvertenza di Gorbachev fece sì che l’impegno non venisse scritto nero su bianco. “Fu un’idiozia”, ha dichiarato di recente Roland Dumas, ministro degli Esteri francese che partecipò ai negoziati, “ma tutte le delegazioni tornarono dagli incontri con Gorbachev trascrivendo resoconti in cui la promessa è esplicitamente registrata”.

La promessa fu infranta a partire dal 1993-94 da Bill Clinton, che negò l’impegno preso, suscitò le prime irritazioni russe e impose nel 1999 il primo allargamento a Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, in piena guerra in Jugoslavia. Pochi anni dopo mise in atto un’ulteriore provocazione, riconoscendo la secessione del Kosovo. Jack Matlock, ex ambasciatore Usa a Mosca, condannò gli allargamenti Nato e gli interventi militari nei Balcani: “Gli effetti sulla fiducia russa negli Usa sono stati devastanti. Nel 1991 l’80% dei russi avevano un’opinione favorevole degli Stati Uniti. Nel 1999, la stessa percentuale ci è ostile”. Nel 2004 l’Alleanza Atlantica aprì ai Baltici, e a Bulgaria, Romania, Slovacchia, Slovenia, sotto l’amministrazione Bush jr. Durante la presidenza Obama entrarono nella Nato Albania, Croazia, Montenegro.

Nel frattempo la mortificazione del Cremlino era diventata risentimento. Nel febbraio 2007, alla Conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco, Putin denunciò l’arroganza occidentale e disse che la pazienza russa era giunta al limite. La sordità delle amministrazioni Usa fu totale e si cominciò a promettere l’allargamento Nato a Georgia e Ucraina (Berlino e Parigi si opposero, dunque non fu fissata una data per l’adesione). I progressivi allargamenti Nato agli Stati dell’Est e il loro riarmo costituiscono il vero tradimento della fiducia che Gorbachev aveva risposto nell’Europa e negli Stati Uniti.

Anche Gorbachev, come Putin, considerava tragica la fine dell’Urss, che non aveva saputo gestire né sventare. L’impero multietnico era preferibile, a suo parere, ai nazionalismi etnici che esplosero in Urss e che fecero di lui uno statista grandioso ma perdente. Di per sé, l’impero non è una forma politica negativa: se l’impero austro-ungarico fosse sopravvissuto non ci sarebbe forse stato l’annientamento degli ebrei d’Europa. Quel che Gorbachev avversò fu inoltre lo scioglimento del Partito comunista, che negli ultimi tempi voleva riformare ma sicuramente non abolire (importanti erano stati negli anni 70 gli impulsi degli eurocomunisti italiani o spagnoli, che avevano elaborato alternative al comunismo sovietico).

Prima di essere defenestrato da Eltsin – e da chi a Washington e in Europa sostenne l’usurpatore e impose una “terapia choc” che privatizzò l’economia russa, permise l’insorgere e l’arricchimento degli oligarchi e spinse la Russia sull’orlo della bancarotta – Gorbachev aveva in mente la trasformazione dell’Urss in una confederazione, con ampie autonomie riconosciute alle Repubbliche, specie alle più indipendentiste come i Baltici, la Georgia, l’Ucraina. Al pari di Solženicyn, fu sconcertato dall’indipendentismo ucraino e lo disapprovò apertamente. Approvò di conseguenza l’annessione della Crimea nel 2014.

Nel magnifico documentario-intervista di Werner Herzog (“Meeting Gorbachev”, 2018), l’ultimo presidente dell’Urss risponde con un sorriso come sempre mite ma leggermente sarcastico a una domanda del regista: “Gli Americani pensavano di aver vinto la guerra fredda e questo gli ha dato alla testa. Quale vittoria? Fu una nostra vittoria comune, e tutti abbiamo vinto!”. Una verità che le amministrazioni Usa s’ostinano a rifiutare, convinte come sono che la fine dell’Urss abbia legittimato l’unipolare predominio statunitense nel vecchio continente e nel pianeta, e sconfitto l’idea di una “casa comune europea”.

Sulla propria pietra tombale, Gorbachev confessa a Herzog il desiderio di veder scolpite le parole che Willy Brandt – altro gigante perdente – aveva immaginato per la propria lapide: “Ci abbiamo provato”.

