Vita quotidiana di un cinghiale a Roma Nord

Dall’Insugherata, di prima mattina, si muove alle spalle della caserma della Marina per cercare cibo nei cassonetti vicini. Esce solo per mangiare. È attaccato ai valori della famiglia tradizionale. Ama l’ordine e la tranquillità, anche se spesso si ciba di immondizia […]

(DI VINCENZO BISBIGLIA – Il Fatto Quotidiano) – Esce solo per mangiare. È attaccato ai valori della famiglia tradizionale. Ama l’ordine e la tranquillità, anche se spesso si ciba di immondizia. Si muove (anche) in gruppo ma invoca la privacy. E poi odia il caldo.

Non è l’identikit del nuovo leader della destra radicale, ma quello di uno dei principali protagonisti dei bestiari social degli ultimi anni: il cinghiale, incarnazione di paure borghesi e motivo di derisione oltre i confini dell’impero.

Stare tutta una giornata insieme a un ungulato, seguirlo, essere quanto basta (e quanto si riesce…) invadente rispetto ai suoi spazi, porta una prima conoscenza diversa dal solito “buongiorno e buonasera”, anche se non va mai via quella diffidenza tra vicini sospettosi che caratterizza anche gli esseri umani.

Certo, il cinghiale di Roma nord è abituato ai riflettori. Ha scelto gli eleganti quartieri che si adagiano sulla via Cassia per prendere casa (o tana?) sfruttando le aree verdi del Parco dell’Insugherata e una raccolta dei rifiuti stradali quasi sempre insufficiente. È vicino più o meno gradito di vip, presentatori, attori, imprenditori, star della tv, giornalisti famosi e direttori di quotidiani. Pure di Max Pezzali, noto cantautore lombardo, che qualche anno fa gli dedicò anche una canzone.

Proprio in questi luoghi, il pasto più o meno quotidiano degli ungulati diventa la monnezza gourmet lasciata sui marciapiedi dagli abitanti delle opulente ville che negli anni – costruite chissà grazie a quali autorizzazioni – hanno invaso il Parco naturale (e protetto).

Il nostro “amico cinghiale” in realtà è una lei, abita all’Acquatraversa, quartiere incastonato tra Delle Vittorie e Tomba di Nerone. L’abbiamo ribattezzata Mamo (da Mamoswine, il pokémon cinghiale: gli amanti dell’anime apprezzeranno). Abbiamo provato a seguirla sin dal mattino, quando è ora di colazione e Mamo esce dalla fitta boscaglia dell’Insugherata, alle spalle della caserma della Marina Militare, per andare a cercare da mangiare. E il cibo, si sa, in assenza evidente di interessi comuni, è un universale lubrificante sociale. Così tentiamo la carta del comfort-food e offriamo a Mamo un’intera bustina di croccantini ripieni, una cosa che solitamente manda in estasi i gatti da divano. La mossa è indovinata: dopo aver rovesciato a terra la bustina ed esserci allontananti, Moma assaggia il cibo e richiama quattro cuccioli nascosti dietro la siepe, che corrono attorno alla mamma per mangiare anche loro.

Non è bastata la lauta colazione però per conquistarsi la fiducia di mamma cinghiale. Mamo decide di allontanarsi insieme ai suoi cuccioli (senza nemmeno salutare) e più velocemente di quanto si possa immaginare va a nascondersi dietro un cespuglio del parco, dileguandosi nel giro di pochi secondi. Abbiamo anche provato a richiamarla – i croccantini erano finiti – inoltrandoci nella boscaglia incolta dell’Insugherata, ma gli anfratti erano a dir poco inaccessibili.

“Fanno sempre così, finché gli servi per mangiare ti danno confidenza, poi appena non hai più nulla per loro ti voltano le spalle e se la danno a gambe”, ci dice, tra il serio e il faceto, un residente della zona, che aggiunge: “Ci sarà un motivo se la gente a casa ha cani e gatti e non cinghiali”. Difficile contraddirlo. D’altronde ultimamente anche per gli ungulati di Roma nord è vita dura e il pericolo è sempre in agguato: l’epidemia di peste suina registrata nel Lazio ha giustificato gli abbattimenti e da qualche settimana gli “accalappia-cinghiali” girano nel tentativo di catturare e sopprimere questi animali.

Ma torniamo a Mamo e ai suoi cuccioli.

La scrofa – stavolta da sola – si rifà viva intorno alle 13. Guarda caso all’ora di pranzo. Stavolta i croccantini non possono bastare. Mamma cinghiale sembra piuttosto arrabbiata, cerchiamo di starle lontano per non darle troppo fastidio. Vediamo Mamo incamminarsi a passo svelto verso i cassonetti di via Acqua Traversa in direzione via Sestriere. Qui si avvicina ad alcuni sacchetti lasciati fuori dai bidoni vuoti. La scrofa azzanna uno dei sacchi neri, prova ad aprirlo ma non ci riesce. Poi annusa cartoni e altri sacchi lasciati a terra, si gira dall’altra parte e torna indietro: quasi una corsa, fino a rientrare nell’anfratto tra i cespugli da dove era uscita.

“Io sono una fan di questo cinghiale – ci racconta Laura, 20 anni, che abita in via Val Gardena e viene qui ogni giorno a correre – Abbiamo imparato a conoscere questi animali, più che altro bisogna stare attenti con le macchine, perché il rischio è di trovarseli davanti e di farsi male, sia noi che ovviamente loro”.

Per tutto il resto delle ore passate ad attenderla, Mamo non uscirà dal proprio nascondiglio. Né lei né i suoi cuccioli. C’è però un episodio che vale la pena citare per completare la cronaca della giornata tipo dell’ungulato. Ce lo racconta Ilaria, una residente di Acquatraversa. “Qualche settimana fa, intorno alle 21.30, ho visto almeno una trentina di cinghiali uscire proprio dai giardini dell’Insugherata – racconta – c’erano due-tre famigliole, mamma, papà e cuccioli, e altri che li seguivano. Sembravano non finire più, come in alcune strade di campagna quando attraversa il gregge di pecore. Un po’ ci siamo spaventati, ma non ci hanno aggrediti. Sembravano calmi. Si dirigevano verso Cortina d’Ampezzo”. Chissà, ci piace pensare che anche Mamo, dopo una giornata a badare ai cuccioli e a trovare cibo per sfamare sé e la sua famiglia, sia uscita in gruppo con le altre famigliole, come a quell’ora, d’estate, fanno tante famiglie umane per andare a prendersi un gelato dopo cena o farsi una chiacchierata al fresco.

Categorie:Cronaca, Interno, Roma

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3 replies

  1. Certo il Fatto quotidiano è esilarante. Quando c’era Virginia Raggi articoli come questo li vedevi col telescopio. In fondo è questa la differenza tra un giornale serio che racconta i fatti per come sono e un manifesto elettorale raccatta gonzi.

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  2. E io ero uno che criticava altri giornali che quando Virginia Raggi era sindaco, sembrava ci fosse l’apocalisse. I cinghiali c’erano prima e ci sono adesso. La zozzeria idem

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  3. Basterebbe eliminare la frazione umida provvedendo a raccolta più frequente, cassonetti con chiusura a incastro e a monte evitando sprechi alimentari: cari romani, comprate meno, buttate meno e i cinghiali se ne andranno.

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