Il Pd e i miasmi della fusione fredda Pci-Dc

In un libro di meritato successo, Niente di veroVeronica Raimo, a proposito d’una madre molto apprensiva nei confronti del figlio (di cui denuncia continuamente la scomparsa) scrive che “in quella particolare circostanza mio fratello non era ancora morto, ma ridotto […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – In un libro di meritato successo, Niente di veroVeronica Raimo, a proposito d’una madre molto apprensiva nei confronti del figlio (di cui denuncia continuamente la scomparsa) scrive che “in quella particolare circostanza mio fratello non era ancora morto, ma ridotto in fin di vita. Si trovava in un garage dopo esser stato sequestrato e torturato da aguzzini del Partito democratico. Era da poco diventato assessore alla Cultura del Terzo municipio di Roma e di tanto in tanto capitavano delle scaramucce con i colleghi di partito”. A dispetto del titolo e dello stile deliziosamente paradossale (altro termine che ricorre in famiglia) nella scena immaginata l’arte imita la vita e, riguardo al Pd, perfino al di sotto del reale. Come del resto dimostrato dalla dialettica ferina sfoderata da Albino “Rocky” Ruberti e dai pistoleri pidini nell’O.K. Corrall di Frosinone. Che la politica sia sangue mescolata con quell’altra materia lì assai prima di Rino Formica lo avevamo appreso sui banchi scolastici a proposito delle Idi di Marzo, finite come sappiamo per beghe cesariste di partito. Cattive abitudini da cui, nella comune percezione Ztl, i Dem erano e sono considerati ontologicamente immuni. Come partito dei Diritti e dunque naturalmente inclini a difendere immigrati, donne, gay e ad aiutare le vecchiette sulle strisce pedonali. Senza contare il tratto così garbato dei suoi leader più recenti, da Nicola Zingaretti a Enrico Letta, generi ideali nei sogni di qualunque mamma. Non dell’ansiosa signora Raimo, che forse qualcosa doveva aver intuito sulle turbe genetiche di un partito nato, s’è detto fino allo sfinimento, dalla fusione fredda tra l’eredità Dc e quella Pci. E che, pur tuttavia, col tempo, una qualche energia purtroppo non positiva deve averla generata soprattutto nel partito romano squassato da risse e inquinato da veleni (per non parlare di certe cointeressenze con Mafia Capitale). Tutto ciò come se nell’Urbe si fosse shakerata la parte peggiore di entrambe le pur gloriose tradizioni: le mani in pasta democristiane con l’asserita superiorità morale comunista. Comunque, a quanto sappiamo, Christian Raimo riemerse sano e salvo dal garage pd. Lo stesso non si può dire per l’ex capo di gabinetto del sindaco Gualtieri che, in mancanza di meglio, potrebbe ispirare una serie tv dal titolo: “Romanzo frusinate”, oppure: “Te devi inginocchià”.

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7 replies

  1. Non è stata fusione fredda fra democristiani e comunisti, la cosa non esistente in natura: i democristiani sono come la mitologica Medusa, se li guardi negli occhi sei (politicamente) morto e addio tradizioni e politiche diverse dal controllo del potere.

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  2. Sulla vicenda, l’unico silenzioso e’ lo sposo abbandonato sull’altare del campo largo. Non se la sente proprio di trattare il PD per quello che effettivamente è. Più lo prendono a calci in culo (vedi quanti gliene stanno tirando per i fatti siciliani), più lui gli giura eterno amore.