17 replies

  1. Ho visto il documentario di Herzog l’anno scorso.

    Non è solo il ritratto di un illustre anziano pensionato – il suo ricordo della moglie, scomparsa prematuramente, è particolarmente toccante – ma anche di uno dei protagonisti principali della storia del XX secolo, con tanto di parole sue. Da parte sua, Herzog tratta il suo soggetto con grande rispetto ma spassionatamente, anche. Ne consiglio modestamente la visione 🙂

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  2. Standing ovation per Barbara Spinelli, ma soprattutto per M. S. Gorbachev, vero Uomo di pace.
    👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

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    • Grazie Anail, finalmente qualcuno che non confonde Gorbacëv (pur con i suoi numerosi errori) con quel servo ubriacone di El’cin e non cade nell’errore del “post hoc ergo propter hoc”.

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  3. Senza dare un giudizio, solo attenendosi ai fatti, sorge una riflessione, se l’occidente ne parla tanto bene, soprattutto in questo momento, sarà che questa figura corrisponde di più agli ideali occidentali? probabilmente in Russia si ricordano ancora di quel periodo cosa è stato e ancora scappano, Putin magari riflette l’orientamento del suo popolo, che ha reagito con assoluta indifferenza, mentre qui si pretende che rifletta il nostro orientamento. Tra l’altro Gorbaciov riconobbe, e lo scrisse nel suo libro, le capacità di Putin per avere assicurato la “stabilizzazione della situazione dopo Eltsin, quando la sfida era salvare la Russia dalla disintegrazione”, e sostenne alcune delle scelte strategiche più importanti, come l’annessione della Crimea (“storicamente giusta e legittimata dalla volontà popolare”) e la sfida all’allargamento a est della Nato, definito come una “violazione dello spirito degli accordi per la riunificazione della Germania”. Allo stesso tempo però criticava duramente l’atteggiamento autoritario e l’accentramento del potere. Insomma un sostegno chiaro e anche critico, a cui corrisponde esattamente l’omaggio esplicito ma senza enfasi.

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  4. Basterebbe ricordare come il mainstream ( allora esisteva solo quello ) raccontava l’arrivo di Gorbaciov , esaltandone la figura , e dopo di lui la macchietta di Eltsin , per farne una figura negativa , almeno per me .
    Faccio una domanda : L’Europa era piu’ sicura ai tempi della guerra fredda o adesso ? Eppure dicevano che l’ Europa nasceva per dire addio alle guerre ! Eccoci qua .
    Certo , magari i baltici direbbero di no . Ma loro sono arrivati dopo a scassare tutto , con il loro odio e voglia di rivalsa anti-russo ..

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  5. continua : E gli americani neocon , che fessi non sono , hanno messo a capo della Nato proprio un baltico , lo Stolt per sfruttarne apppieno il loro risentimento , a spese di tutto il resto dell’ Europa .

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  6. Un’analisi sul politico Gorbaciov fatta alcuni anni fa:

    Le responsabilità di Gorbaciov

    Caro Montanelli, Michail Gorbaciov è stato, a mio avviso, il personaggio politico più «benefico» della storia del XX secolo. Fu lui a liquidare il comunismo, fu lui ad abbattere il Muro di Berlino e a terminare finalmente la guerra fredda generando speranza e fiducia in un futuro migliore non solo nel suo disastrato Paese, ma anche nel resto dell’umanità, America inclusa e a ridare la Libertà al suo popolo. Questi sì che sono avvenimenti storici! Ebbene, come è mai possibile che un autentico eroe e meritevole personaggio come questi indubbiamente è, sia oggi così «accanitamente» dimenticato da tutti e soprattutto in patria? Dove sono andati a finire la gratitudine e il buon senso oltre all’intelligenza? Luciano Salvati, luciano.salvati@techni-lux.com

