Poi uno si chiede perché a Salvini girano così tanto i Meloni

Chi sceglie FI è meno “estremo” sulle critiche a Europa e migranti di chi si rivolge ai concorrenti. Dopo aver esaminato il profilo dell’elettore Cinquestelle (12 agosto) e dell’elettore Pd (23 agosto), concludo l’analisi occupandomi di FdI e Lega. Gli elettorati di questi due partiti hanno preferenze e attitudini quasi […]

(DI LUCIO BACCARO* – ilfattoquotidiano.it) – Dopo aver esaminato il profilo dell’elettore Cinquestelle (12 agosto) e dell’elettore Pd (23 agosto), concludo l’analisi occupandomi di FdI e Lega. Gli elettorati di questi due partiti hanno preferenze e attitudini quasi perfettamente sovrapponibili. Questo crea problemi alla Lega, che non ha più temi suoi propri, che domina in maniera esclusiva. Il gruppo più numeroso tra coloro che dichiarano di voler votare per FdI alle prossime elezioni (quasi il 40%) è costituito da individui che nel 2018 avevano votato Lega. Da anni in Italia il voto premia soggetti e organizzazioni in grado di presentarsi, in maniera più o meno credibile, come alternativi rispetto allo status quo. Al momento l’aura di novità di cui hanno goduto precedentemente Renzi e i 5 Stelle avvantaggia FdI, che è stato all’opposizione degli ultimi governi, in particolare del governo Draghi.

Autonomi e imprenditori hanno scelto “Giorgia”
Il partito di Meloni ha un chiaro vantaggio tra i lavoratori autonomi e gli imprenditori, che sono fortemente sovrarappresentati tra i suoi elettori. Tra questi stessi gruppi tenta di far breccia anche la Lega con proposte come la flat tax e la limitazione dei pagamenti digitali, ma con risultati molto meno lusinghieri. Alla Lega rimane come tratto distintivo un certo radicamento territoriale al Nord, l’area elettorale di Luca Zaia e degli altri “governatori”.

Nonostante i recenti tentativi soprattutto di Meloni, ma anche di Salvini, di accreditarsi come interlocutore responsabile in sede europea, l’elettorato di entrambi i partiti è fortemente critico nei confronti della Ue e soprattutto dell’euro: circa il 50% pensa che l’appartenenza alla moneta unica abbia danneggiato l’Italia, contro una media generale del 34% e del 7% tra gli elettori del Pd. Inoltre, l’elettore di destra è assai più propenso della media a ritenere che le migrazioni abbiano reso l’Italia un Paese peggiore in cui vivere.

Sui diritti individuali le preferenze di chi sceglie FdI e Lega sono sorprendentemente avanzate e non molto distanti dall’elettore medio. L’84% è d’accordo che le donne dovrebbero essere libere di decidere in materia di aborto (la media nazionale è dell’87%), mentre solo il 27% si dice contrario a che le coppie dello stesso sesso abbiano gli stessi diritti degli eterosessuali in materia di matrimonio (contro una media generale del 13%). In economia, l’elettore di destra non è liberista, ma piuttosto favorevole all’intervento dello Stato. Il 68% di chi vota per FdI e Lega concorda con l’affermazione che è responsabilità del governo fornire un lavoro a tutti coloro che lo cercano. Tra tutti gli Italiani la percentuale è solo leggermente superiore: 71%. Inoltre il 74% ritiene che il governo debba prendere misure per ridurre le differenze di reddito. Gli elettori italiani con gli orientamenti più liberisti non sono quelli di destra, ma di “centro” (Più Europa, Italia Viva, Azione). In sintesi, il profilo dell’elettore del blocco FdI-Lega è speculare rispetto a quello dell’elettore Pd: se quest’ultimo è fieramente pro-Europa, pro-Euro e a favore dell’immigrazione, il primo ha caratteristiche diametralmente opposte. Le differenze sull’asse economico-sociale sono meno accentuate. Quanto a Forza Italia, i suoi votanti hanno tratti simili a quelli di chi sostiene Meloni e Salvini, ma meno estremi proprio su Europa e migranti. Quali cambiamenti politici è lecito attendersi se, come segnalato dai sondaggi, il centrodestra vincerà agevolmente le prossime elezioni? È molto improbabile che le politiche economiche cambino radicalmente, poiché questo porterebbe ad un conflitto con l’Unione europea che Giorgia Meloni ha dato chiari segni di voler evitare. È invece probabile l’introduzione di misure punitive nei confronti di poveri e migranti. Sono inoltre possibili riforme di Ordungspolitik che cambino l’assetto istituzionale con un impatto minimo sui saldi pubblici nel breve periodo (ad esempio il cambiamento della forma dello Stato o la riforma della giustizia).

