Cari leader, sapete che in Libia Italia e Russia sono avversarie?

La guerra in Ucraina ha trasformato l’Italia e la Russia in Stati nemici. Questa inimicizia impone ai partiti italiani di seguire, con molta attenzione, i movimenti della Russia nel Mediterraneo, dove si concentrano i principali interessi nazionali dell’Italia. […]

(di Alessandro Orsini – Il Fatto Quotidiano) – La guerra in Ucraina ha trasformato l’Italia e la Russia in Stati nemici. Questa inimicizia impone ai partiti italiani di seguire, con molta attenzione, i movimenti della Russia nel Mediterraneo, dove si concentrano i principali interessi nazionali dell’Italia. La condizione ideale per il nostro Paese è una situazione in cui la Russia sia assente ovunque l’Italia sia presente. Così, ad esempio, se l’Italia investe in Algeria, l’ottimo politico è che la Russia investa altrove. Ebbene, Putin sta investendo nel Paese più importante per l’Italia, la Libia, dove vanta una presenza strategica di lunga data. Come se non bastasse, l’Italia e la Russia sono su fronti contrapposti: Putin appoggia la fazione di Tobruk, nemica del governo di Tripoli, sostenuto dall’Italia. Fino all’invasione dell’Ucraina, questo vivere su opposte barricate era un problema serio, che l’Italia ha gestito alla meno peggio anche in virtù dei suoi buoni rapporti con la Russia. Nell’aprile 2019, Putin ha appoggiato l’assedio del generale Haftar contro la città di Tripoli: una decisione che l’Italia ha dovuto ingoiare amaramente. Ma poi l’intervento della Turchia al fianco di Tripoli ha fatto arretrare Haftar e, nell’ottobre 2021, si è giunti a un cessate il fuoco che non ha modificato lo schema di fondo: Roma con Tripoli e Mosca con Tobruk. Una delle ambizioni di Putin in Libia è di accedere al porto di Bengazi che consentirebbe alle sue navi di stazionare davanti alle basi della Nato. Gheddafi aveva dato alla flotta russa un simile permesso, ma fu rovesciato dalla Nato scatenando le ire di Putin che si era opposto all’intervento militare occidentale. Se la Russia desiderava mettere le mani su un porto della Libia prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, figuriamoci adesso. L’Italia ha dovuto piegare più volte la testa in Libia al cospetto di Putin. Le elezioni previste per il 25 dicembre 2021 non si sono svolte. Draghi le voleva fortemente, mentre Putin, timoroso che il risultato avrebbe danneggiato gli interessi della Russia, non le voleva affatto. Non possiamo riassumere in questa sede gli eventi principali degli ultimi mesi. Ci limitiamo a segnalare che, il 20 giugno 2022, l’Onu ha fallito nel suo tentativo di mediazione tra le parti rivali riunite al Cairo dal 12 al 19 giugno. La Libia continua ad avere due governi rivali, e l’Italia e la Russia continuano a essere su fronti opposti.

La domanda che vorremmo porre ai candidati premier è la seguente: “Siete consapevoli che la Libia potrebbe precipitare in una nuova guerra civile, con l’Italia dalla parte di Tripoli e la Russia dalla parte di Tobruk?”. La guerra in Ucraina ha reso lo scenario libico molto più pericoloso per l’Italia. È stupefacente che il tema della penetrazione della Russia in Libia sia assente nel dibattito italiano. Senza considerare che un’eventuale ripresa del conflitto potrebbe spingere gli americani a intervenire per danneggiare la Russia a due passi dalla Sicilia. Trump scelse di tenersi fuori dalla Libia, ma è difficile immaginare che Biden non si lancerebbe nella mischia se ne avesse l’occasione. Si fa un gran parlare di un ritorno alla guerra fredda. Immaginiamo che sia vero: quali sarebbero le conseguenze? Una di queste sarebbe la ripresa delle guerre per procura. Gli Stati Uniti e la Russia, non potendosi attaccare tra di loro, devastano interi Paesi alimentando i conflitti dall’esterno invece di placarli. È esattamente ciò che accade in Ucraina. La possibilità che possa accadere anche in Libia dovrebbe spingere l’Italia a lanciare una forte iniziativa per la pace in quel Paese. A volte si ha l’impressione che i partiti italiani siano impreparati sulla Libia come lo erano sul Donbass. Che non vogliano parlare della guerra in Ucraina è chiaro. Potrebbero almeno pronunciarsi sulla crisi in Libia e comunicarci i loro piani.

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4 replies

  1. “Se in Europa il dibattito sul sostegno alla guerra resta debole e si può dire che sul piano degli interessi nazionali stenta a decollare, negli Stati Uniti si intensificano le critiche e i dubbi circa la credibilità del governo ucraino e del presidente Volodymyr Zelensky mentre sempre più spesso viene evidenziato come l’Ucraina non incarni certo quei valori di libertà e democrazia che l’Occidente si vanta di voler difendere.”
    Così inizia un editoriale a firma G. Gaiani su Analisi Difesa.
    https://www.analisidifesa.it/2022/08/se-negli-usa-la-causa-ucraina-e-zelensky-perdono-appeal/.
    Forse quello che affermava Orsini non era poi così sbagliato.

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  2. “Siete consapevoli… ecc. ecc.”
    La risposta dei nostri pollitici guerrafondai sarà che basterà vincere in Ucraina per risolvere il problema.

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