    Caro Salvati, Pur rispettandolo molto sul piano umano, io non ho per il Gorbaciov politico la stessa ammirazione che ne mostra lei. Credo ch’egli sia stato non la causa del crollo del regime sovietico che aveva come simbolo il Muro di Berlino, ma piuttosto il suo effetto. Quel regime si sopravviveva da un pezzo, forse fin dalla stessa morte (1953) del suo inventore, Stalin; al più tardi, dal defenestramento del suo successore, Kruscev (come Togliatti, bisogna riconoscerlo, aveva subito previsto). In mano a Gorbaciov – quando toccò a lui prenderne il posto – non restavano che dei cocci. È sul modo di trattarli che avanzo le mie riserve, pur riconoscendo che, al suo posto, forse avrei fatto molto peggio di lui. Io non ho assistito, sia chiaro, alla tumultuosa palingenesi sovietica. Ma nella mia lunga esperienza di testimone, di crolli di regime ne ho visti parecchi. Nessuno di essi era uguale a un altro: ognuno aveva qualche irripetibile caratteristica dovuta alla Storia, alla cultura, alla religione, all’assetto sociale, insomma a un’infinità di cause che è inutile elencare. Ma da tanta varietà di esempi mi sembra di poter trarre un paio di conclusioni che valgono per tutti. La prima è che un regime totalitario, incentrato su un unico organo di comando (Stato o partito), è più facile montarlo che smontarlo. A montarlo, basta poco: basta la forza. Lenin s’impadronì del potere – andato in frantumi in seguito alla disfatta nella prima guerra mondiale – non con la piazza e le barricate, ma con un golpe o putsch: l’occupazione del Palazzo d’Inverno, sede del governo (1 morto, dicasi un morto in tutto) «coperto» dalla Polizia (già bolscevizzata). Il resto lo fecero i servizi segreti, i delatori, le «purghe», i gulag e i mitra. Voglio dire insomma che per montare un regime di violenza, la violenza basta. È a smontarlo, cioè a ripristinare la libertà – e questo è il secondo motivo del mio scetticismo – che la violenza non basta più, anzi è d’uopo bandirla perché con la democrazia è incompatibile. E il rischio che immediatamente si profila è ch’essa degeneri in anarchia. Come capitò a Gorbaciov che a un certo punto non sapeva più se era il Presidente della Russia o un semplice imputato di tradimento avviato alla stessa sorte del romeno Ceausescu. Lei mi chiederà: «Ma poteva Gorbaciov evitare questo passaggio che piombava la Russia nel caos?». Non lo so. Ma so che la Cina c’era riuscita, o ci stava riuscendo. Anche il totalitarismo cinese era arrivato al suo muro di Berlino, cioè alla resa dei conti. Ma per strada aveva trovato un vecchietto, tal Deng Xiaoping, il quale aveva capito che il ritorno alla liberalizzazione si poteva fare, ma solo nel campo dell’economia, a passetti centimetrali, e tenendo in pugno un controllo politico di ferro: quello che quando gli studenti di Pechino credettero di poter condurre a loro piacimento il ritorno alla democrazia, questi non esitò a falciarli con le sue mitraglie: un episodio che mi costringe a confessarle una cosa mostruosa: che in quel frangente io fui dalla parte della mitraglia, non degli studenti. Che, se avessero vinto, avrebbero piombato la Cina in un caos molto più disastroso di quello che sta attraversando la Russia. Non pretendo, caro Salvati, di averla convinta. Lei mi ha chiesto un’opinione, e io gliel’ho detta. Ora tocca a lei ripararmi dai «crucifige» che me ne deriveranno.

    Link: https://www.corriere.it/solferino/montanelli/01-03-11/01.spm

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  7. Il motivo per cui caddero Gorbaciov e l’Urss:

    Come e perche’ cadde Gorbaciov

    Caro Montanelli, Nella sua “Storia d’ Italia” in Vhs lei dichiara che dobbiamo essere grati a Gorbaciov per aver cominciato quel procedimento che ha portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica che conosciamo con nome di perestrojka, accusandolo pero’ di aver attuato tutto male per non essere stato capace, al contrario dei dirigenti cinesi, di attuare le necessarie riforme mantenendo pero’ saldamente nelle proprie mani il potere politico anche a costo di sparare sulla folla. In parte condivido questa sua analisi, ma non del tutto. Non crede che anche gli Stati Uniti e l’Europa abbiano la loro bella dose di responsabilita’ favorendone la caduta e la conseguente ascesa di Boris Eltsin, il quale ha ridotto il proprio Paese alla fame e al caos? Non era meglio sostenere economicamente Mikhail Gorbaciov e tenere viva la Confederazione di Stati indipendenti per evitare di avere a che fare con una miriade di statarelli piccoli e rissosi? Se nel futuro Cecenia e Daghestan dovessero farcela a staccarsi dalla Russia cosa dobbiamo aspettarci, una mega guerra civile sul modello jugoslavo ma con effetti ben piu’ catastrofici? Silvio Stefanelli