La destra tra promesse elettorali e vincoli Ue
Nel 2013 l’allora presidente della Bce, Mario Draghi, dichiarò che in Italia le politiche economiche “hanno il pilota automatico” e procedono “indipendentemente dall’esito elettorale”. Questa cosa è ancor più vera nel 2022 di quanto non lo fosse nove anni prima. Se il Patto di Stabilità e Crescita è sospeso fino al 2023, il rispetto degli impegni e dei tempi del Pnrr vincola nel dettaglio le decisioni di spesa future. Inoltre, per un Paese ad alto debito e bassa crescita come l’Italia è fondamentale che la Bce sia disposta a fermare sul nascere eventuali crisi di fiducia nei mercati finanziari agendo da acquirente di ultima istanza del debito pubblico italiano. Con il lancio del programma di acquisti Transmission Protection Instrument, la Bce si è attrezzata a svolgere questo ruolo, ma a condizione che il governo rispetti il quadro di regole fiscali europee e ottemperi agli obblighi del Pnrr. Dunque, le costose promesse del centrodestra – ad esempio la flat tax, che costa secondo le stime tra i 30 (variante Berlusconi) e i 50 miliardi all’anno (variante Salvini) – è probabile restino sulla carta. La cancellazione della Fornero confligge con una delle Country Specific Recommendations del periodo pre-pandemia (il cui rispetto è requisito per lo sblocco dei fondi del Pnrr). Sono invece nella disponibilità del governo misure con impatto trascurabile sul bilancio dello Stato, ma di grande risonanza simbolica.

Il reddito di cittadinanza è costato 7,2 miliardi nel 2020 (meno dello 0,5% del Pil) e ha fatto uscire dalla povertà, secondo l’Istat, un milione di persone. Meloni ha dichiarato di volerlo abolire per redistribuire le spoglie al suo blocco elettorale di riferimento: i piccoli imprenditori. Questo, probabilmente, si farà.

*Direttore del Max Planck Institute

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3 replies

  1. Bastava dire che gli elettori di Salvini/Meloni “hanno una cultura media pari a quella di un bambino delle medie poco sveglio”. O, in alternativa(perché non si può credere che 15 mln di italiani siano decerebrati) è gente prevalentemente del nord, ed in prevalenza appartenente alla categoria degli imprenditori, che vuole mantenere lo status quo oppure spera nel solito condono fiscale, o ha una paura immotivata degli immigrati

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  2. Gentile @MARTELLO: il suo è proprio l’ atteggiamento che porta milioni di “decerebrati” che votavano a “sinistra” ( erano “decerebrati anche allora?” ) a votare Salvini e Meloni. E che per lo più non sono “imprenditori” ma vivono in periferie dove la “paura degli immigrati” ( o meglio di un certo tipo di immigati) non è del tutto immotivata.
    Avanti così e Salvini e Meloni avranno davanti le medesime praterie di “decerebrati” dove un tempo ormai lontrano pascolavano i “comunisti”.
    Gli “imprenditori” con i soldi sono per lo più dalla parte del PD e di Draghi: non se ne è accorto leggendo i “giornaloni” ( Sole 24 compreso…) Il potere sta ancora lì.

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  3. Più di sistema della Meloni non c’è nessuno.
    L’enorme problema italiano è dovuto al protrarsi per decenni della stupidità della propria classe dirigente e dell’imprenditoria.

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