Non c’è limite al seggio

Amendola, Morani e gli altri: gli “impavidi” che corrono nel Pd. Candidati in collegi in cui i sondaggi li danno per spacciati contro la destra, diversi esponenti dem hanno accettato lo stesso la sfida, non senza lamentele e ripensamenti. Cirinnà, Morani, Amendola, Sensi e Fiano correranno ugualmente. Nonostante si siano sentiti “traditi” da Letta.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Dopo le lagnanze iniziali, alla fine hanno accettato la candidatura. Chi per spirito di servizio, chi con intento gladiatorio, nel Partito democratico si sono materializzati gli “impavidi”: quei candidati che sanno di andare incontro a una più che probabile mancata elezione, ma che alla fine non si sono tirati indietro. Nonostante alcuni in un primo momento avessero pensato di declinare l’offerta, tutt’altro che ghiotta, spargendo il veleno delle polemiche contro il segretario, Enrico Letta. Certo, ha influito eccome la pressione dell’opinione pubblica, molto critica sulle dichiarazioni tipo «non sono eleggibile, quindi non corro». Il ragionamento è stato espresso a chiare lettere, in un’intervista a La Stampa, da uno dei golden boy di Letta, Paolo Romano, 26 anni, assessore municipale a Milano e candidato in un collegio uninominale in Lombardia che lo vede nettamente sfavorito: «Rinunciare a una candidatura solo perché non eleggibile è il contrario di quello che è per me la sinistra».

Cirinnà esagerata: «Combatterò questa battaglia come l’ultimo dei gladiatori»

Il caso emblematico è stato quella della senatrice Monica Cirinnà, inserita nel collegio uninominale Lazio 4, dove non ha quasi chance di affermazione. Aveva convocato una conferenza stampa per annunciare la rinuncia, poi è stata inondata di proteste sui social e non solo. Così ci ha ripensato: «Ho deciso di non rifiutare la candidatura nella fossa dei leoni. In tanti mi hanno chiesto di ripensarci e allora combatterò questa battaglia come l’ultimo dei gladiatori», ha dichiarato.

Cirinnà fa dietrofront: «Schiaffo dal Pd ma mi candido». La senatrice accetta la candidatura nell'ostico collegio Roma 4 e attacca Letta

La Morani sbatte la porta, dopo 24 ore ci ripensa: «Non mi spavento»

Una parabola simile a quella della deputata uscente, Alessia Morani, un tempo volto del renzismo duro e puro. Dopo la composizione delle liste, era stata durissima con i vertici nazionali, non era intenzionata a mandare giù un simile affronto: «A mia insaputa, il mio partito ha deciso di assegnarmi il collegio uninominale di Pesaro e un terzo posto nel proporzionale. Ho comunicato al mio partito che non intendo accettare queste candidature», ha commentato il 16 agosto sulla sua pagina Facebook. Si stava già pensando a come rimpiazzarla. Tuttavia, esattamente 24 ore dopo, è maturato il ripensamento, anche in questo caso dietro la spinta social e ai messaggi diretti che le sono stati inviati da dirigenti e militanti. «Sono una che combatte e non si spaventa di fronte alle battaglie difficili. Sono, perciò, a disposizione della nostra comunità politica», ha messo nero su bianco Morani. Quindi ha sottoscritto la candidatura con tanto di post in cui si mostrava in auto per andare ad apporre la firma ufficiale.

Amendola, declassato, non molla: «Come sempre, con disciplina e serietà»

Il sottosegretario agli Affari europei, Vincenzo Amendola, è stato l’ultimo in ordine cronologico a sciogliere la riserva. A lui, nonostante lo standing internazionale, è stato riservato il terzo posto in lista nel collegio di Napoli al Senato, dietro al ministro della Cultura, Dario Franceschini, e a Valeria Valente, candidata anche in Puglia. È stato uno choc, perché è oggettivamente difficile che possa scattare il seggio per Amendola, a meno che non arrivino risultati inimmaginabili. Una situazione impensabile per uno dei big del partito, indicato come il collante con l’Unione europea. Per questo in molti avevano previsto che declinasse la proposta, lasciando spazio ad altri. Alla fine ha prevalso la logica di unità del partito. «La mia è una candidatura di servizio, per rispetto degli elettori e militanti del Partito democratico, che hanno sostenuto il lavoro svolto in Europa in questi anni. Come sempre, con disciplina e serietà», ha scritto sui social, senza celare troppo il malumore.

Sensi, l’ex portavoce di Renzi: «Provo a rendere meno impossibile l’impossibile»

Il deputato uscente Filippo Sensi, invece, non ha sollevato alcuna polemica di fronte alla candidatura nel collegio uninominale nel Lazio e nel plurinominale Lazio 2 al Senato. L’ex portavoce di Matteo Renzi ha anzi ha accettato la sfida, sfoderando il vernacolo romanesco, in sintonia con il territorio in cui dovrà cercare voti: «Dice ma ndo vai. Dice lassa perde. Dice, dice. Però poi uno prova a farlo. E a rendere meno impossibile l’impossibile».

Fiano a Sesto San Giovanni: «Sondaggi e proiezioni da ribaltare»

Meno dialettale, ma altrettanto determinato è stato Emanuele Fiano, collocato nel collegio uninominale di Sesto San Giovanni, un tempo la Stalingrado d’Italia, ma in cui oggi viene considerata pressoché certa la vittoria del centrodestra. Non proprio il massimo per un profilo che in molti davanti per blindato. Eppure «mi batterò con tutta la mia forza, per ribaltare quei sondaggi e quelle proiezioni», ha commentato Fiano. E in fondo con una consapevolezza: aver poco da perdere.

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5 replies

  1. Come ho gia’ scritto, ho comprato un quintale di popcorn che sgranocchiero’ dal 25 sera:
    molti di questi tizi pidioti (Letta in primis) sanno che perderanno… ma ancora non hanno un’idea precisa del treno che gli sta arrivando in faccia a 250 km/h…

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  2. “Tentar non nuoce” dice la voce agli espunti sedicenti gladiatori combattenti mai pronti alla resa neppur di fronte all’evidenza che li vede destinati alla mattanza e presto vinti senza onore ma si sa che la speranza è l’ultima a mollare e allora non si può mai sapere e la si va a tentare prima di morire…altro che altre son le motivazioni!

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  3. Sti morti di fama ! Nun je basta mai ! Speriamo siano tutti trombati e che nemmeno la famiglia osi votarli !hanno tutti a cuore il paese .. hahahah !!

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  4. Ognuno candida chi vuole. Basta non votarli. E mi pare che le qualità di tanti “nominati” facilitino la cosa.

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