    Caro Stefanelli, Non so a quali fonti lei abbia attinto la notizia che sono state l’America e l’Europa a far cadere Gorbaciov, e non riesco a vedere perche’ lo avrebbero fatto. Io non sono un cremlinologo, non sono piu’ stato in Russia da decenni, non ne conosco la lingua, e a quanto sembra non ho nemmeno mai avuto a che fare con le spie del Kgb. Pero’ la stampa occidentale la seguo e, salvo che in quella comunista o paracomunista, non ricordo di averci mai trovato attacchi a Gorbaciov, ne’ notizia di manovre contro di lui. Preoccupazioni per gli effetti che la sua linea politica poteva sortire all’interno della Russia e per le forze centrifughe che potevano prenderne l’avvio, si’, e si e’ visto quanto fossero fondate. Ma l’idea che le Banche centrali di tutto l’Occidente potessero subito accordarsi tra loro per soccorrere Gorbaciov e fornirgli quanto gli occorreva (quanto? Cifre immense, immagino) per fare fronte ai costi dello smantellamento di tutta l’economia di Stato sovietica, mi sembra un po’ campata in aria. Comunque, per capire come e perche’ Gorbaciov cadde, non mi pare che occorra ipotizzare lo zampino della diplomazia o dei servizi segreti europei e americani. Gorbaciov cadde perche’ l’effetto delle sue prime misure di governo fu […] un sisma politico e economico da dieci gradi della scala Mercalli. Smantellato lo Stato, in un Paese dove tutto […] era dello Stato, tutto veniva a mancare: dagli stipendi ai nessi burocratici e amministrativi che collegavano il centro alla sterminata e multietnica periferia. Ora, a chi poteva giovare tutto questo? Chi le parla, caro Stefanelli, e’ un giornalista che ha passato gli ultimi cinquant’anni […] della sua vita a collezionare epiteti come “fascista”, “reazionario”, “servo del padrone”, “venduto alla Cia” e simili per il suo cosiddetto “anticomunismo viscerale”. S’immagini se posso nutrire antipatia e diffidenza per l’uomo che del regime comunista ha certificato il fallimento e steso l’ atto di decesso. Ma l’idea che il conglomerato […] russo possa disfarsi mi mette i brividi nella schiena (e siccome non faccio che ripeterlo, ora mi danno di “comunista”). E sono convinto che tutte le teste pensanti dell’Occidente capitalista e democratico condividano questo incubo. Quindi ritengo del tutto impossibile che abbiano voluto indebolire Gorbaciov, di cui oltretutto, quando emerse come guida dell’Urss, sapevano ben poco. Il fatto e’ che non ebbero ne’ il tempo ne’ i mezzi per correre in suo aiuto quando l’onda di ritorno delle sue dirompenti riforme lo investi’ . Questa e’, all’ingrosso, la verita’ sulla sua caduta. Non ne cerchi altre. Le altre appartengono, creda a me, alla dietrologia.

    Link: https://web.archive.org/web/20151120082207/http://archiviostorico.corriere.it:80/1999/novembre/13/Come_perche_cadde_Gorbaciov_co_0_9911138483.shtml

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    • Indro Montanelli è stato probabilmente il più grande giornalista italiano del XX secolo, ma allo stesso tempo personalità fin troppo forte ed estremamente complessa e controversa; fino ad oscillare costantemente tra una anticonformistica volubilità pienamente, calata a suo modo nei più diversi eventi storici, ed una sensibilità ideologicamente (si direbbe) “bipolare”, ossia adattantesi di volta in volta nei modi più differenti e imprevedibili all’evolversi di quegli eventi. Sempre seguendo una propria atipica ma giustificata coerenza, da non confondere minimamente con l’opportunismo e le convenienze politiche e sociali, cui si piegavano e si piegano oggi la maggior parte dei colleghi giornalisti.

