L’appello alla “responsabilità”

(Andrea Zhok) – Ieri mi è capitato di ascoltare buona parte del dibattito parlamentare con le dichiarazioni prima del voto di fiducia.

Quello che colpiva nel succedersi degli interventi – incluso quello di “opposizione” di FdI – era il constante appello alla “RESPONSABILITA'”.

La parola magica, la soluzione ricorrente, il fulcro nella retorica stantia di questi interventi era “responsabilità”.

Ho sentito reiterati riferimenti alla “responsabilità” nei confronti della pandemia (su cui tutti si sono scambiati grandi medaglie reciproche).

Si sono sprecati riferimenti alla “responsabilità” rispetto alla guerra in Ucraina.

E naturalmente ritornava continuamente il refrain dell’appello alla “responsabilità” nei confronti del governo Draghi.

Già, la responsabilità.

Credo che oramai si possa trarre una conclusione sulla funzione assunta nel tempo da questa parola nella politica italiana.

“Responsabilità” è quella cosa cui si fa appello quando si vogliono tradire le promesse fatte agli elettori, cestinare i valori proclamati, fare un falò delle dichiarazioni solenni, mandare al macero i principi inflessibili.

La “responsabilità” è qui diventata un modo per poter dire, “So che avevo detto di fare X, ma capite, per “responsabilità” devo fare il suo opposto.”

La “responsabilità” è diventata la scorciatoia a buon prezzo per ogni tradimento dell’onestà e della coerenza.

E così, è nel nome della “responsabilità” che, dopo aver sfiancato anche i buoi a colpi di proclami libertari e antidiscriminatori questi personaggi sono riusciti serenamente a mettere in piedi il più rigido e stupido sistema di discriminazione “sanitaria” al mondo (il celebre Green Pass).

E’ così, nel nome della “responsabilità”, che dopo aver partecipato come photo opportunity a tutte le marce pacifiste del globo questi personaggi hanno potuto, senza batter ciglio, mandare milionate di armi a un paese belligerante senza fare niente per favorire la pace, né prima né dopo lo scoppio della guerra.

(Ed è sempre nel nome della “responsabilità” che ora abbiamo tecnologia militare italiana in Ucraina, mentre mancano Canadair per spegnere gli incendi in Italia).

Ed è così, sempre nel nome della “responsabilità”, che dopo essersi dichiarati in ogni sede, ogni giorno, “dalla parte dei lavoratori” e “difensori delle piccole imprese”, questi personaggi hanno prima consegnato la popolazione italiana a sistemi di ricatto internazionale che l’hanno spolpata con l'”Austerity”, poi l’hanno chiusa agli arresti domiciliari (con i ristori più esigui d’Europa), e infine la stanno impiccando sull’altare della “lealtà atlantica” distruggendo tutto ciò che resta della struttura lavorativa ed industriale del paese (per “aiutare l’Ucraina” stiamo distruggendo sia l’Italia che l’Ucraina).

A questo quadro mancano solo gli attestati di responsabilità degli Unni e delle cavallette.

Se questi sono i responsabili, ridateci i populisti.

2 replies

  1. Responsabilità ha un doppio significato: sia serietà che colpevolezza.

    Toccherebbe iniziare a intenderla (per chi la usa ogni cinque minuti) nel secondo significato.

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