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  3. Bruno Fusco
    UN PO’ DI STORIA
    Quando il Movimento, nel 2018, fece il governo con la Lega, ci fu un tentativo di farlo prima con il PD, la cosa non andò in porto, anche perché il dimissionario Renzi, dopo la batosta elettorale, cazzeggiava al “me ne vado ma non adesso, e non prima che si sia formato un nuovo governo”, questo, per impedire a qualche nuovo segretario di chiudere l’accordo con il Movimento.
    Questa è la storia di quei giorni politici, e questo è Tatteo Tenzi, che ha sempre rosicato per le vittorie del Movimento, un odio che non ha mai smesso di provare, ancora oggi, che è diventato la mutanda di scorta di Calenda, attacca il Movimento di Conte e di Grillo, forse, memore di quel vaffanculo in diretta streaming, nel 2014, quando Grillo era ancora una gioia per le mie orecchie.
    Il governo con la Lega non è stato male, anzi, le più grandi riforme che questo Paese abbia mai visto si sono fatte con quel coglione di Salvini: la riforma Bonafede, lo spazzacorrotti, il RDC, il decreto dignità, Flat tax al 15% per le partite iva fino a 65mila euro di reddito, taglio pensioni d’oro, Quota cento, abolizione vitalizi, Class Action, Stop Trivelle, Eco bonus auto elettriche, Codice rosso, e inizio del taglio dei parlamentari, cosa sospesa per l’ubriacatura del coglione verde, e realizzata con il compromesso governativo con il PD.
    Alla Lega si è concessa la legittima Difesa, che non è servita ad un cazzo, e il decreto sicurezza tanto discusso, ma qualcosa dovevi pur concedere all’alleato di Governo.
    I ministri del Movimento che si sono spesi per raggiungere questi obiettivi del programma sottoscritto con la Lega sono stati: Barbara Lezzi, Danilo Toninelli, Nunzia Catalfo, Alfonso Bonafede, Giulia Grillo, Sergio Costa, Elisabetta Trenta, Riccardo Fraccaro, Alberto Bonisoli.
    In quel governo avevamo anche il sottosegretario all’editoria Vito Crimi.
    Due i Vicepresidenti del Consiglio: Luigi Di Maio e Matteo Salvini, tutti e due anche ministri, con Giorgetti a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
    Ci siamo?
    Di questi ministri del Movimento, quando si è fatto il governo con il PD, il Conte Due, si sono perse le tracce, soprattutto l’editoria, che doveva essere di pertinenza del PD, senza discussioni, non sia mai che si tagliassero i fondi a certe testate del gruppo Elkann, o rivedere certe posizioni di favore al pregiudicato, così le infrastrutture, andate alla De Micheli, e addio Toninelli, con l’applauso dei Benetton, e il lavoro, e addio alla Catalfo, che tanto aveva sperato per un salario minimo.
    E che dire su Alessandro Di Battista?
    Per amore del PD abbiamo tradito anche lui.
    Sono rimasti Bonafede e Di Maio, poi, con il Governo Draghi anche Bonafede è scomparso e Di Maio ha fatto tutto il resto, e oggi vuole un posto in prima fila dal PD.
    Il PD non avrebbe mai permesso a Toninelli di gestire le infrastrutture, capitemi, e nemmeno a Nunzia Catalfo di gestire il lavoro, la giustizia è stato un dilemma, anche per la questione Di Matteo, ma su questo Bonafede, un giorno, forse, ci saprà spiegare come sono andate le cose al DAP.
    Questo è il PD, pensa sempre ai cazzi suoi, e quando il gioco si è fatto sporco, e il lavoro di Conte in Europa ha dato un frutto di 209 miliardi di euro, ecco che gli sciacalli lo hanno fatto fuori, con l’aiuto di Di Maio, Mattarella, Berlusconi, Grillo, Letta e Tatteo Tenzi, e chi se lo aspettava?
    Questo solo per ricordare che con la Lega, nonostante tutto, il Movimento è riuscito a fare delle cose impensabili, mentre con il PD solo cazzi amari, e con Draghi ci abbiamo rimesso anche le mutande, si può dire del taglio dei parlamentari portato a termine, ma la cosa è stata voluta dagli italiani, non certo per benevolenza del PD e nemmeno della Lega, seppur la questione fosse già incardinata.
    Cosa ci aspetta in futuro?
    Ognuno ha la propria idea, a me non sono dispiaciuti Toninelli, Catalfo, Lezzi, Costa, Fraccaro, mi auguro che i prossimi latori delle istanze stellate siano rispettosi del voto che la gente gli affiderà, vorrei essere ottimista, ma la storia è scritta, e il PD è sempre quello, cambierà il segretario? Dipende dal risultato elettorale, anche avvenisse un cambio di segretario, Letta non è diverso da Renzi, anzi, farebbe uguale a lui per impedire un accordo…, forse alcune cose si possono ancora fare, magari con chi meno te lo aspetti, tanto abbiamo visto di tutto, la legge elettorale è questa e tutto è possibile, e chi si scandalizza ancora è solo perché non ha memoria.

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  4. Albino “Rocky” Ruberti figlio di un rettore di Sapienza.
    Ma vi rendete conto? Hanno avuto tutto dalla vita e riescono comunque a far rivoltare i padri nelle tombe.

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