      Chi, appartenente alle generazioni che attraversano le due metà del trascorso secolo, non ha letto le sue divulgative, e tanto avvincenti quanto divertenti, Storie d’Italia? Ma di una Storia attualizzata e umanizzata tanto da apparire assieme romanzo e cronaca! E pertanto troppo calate nell’attualità dirompente degli anni novanta risultano queste considerazioni su Gorbacev.
      E fin troppo viziate dal viscerale e spesso obnubilante anti-comunismo montanelliano – probabilmente condizionato dal suo avere attraversato nei modi più diversi l’esperienza del ventennio fascista, anch’essa una dittatura ma più “familiare” …

      Insomma non è assolutamente proprio ad un Montanelli che si può attribuire la validità euristica di un giudizio storico, per di più definitivo, sulla supposta (certo non dal grande giornalista) grandezza storica e morale di un Gorbacev. Quelle opinioni sono datate ad epoche precedenti e semmai attualizzanti solo per quell’epoca fin troppo distante dalla nostra. Morto un anno prima dell’attentato alle torri gemelle e della crescente reazione neo-imperialista dell’anglosfera il pur grande Indro non era propriamente uno storico, bensì uno studioso dell’attualità fin troppo coinvolto nell’attualità stessa. Appunto un divulgatore acuto ed anticonformista tanto della cronaca quanto della storia più o meno altrove codificata. Magari capace degli sbalzi più impensabili epperò mai trasformistici sul piano delle sue scelte ideali. Proprio per la detta irrefrenabile e movimentista indipendenza intellettuale e soprattutto per il più pieno coinvolgimento pragmatico ed assieme etico. Perfino sui generis, da a-fascista a laudatore del duce a moderato critico del regime ad antifascista di liberale ispirazione ad anticomunista più o meno aderente a Gladio, CIA e quant’altro ce ne fosse bisogno…, ma sempre a modo suo, ossia … fondamentalmente anarchico – un ossinoro, secondo sue stesse auto-definizioni!.

      Maestro di capacità critiche, indubbiamente, nel sollecitare creativamente le doti cognitive e critiche dei propri lettor ei proprio per questa particolare capacità di razionalizzare certa sua dichiarata bipolarità fisiologica, e dunque emotiva e caratteriale. Ma oramai da storicizzare, nei pregi e nei limiti delle sue visualizzazioni delle verità dei fatti.

      D’altronde non è proprio ad un giornalista professionista, di ieri e fors’anche di oggi, che vanno chiesti lumi di giudizio sul grande Gorbacev: l’hanno fin troppo osservato e anche negli inevitabili limiti, umani e professionali. Figuriamoci un Montanelli! Attendiamo gli storici semmai. Ovviamente quelli veri e credibili e non ideologicamente indirizzati… A noi tocca solo testimoniare e (non troppo) polemizzare.

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  8. Il merito di Gorbaciov fu quello di aver capito che qualcosa in senso democratico bisognava cambiare per rivitalizzare la società sovietica in asfissia. Ma l’impulso alla libertà bisognava coniugarlo a una nuova visione economica che lo stesso Gorbaciov non aveva. Sciolse il Partito e quindi anche lo Stato che su quello si basava, creando involontariamente i presupposti di un’anarchia senza limiti che condusse dritto dritto al saccheggio dell’immenso patrimonio statale da parte degli oligarchi. Un disastro sociale che ai tempi di Eltsin raggiunse livelli record. Poi la pretesa degli Usa di militarizzare tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia eludendo la promessa (solo verbale) di non estendere la Nato ad est, indusse Putin a reagire cercando di recuperare, almeno in parte, gli antichi fasti egemonici di un tempo, visto e considerato che la sua proposta di concepire una nuova Europa da Vladivostok a Lisbona fu nettamente rifiutata dall’Occidente.
    Ma il Socialismo, cosiddetto reale, era riformabile?? Per riformarlo bisognava operare una rivoluzione teorica che nessuno da quelle parti era in grado di concepire e sostenere. Così si ottenne solo la copia, peraltro scadente, del capitalismo.
    Queste sono solo alcune delle riflessioni necessarie su quella vicenda.

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  9. Sicuri sicuri che riguardo la nascita della sua “figura” così moderna e padrona della scena (uomo giovane e piacente, bella moglie elegante… In mente quelli prima?) l’ Occidente ed in particolare glu US non ci entrassero per niente?
    Lo hanno riempito di soldi , poi… A missione compiuta e terminata da Eltsin…

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